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Il “tempo delle cicale”, per i cittadini pugliesi, non c’è mai stato

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Finalmente se n’è accorto anche il governatore della Regione Puglia che è finito il tempo di utilizzare le risorse economiche dei contribuenti per “scialare”. Nessuno, in realtà, pare aver notato che ci sia stato un tempo delle cicale per i cittadini pugliesi. Quello di “scialare” è un privilegio che è stato concesso a pochi. E, tra questi, a tanti amministratori che non si sono certamente ritratti dal fare delle Istituzioni e del territorio pugliese un mezzo da utilizzare sia per accelerare le carriere politiche sia per alimentare gli affari privati, come più volte la stessa magistratura, seppur lacunosa nel fare piena luce su fatti e circostanze, ha via via rilevato.

Quella che dice di voler percorrere il tragitto che va dalla spensieratezza delle cicale all’impegno per la parsimonia delle formiche, però, è la stessa giunta che governa la Puglia dal 2004. E’ quella che ha visto i giovani emigrare, le fabbriche chiudere, l’agricoltura abbandonata, i politici usare le risorse pubbliche per rafforzare il proprio insediamento politico sul territorio. E’ la stessa maggioranza, con lo stesso governatore, che ora si ripresenta per annunciare le linee programmatiche per il 2012 e che dice, in piena consapevolezza della menzogna, di non voler mettere le mani in tasca ai cittadini. Dalla mortificazione del territorio, ferito dall’incuria e dagli insediamenti di pale eoliche che ne hanno violato l’originale bellezza, alla indifferenza verso i giovani, gli anziani, i malati, verso l’impresa ed il lavoro. E’ questo, in sintesi, il bilancio degli ultimi sette anni.

L’era Vendola dovrà finire per rivedere rinascere la Puglia. In poco tempo, il “poeta” pugliese ha trasformato la Regione da una fucina fervida di iniziative, da cui aver modo di partire per sviluppare lavoro e per dare esito alla domanda dei giovani, ad un arido deserto di promesse mancate e di speranze disperse. In così poco tempo è stata resa arida, per ignoranza, per indifferenza, per cinismo e per trasporto ideologico, una terra su cui erano già stati piantati i semi del nuovo raccolto. Per il 2012, però, ai cittadini pugliesi, nonostante i fallimenti, senza soluzione di continuità con il passato, arrivano promesse e nuovi impegni, come se una stessa scena possa rappresentare l’immagine sia di una terra splendida per storia, arte, paesaggio e prodotti tipici e sia quella dei servizi degradati, delle risposte insufficienti, del lavoro precario, delle truffe e dei costi onerosi.

Il Presidente Vendola è un Giano Bifronte che guarda sia alla sua poltrona di governatore sia fuori dei confini regionali, promettendo al resto del Paese la stessa immagine “poetica” della politica delle “chiacchiere”, mentre per il presente ai pugliesi, puntuale come l’oste, presenta il conto da pagare. Ogni anno è sempre la stessa storia, ma come si diceva un tempo, quando il Banco di Napoli gestiva nelle nostre città meridionali il Monte dei Pegni: "Chiacchiere e tabacchere e' lignamm o' Banco 'e Napule nun ne 'mpegna!" (Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non ne impegna). Tante, tantissime chiacchiere di cui Vendola è maestro ma lo “spread” tra le sue parole e i suoi fatti, per usare un’espressione di moda e a lui cara, invece di ridursi si allarga sempre di più. Nonostante le affermazioni contrarie, sono anni che la Regione mette le mani in tasca ai cittadini pugliesi e la Puglia è la più cara d’Italia. I maggiori costi, gli sprechi e i buchi della sanità sono pagati dai suoi cittadini.

Vendola e il suo assessore non dicono che in Puglia si pagano, nell'ordine: 0,25 cent/lt in più di accise sui carburanti (per autotrazione e per riscaldamento); un’addizionale IRAP sul valore della produzione netta delle imprese (molte sono in difficoltà per la crisi dei mercati e per mancanza di liquidità) del 4,82%; un addizionale sull’ Irpef dell’1,53%, o dell’1,73, sui redditi a seconda che questi siano, rispettivamente, inferiori o superiori a 28 mila euro. A tutto questo si aggiungono i ticket sanitari sulle analisi, sui farmaci e sulle ricette (un euro a ricetta) e si estende il taglio della fascia di esenzione, allargandosi ai portatori di patologie invalidanti.

I tempi non consentono di “scialare”, questo è vero. Le difficoltà del Paese sono oggettive. Il debito sovrano dovrà imporci un taglio netto con le cattive abitudini del passato. I costi sono importanti e andrebbero tagliati laddove sia possibile farlo. In questa realtà sarebbe stato più opportuno alleggerire, ove possibile, l’onere che ricade sulle fasce più deboli. Ma non sembra sia questa la logica che ispira il bilancio di previsione 2012 per la Puglia. Nessun taglio alle spese di gestione, nessun taglio agli organici, né al numero dei dirigenti, nessun taglio alle spese di rappresentanza e di pubblicità istituzionale, nessun taglio all’effimero (tanto), né alle spese correnti e nessun programma di tagli alle sponsorizzazioni e ai contributi. In sostanza, non è cambiato niente rispetto al recente passato.

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