Il terzo tempo della Repubblica tra giovani, lavoro e immigrazione

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Il terzo tempo della Repubblica tra giovani, lavoro e immigrazione

28 Luglio 2014

In politica va bene tutto (o quasi): le aperture a scoppio ritardato, la trattativa permanente, le indiscrezioni magari pilotate, i patti fatti e sfatti, i retroscena polemici e il rincorrersi di cinguettii. E’ il film delle riforme con l’atteso sequel sulla legge elettorale, vicende che vanno affrontate e risolte dopo anni di sfinimento. Ma se vogliamo essere davvero realisti non si può credere che la politica si esaurisca solo in questo: il rischio e’ di finire scollegati dai bisogni e dai desideri dei cittadini. Occorre guardare invece a una dimensione più grande, che tenga dentro alleanze, posizionamenti, nuove regole del gioco, ma ne ridimensioni peso e portata rispetto ad alcune questioni chiave che caratterizzano la nostra epoca ed entrano di prepotenza nella vita di ognuno di noi.

E’ indubbio, per esempio, che le "nuove" generazioni stanno scontando sulla propria pelle la crisi della società affluente, seguita a decenni di benessere, tutele e sicurezze acquisite dai padri e scaricate sulle spalle dei figli, in un contesto dove la vecchia Europa segna il passo nella competizione generata dal globalismo economico, appesantita com’è da un alto debito pubblico e dalla bassa crescita. Quando giovani e meno giovani sognano solo di andarsene, non per tornare a casa dopo aver fatto esperienze all’estero ma per restarci non sopportando più la mancanza di opportunità nel nostro Paese, andrebbero perlomeno chiarite le responsabilità della disfatta.

Come pure e’ miope credere che saranno sufficienti i respingimenti per risolvere l’enorme problema delle migrazioni di massa del nostro tempo, dimenticando gli errori commessi proprio dall’Occidente che ha abbandonato le primavere arabe alla vandea islamista e alla infinita guerriglia degli "stati falliti".

Si tratta allora di ragionare in termini di interesse generale superando la dicotomia tra destra e sinistra, attraverso soluzioni capaci di perseguire il bene comune alla faccia dei rispettivi orticelli. Con la sua lettera ai senatori, Matteo Renzi sembra andare ancora una volta in questa direzione, scrivendo che occorre restituire "dignità alla parola politica". Renzi si propone come il leader di quel ‘partito della Nazione’ capace di oltrepassare gli steccati ideologici e le vecchie rendite di posizione, della sinistra certo ma anche di un centrodestra che non ha più una leadership carismatica e al suo interno appare diviso sulle risposte da dare alla crisi istituzionale ed economica. 

Ma non si può pensare che il Pd possa fare tutto da solo. Sulle sfide che abbiamo elencato, lavoro, giovani, immigrazione, occorre una forte proposta liberal-democratica, capace di essere competitiva con i suoi leader, le sue ricette, la sua visione della modernità e della tradizione. C’è già chi sta lavorando per ricostruire una forza che nella Terza Repubblica sia in grado di interpretare una seria alternativa alla sinistra riformista, facendo nello stesso tempo da argine ai populismi di diversa fattura. Ma per riconquistare i voti delusi, fuggiti o rimasti a casa, non e’ importante dire con chi stai quanto il buonsenso delle risposte: la speranza del cambiamento deve concretizzarsi.