Il “tesoretto” di Equitalia diamolo ai terremotati

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Il “tesoretto” di Equitalia diamolo ai terremotati

17 Agosto 2017

E’ stata una toccata e fuga quella del prudente Gentiloni ad Arquata del Tronto, uno dei borghi marchigiani colpiti dal sisma che quasi un anno fa devastò il Centro Italia. Una visita durata relativamente poco, quella del presidente del consiglio, atterrato in elicottero e ripartito subito dopo aver inaugurato un secondo lotto di “casette” prefabbricate per i terremotati, le prime e per adesso uniche casette giunte in uno dei comuni della Regione colpiti dal sisma. 

Tutto questo dopo che il sindaco di Amatrice, Pirozzi, aveva inchiodato il premier e il suo governo alle sue responsabilità, denunciando ancora una volta ritardi, inadempienze e complicazioni burocratiche ma soprattutto fiscali nelle agevolazioni previste per chi, cittadini e imprenditori, ha perso tutto o quasi dopo il terremoto

Insomma, la visita ad Arquata, che per Gentiloni doveva essere una occasione per esprimere vicinanza a quelle popolazioni, ha rischiato e ancora rischia seriamente di trasformarsi in una resa dei conti con gli amministratori locali. Al momento del suo insediamento, Gentiloni aveva promesso di mettere la ricostruzione delle aree terremotate ai primi posti della sua agenda di governo ma, come emerge con sempre maggiore chiarezza, le “casette” nelle zone terremotate arrivano con il contagocce e soprattutto ci sono intere aree dove bisogna ancora vedersela con la rimozione delle macerie (da Amatrice a Norcia sono stati rimossi, pare, solo il 6% dei detriti). 

“Ci hanno preso in giro”, ha detto Pirozzi parlando delle agevolazioni fiscali previste dal governo e a poco valgono le rassicurazioni del commissario Errani, visto che lo stesso Errani ha dovuto precisare che l’Italia dovrà comunque fare i conti con i limiti imposti dalla Ue. A quanto pare non riusciremo a battere i pugni sul tavolo a Bruxelles neanche per la ricostruzione, o meglio per mantenere la promessa della no tax area nelle zone colpite dal sisma. “Leggo sulla stampa che il problema è il limite ‘de minimis’ dell’Unione Europea, ma non è così,” ha spiegato Pirozzi. 

“Il ‘de minimis è un regolamento dell’Unione Europea che dice che un’impresa, nell’arco di 3 anni, non può usufruire di agevolazioni per importo superiore ai 200mila euro. Mentre quello che io ho contestato è che nel Decreto terremoto, e la circolare del Mise lo spiega bene all’articolo 10, si aggiunge un vincolo, ossia si stabilisce che una impresa potrà usufruire della esenzione di tasse e contributi ‘spalmando’ in tre anni l’importo a cui ha diritto anche se trattasi, ad esempio, di soli 10mila euro”, prosegue il sindaco di Amatrice. 

“Quindi l’impresa non potrà usufruire del 100% dell’esenzione fiscale e contributiva nell’anno fiscale di riferimento ma dovrà spalmarla per il 39% nel 2017, per il 33% nel 2018, e per il 28% nel 2019. Mi auguro che nelle prossime ore ci si adoperi per un ‘ravvedimento operoso’ che permetta alle nostre imprese di usufruire del 100% dell’esenzione nel 2017, e del 100% nel 2018”.

Del resto si era già intuito qual era l’andazzo nell’inverno scorso, quando l’attenzione e i riflettori della stampa si concentrarono tutti, logicamente, sulla strage di Rigopiano, tralasciando il disastro che si verificava intorno: la mancanza di ricoveri per gli animali, l’abbandono in cui era lasciata la popolazione di fronte alla prevedibilissima ondata di gelo, il disfacimento del tessuto produttivo e dell’economia locale. Per cui non si capisce con che coraggio oggi la classe dirigente del Pd, al governo e nel partito di maggioranza, venga ancora a farci lezioni sulla ricostruzione quando in materia fino adesso ha fallito su tutta la linea. 

L’attuale responsabile della ricostruzione per il Pd, la senatrice Barbara Pezzopane, è la stessa che insieme al sindaco dell’Aquila, Cialente, aveva lanciato strali e accuse contro il governo Berlusconi e il modello della ricostruzione di Bertolaso in Abruzzo – addirittura si disse che il Cavaliere voleva “deportare” i cittadini abruzzesi nelle “new town” – mentre adesso sembra che tutto vada bene, che non ci sia nulla da eccepire, se non fosse che alle ultime elezioni gli elettori Cialente lo hanno rimandato volentieri a casa. Così come colpisce leggere titoli di giornali non certo vicini al Centrodestra che danno voce ai sindaci abruzzesi, i quali rimpiangono la gestione Bertolaso, a differenza della colpevole lentezza e delle pastoie burocratiche di oggi. 

“Casette” insufficienti, macerie in bella vista, agevolazioni fiscali che sono una mezza bufala: questi sono i risultati della sinistra di governo.

Eppure un modo ci sarebbe per dare una sterzata alla ricostruzione nel Centro Italia e farla ripartire nel modo giusto. Raccontano le cronache economiche e finanziarie che il governo potrebbe avere presto a disposizione un tesoretto frutto del condono offerto ai contribuenti nei guai con Equitalia.Perché non utilizzarli per la ricostruzione? Invece di tutto si sente parlare, di giovani, agevolazioni e taglio al costo del lavoro sempre per i giovani, eccetto che delle urgenze nelle aree terremotate.

Che poi è il solito ritornello delle politiche economiche di sinistra, il tassa e spendi di cui è stato maestro Renzi, una strategia fatta soprattutto di promesse e regalie – come dimenticare gli 80 euro – strombazzata e che sentiremo propagandare sempre più spesso ora che si avvicina la data del voto. Ma al posto di spendere e spandere in una serie di misure pre-elettorali, se decidessimo di investire le risorse disponibili nella ricostruzione non sarebbe una scelta più lungimirante? 

Il governo non teme di abbandonare una parte dell’Italia a una depressione umana, sociale ed economica senza precedenti? Dunque cosa stiamo aspettando ad impegnare le risorse a disposizione? Noi lanciamo la nostra modesta proposta, al governo, ma soprattutto agli amministratori locali delle zone terremotate.