Il Tg1 di Riotta e di Governo
22 Maggio 2008
Non ha perso tempo, il TG1: per il primo Consiglio dei Ministri del nuovo Governo, il telegiornale guidato da Gianni Riotta c’è, eccome se c’è. Sembrava che nella giornata di ieri la notizia del rapimento di due volontari italiani in Somalia dovesse oscurare gli avvenimenti napoletani; ma il rischio è durato pochissimo, giusto il tempo di avere notizie dei due rapiti. Le edizioni diurne del notiziario, dopo aver dato conto del fatto, passano dunque all’ampia pagina politica, tutta all’insegna della “speranza”: percepibile nei sunti giornalistici sui provvedimenti annunciati dall’esecutivo, nei resoconti sulle prime reazioni dell’opposizione, nelle interviste agli uomini della strada di fronte ai cumuli di spazzatura (le annunciate manifestazioni di disoccupati passano del tutto in secondo piano). L’inviata Susanna Petruni chiama il Cavaliere “il presidente Berlusconi”, nemmeno fosse una dei difensori del voto. Il TG di Riotta si prepara ad allargare le sue capienti braccia: l’attesa prevale sulla diffidenza, la fiducia sulla sfiducia, e i notisti politici sottolineano il “tono costruttivo” dei primi commenti degli avversari politici.
Passano le ore, e il Consiglio dei Ministri “in trasferta” guadagna senz’altro il primo posto. Dopo la conclusione della riunione è arrivata l’eco della conferenza stampa del leader e dei ministri, e così il notiziario apre con la promessa di Berlusconi: “Napoli rifiorirà”. La speranza trionfa ormai sovrana, l’effetto è quasi commovente. Scavalcando a pié pari le questioni che dividono – come la sicurezza e l’economia – il TG di Riotta privilegia quella che unisce, su cui maggioranza e opposizioni sono praticamente unanimi. Fa niente che, a differenza del pacchetto sicurezza e delle misure economiche, i provvedimenti per l’emergenza rifiuti non fossero in agenda: vuoi mettere quant’è bello stringersi tutti a coorte attorno all’interesse nazionale? Tanto che persino il collegamento con l’eroica Petruni, in piazza del Plebiscito sin dal mattino, ammutolisce; il conduttore imbarazzato vorrebbe passare al servizio sulle manifestazioni dei disoccupati e degli oppositori delle discariche, ma un perentorio suggerimento arriva a impedirglielo: in tanta armonia avrebbe evidentemente stonato.
E così si può ripartire con il più classico dei “panini”: governo, opposizione, maggioranza (che a Riotta siano arrivate le voci che lo danno in imminente sostituzione con Mazza, o meglio ancora con Mimun, il padre di tutti i panini?) Si comincia con le dichiarazioni del presidente del Consiglio e dei Ministri, corredate dal quadro delle nuove norme su ICI, detassazione straordinari, clandestinità e via discorrendo. Seguono le repliche dei ministri ombra: secondo i quali, a sentire il notista politico, il governo è partito con il piede giusto. Più che repliche, lodi: o in ogni caso obiezioni assai limitate, che consistono soprattutto nel ricondurre i provvedimenti dell’esecutivo ad analoghe decisioni del governo Prodi. Non mancano i commenti di Di Pietro e di Casini, ma, a onor del vero, non rubano molto tempo: e si va a chiudere in bellezza con le dichiarazioni dei capigruppo della maggioranza. In tutto ciò, persino le rimostranze dei disoccupati fanno la fine di una parentesi colorata, una foglia di insalata tra il pane e il salame: più che una protesta, nelle immagini del telegiornale sembra quasi una festa, con tanto di musica e balli. E il TG1 c’è, eccome se c’è, e il suo direttore c’è anche lui, è lì, ad assistere, ad applaudire; come in una poesia di Umberto Saba, “della festa, egli dice, anch’io son parte”.
