Il trattato di Lisbona e la nuova diplomazia europea

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Il trattato di Lisbona e la nuova diplomazia europea

24 Luglio 2009

Se il trattato di Lisbona sarà ratificato da tutti gli stati membri dell’Unione europea nuove disposizioni riguardanti la diplomazia dell’Unione entreranno in vigore l’anno prossimo. Il trattato crea infatti la figura dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza e il Servizio europeo per l’azione esterna. Quali saranno i loro compiti? La nuova figura dell’Alto Rappresentante sarà responsabile della politica estera e di sicurezza comune – come Javier Solana ora – ma anche delle altre politiche esterne, che sono gestite dalla Commissione europea, di cui sarà vicepresidente. Inoltre, presiederà il Consiglio dei ministri di politica estera, al posto dell’attuale presidenza semestrale a rotazione.

Verso politiche esterne più integrate
I due “pilastri” della politica esterna europea non saranno aboliti: il Consiglio continuerà a decidere a maggioranza sulla maggior parte delle politiche comunitarie (primo pilastro), e all’unanimità sulla politica estera e di sicurezza comune (secondo pilastro). Tuttavia, ponendo i meccanismi decisionali sia a monte che a valle sotto la responsabilità dell’Alto Rappresentante, il trattato avvicina i pilastri tra loro.

Il servizio europeo per l’azione esterna avrà il compito di assistere l’Alto Rappresentante, attingendo il suo personale da tre fonti: la Segreteria del Consiglio, la Commissione e i servizi diplomatici degli stati membri. Al posto dell’attuale duplicazione a Bruxelles – sia la Segreteria del Consiglio che la Commissione si occupano di affari esteri – il servizio per l’azione esterna sarà responsabile di ambedue i pilastri. Preparerà proposte politiche per l’Alto Rappresentante, che a sua volta potrà promuoverle anche congiuntamente con la Commissione. Al di fuori dell’Europa il servizio per l’azione esterna avrà a disposizione le 120 delegazioni dell’Unione accreditate in più di 150 paesi. Le nuove delegazioni coopereranno con le ambasciate nazionali ed essendo responsabili di entrambi i pilastri saranno “gli occhi, le orecchie e la voce” dell’Ue nel mondo.

Nei consessi internazionali l’Unione europea oggi parla spesso con una molteplicità di voci – la Presidenza, l’Alto Rappresentante, la Commissione. Va da sé che questo sistema non è efficace: l’Europa ha bisogno di esprimere le sue politiche e posizioni con un’unica voce. Due sono dunque i vantaggi della “nuova architettura” prevista dal Trattato di Lisbona:
– miglior coerenza delle politiche e delle azioni internazionali dell’Unione europea assieme ad un’accresciuta efficacia e visibilità;
– miglior cooperazione tra le istituzioni dell’Unione europea, e tra loro e gli stati membri, nella formulazione ed esecuzione della politica estera.

Una nuova generazione di diplomatici
Il nuovo sistema europeo non rimpiazzerà le politiche nazionali o i servizi diplomatici nazionali. Tuttavia contribuirà a sviluppare una cultura professionale in cui i termini “nazionale” ed “europeo” non implicheranno antinomia, bensì sinergia. Nel futuro i giovani diplomatici dovranno così combinare incarichi nelle diplomazie nazionali (nel ministero degli esteri e nelle ambasciate all’estero) con altri in un’organizzazione europea (a Bruxelles o in una delegazione dell’Unione in un paese non-Ue). Questa nuova generazione di diplomatici, con una migliore comprensione della realtà concreta sia a livello europeo che nazionale, sarà così più capace di proiettare gli interessi e i valori comuni dell’Europa nel mondo. 

© AffarInternazionali

Graham Avery è Senior Member del St. Antony College, Oxford University e Direttore Generale onorario della Commissione Europea per la quale ha lavorato dal 1973 al 2006. V. ancheo il suo articolo “Europe’s Future Foreign Service” apparso su The International Spectator, Vol. 43 (2008) No. 1, pp. 29-41.