Il triste Natale delle minoranze cristiane nel mondo

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Il triste Natale delle minoranze cristiane nel mondo

23 Dicembre 2008

Nel mondo assistiamo a una costante persecuzione verso le minoranze cristiane. Quando i copti in Egitto sono riusciti a urlare tutto il loro disagio chiedendo aiuto alla comunità internazionale sono rimasti spesso inascoltati. Oppure sono stati astutamente ridimensionati, come fece il “faraone” Mubarak nel 2002, quando proclamò il 7 gennaio – il Natale dei copti – festa nazionale egiziana. Una decisione buona a blandire gli alleati americani mostrando tutta la sua (falsa) indignazione verso gli islamisti e i radicali che perseguitano le altre fedi religiose nel Paese. 

Chissà se anche questo Natale, com’è accaduto l’anno scorso, la polizia cinese della provincia  dell’Hubei arresterà un gruppo di ragazzini orfani e di volontari cristiani che si apprestavano a passare le feste insieme. In Vietnam, nelle zone rurali e montagnose della diocesi di Lang Son, al confine con la Cina, le amministrazioni locali minacciano di imprigionare i montagnards che osano partecipare alle celebrazioni religiose. Negli anni settanta c’erano 2 milioni e mezzo di "figli delle montagne" in Vietnam, oggi sono rimasti in sette, ottocentomila. Un cattolico dell’etnia H’mong ha detto in un’intervista ad Asia News: “non possiamo dichiararci cattolici perché le autorità ci sospettano di chissà quali crimini e minacciano continuamente di chiuderci in prigione se partecipiamo ad attività religiose”.

Il 6 Gennaio scorso, a Baghdad, un’autobomba colpiva la chiesa caldea di san Giorgio nel quartiere di Ghadir, dove il Patriarca Emmanuel III Delly aveva da poco finito di celebrare la messa. A Mosul fu presa come bersaglio la chiesa caldea di San Paolo mentre venivano quasi distrutti l’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad Alnoor, una chiesa nestoriana e il convento delle suore dominicane di Mosul a Aljadida. Quest’anno “i cristiani di Mosul celebreranno il Natale in un clima di paura ma con il coraggio che gli viene dalla fede” racconta monsignor Shlemon Warduni, vicario patriarcale di Baghdad.

Oggi i cristiani cattolici sono “minoranza delle minoranze” in Terra Santa. La loro condizione li espone a ogni tipo di discriminazioni, considerando che vengono identificati con l’Occidente. Nei Paesi musulmani sono cittadini di “Serie B”: in Giordania sono il 4% della popolazione (250 mila su 5 milioni e 600 mila abitanti), in Libano sono scesi al 30% (1 milione e 170 mila su 3 milioni e 900 mila), in Siria ed Egitto il 10% (rispettivamente 1milione e 850 mila su 19 milioni e 9 milioni su 81 milioni), mentre in Iraq prima della guerra erano il 3%, ora nessuno può saperlo con certezza. Nel 2007 i cristiani in Israele erano il 2% della popolazione, 147 mila su 7 milioni e 337 mila abitanti ma qualcuno lamenta sporadici episodi d’intolleranza.

E poi ci sono la Corea del Nord, il Sudan, il Niger, il Turkmenistan, l’Uzbekistan, l’Afghanistan, l’Indonesia… sono tutti quei Paesi dove le minoranze cristiane si ostinano cocciutamente a festeggiare un evento che in Occidente rischia ormai di trasformarsi in una festa dai tratti quasi esclusivamente consumistici come ha ricordato Papa Benedetto. Questi cristiani che festeggiano il Natale “altrove” sono soli, testardi, poveri, perseguitati. In India, Namrita, una bimba Dalit di 10 anni sfigurata dagli estremisti indu (durante la campagna di bombe contro i cristiani condotta in Orissa lo scorso agosto) confessa in un’intervista ad Asia News: “Natale per me è il tempo in cui ringraziare Gesù Bambino che mi ha salvata dal fuoco ed ha salvato la mia faccia, che era sfigurata e ferita. Se Dio ha salvato me, potrà salvare anche altri cristiani”. Auguri Namrita.