Il TTB (tutto tranne Berlusconi) si scontra con il BBR (big boy rules)
09 Dicembre 2010
Giuliano Ferrara ha sintetizzato in un efficace acronimo il senso della fase politica che stiamo attraversando e le sue inerenti contraddizioni: TTB, tutto tranne Berlusconi.
Di questo in effetti si tratta: l’unica cosa certa e condivisa dal vasto fronte che oggi si fa chiamare opposizione è la volontà di fare fuori Silvio Berlusconi e chiudere una volta per sempre con il berlusconismo. Tutto il resto per ora non conta o non rileva: come spartirsi le spoglie del suo impero, come e con chi costruire un’alternativa, di quali contenuti riempire la nuova fase che dovrebbe aprirsi con il tramonto della precedente e molto altro ancora.
Lo schieramento in campo è numeroso e roboante ma alla lunga sta mostrando tutta la sua debolezza, al punto – sembra di capire- che nell’ambito del “tutto tranne Berlusconi” possa ricadere anche un Berlusconi bis.
Il fatto è che esiste un altro acronimo di cui il fronte TTB non ha tenuto sufficientemente conto ed è il BBR: big boy rules. Lo si usa in ambito anglosassone e spesso in campo militare e si può tradurre più o meno così: il più grosso conduce il gioco e gli altri devono stare alle sue regole.
Prendete “il più grosso” in senso lato, può significare il più forte o il più adulto, il più determinato, il più minaccioso o semplicemente colui che fa le sue scelte e si prende le sue responsabilità. In senso lato BBR vuole anche dire giocare secondo una logica, attenersi al buon senso.
Sul caos politico prodotto dal fronte TTB, sulle sue improbabili alleanze, sulle mosse opache, sugli andirivieni e sulle smentite, sui protagonisti pusilli e indecisi, piano piano ha cominciato a brillare l’insegna del BBR e a fare un po’ di luce.
Berlusconi è il big boy, il più forte in campo, non solo perché è il Presidente del Consiglio in carica, perché è stato eletto per governare, perché ha vinto anche le europee e le regionali, perché gode di un consenso in gran parte inalterato, ma anche per due motivi in più che gli sono stati regalati dai suoi avversari e che possono essere decisivi. Il primo è che Berlusconi è stato messo in condizioni dal fronte TTB di doversi giocare il tutto per tutto: la sua esistenza politica, il suo lascito storico e persino la sua libertà personale. In questi casi anche il più indebolito degli avversari si ritrova centuplicate le forze per resistere e per reagire. Per questo, negli ultimi giorni il fronte TTB sta faticosamente cercando di offrire al Cav. vie di fuga meno costose o umilianti.
Il secondo elemento rimanda esattamente al BBR: quando ci si mette in tanti contro uno, quell’uno appare immediatamente un gigante agli occhi del mondo, diventa il big boy anche se ne avesse perse le caratteristiche. L’affollatissimo fronte antiberlusconiano con tutte le sue contraddizioni è sembrato il paese di Lilliput alle prese con Gulliver. Da un lato infatti c’era Berlusconi che combatteva per la sua sopravvivenza (politica), dall’altro c’era di tutto. Da Filippo Rossi di Fare Futuro che predica la sfiducia personale e antropologica, l’incompatibilità morale nei confronti di Berlusconi; al finiano Moffa che sarebbe pronto a tornare all’ovile se solo il Cav. firmasse un evanescente patto di legislatura, passando attraverso una serie di oscure opzioni intermedie.
Mentre il messaggio pubblico di Berlusconi non è cambiato mai dall’inizio della crisi: “o fiducia o voto anticipato”, quello del TTB è stato instabile come sabbie mobili: governo di responsabilità, governo di transizione, discontinuità, terzo polo, nuovo centro destra, Berlusconi bis, dimissioni e poi reincarico, dimissioni e poi nuovo governo di centro destra, dimissioni e poi si vede, governo Letta, governo Draghi, crisi lampo, fronte elettorale da Fini a Vendola e chi più ne ha più ne metta.
Oggi il TTB fa i conti con il BBR e, non è detto, ma potrebbe finire con un clamoroso BVA. Berlusconi vince ancora.
