Il valzer di Bossi sulle manette a Papa
18 Luglio 2011
di Redazione
Mettiamo le cose in fila per come sono successe nell’arco di tre giorni. Venerdì 15 luglio a poche ore dal sì della Giunta della Camera all’arresto di Papa (coi due leghisti astenuti) Umberto Bossi è lapidario: il deputato Pdl deve andare “in galera”. Sabato 16 luglio, il Senatur torna indietro: “Le manette non vanno messe mai se prima non facciamo il processo”. Della serie: “Se Papa ha commesso dei reati paghi, ma non va bene mettergli le manette prima, quando ancora non sappiamo se quello che ha fatto è da galera o no”.
Lunedì 18 luglio, ennesimo dietrofront: “La Lega vuole votare per il suo arresto, penso che voterà per l’arresto”, anche se lui è dubbioso. C’è qualcosa che non torna nel ‘verbo’ padano che il capo diffonde ai suoi giorno per giorno. Prima Papa deve filare dritto in gattabuia, poi meglio di no perché non si possono fare i processi in Aula prima dei processi. Ma no, non è così: meglio se alla fine Papa in galera ci va per davvero, anche se prima del processo.
Il giro di valzer padano ha molto a che fare con un partito che – in questa fase – il capo dimostra di controllare a fatica: base incazzata, cerchio magico a testuggine intorno al leader, maroniani che vogliono archiviare Berlusconi, ma anche un po’ Bossi. Non è facile ballare su un tavolo che traballa. E così per il Senatur l’unico modo è dare un colpo alla botte e uno al cerchio: accontentare la base incazzata ed evitare che il gruppo parlamentare (già diviso) finisca per frantumarsi mercoledì in Aula. Rischio non scongiurato: se ci sarà voto segreto, sarà quello il paravento (legittimamente previsto dal regolamento della Camera) sul quale far muovere i suoi senza scossoni o contraccolpi.
E così probabilmente sarà: i leghisti più berlusconiani rifiuteranno le manette per Papa, quelli più movimentisti voteranno perché gli vengano messe. Altro giro, altro valzer: Marco Milanese. Qui Bossi la pensa in un altro modo ancora: è cauto, prudente, non si sbilancia più di tanto dietro il salomonico “valuteremo, un caso alla volta”. Ma fa intendere che le manette se valgono per Papa potrebbero non valere per Milanese. Perché? Perché è stato uomo fidato di Tremonti e per Bossi come ha ripetuto sabato, il Prof. di Sondrio “non si tocca”.
Tra giri di valzer, allunghi di tango e piroette, il Senatur non ha più lo smalto di un tempo. Quando era famoso (e amato) per avere una parola sola. Oggi, invece, di parola ne ha sempre una. Sì, ma una al giorno.
