"Per la verità, per Israele"/3

Il veleno antisemita fermenta nei Parlamenti di tutta l’Europa

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Pochi giorni fa l’eurocommissario al Commercio, Karel De Gucht, già ministro degli Esteri belga, ha potuto tranquillamente affermare senza generare scandalo che “non bisogna sottostimare la lobby ebraica al Parlamento americano” e “nemmeno l’opinione, al di fuori della lobby, dell’ebreo medio che non vive in Israele”, in quanto “nella maggior parte degli ebrei c’è una ‘fede’ nell’avere ragione, e la fede è qualcosa che si può difficilmente combattere con argomenti razionali”. Catherine Ashton, che guida la politica estera dell’Unione europea, ha candidamente fatto sapere che De Gucht “non intendeva offendere nessuno”. Le parole di De Gucht non contenevano oblique accuse al “sionismo”. Il suo target erano direttamente gli ebrei. Il Wall Street Journal ha montato una dura campagna contro De Gucht, ma la risposta che ha avuto da tutte le cancellerie del vecchio continente è sempre stata la stessa: “No comment”.

Il veleno antisemita è tornato a circolare anche nell’alta burocrazia di Bruxelles e nei parlamenti di tutta Europa. Ha fatto scuola la frase dell’allora ambasciatore francese a Londra, Daniel Bernard, noto per aver definito Israele “quel piccolo Stato di merda”. Il diplomatico inglese Rowan Laxton è stato arrestato per aver gridato “fottuti israeliani, fottuti ebrei”. Il parlamentare laburista inglese Tom Dalyell ha parlato di “cabala ebraica” e sempre a Londra il parlamentare Gerald Kaufman ha paragonato Israele alla Germania nazista. In Olanda il parlamentare socialista Harry von Bommel ha gridato per strada “Hamas Hamas, ebrei al gas”, durante un corteo pro Gaza. In Norvegia il ministro delle Finanze, Kristin Halvorsen, sponsorizza il boicottaggio del “made in Israel” e in Irlanda il parlamentare Aengus O’-Snodaigh ha paragonato Israele a Goebbels. Questi e altri fatti hanno spinto il grande storico Robert Wistrich ad affermare che “c’è più antisemitismo nel 2010 che nel 1910”. Il presidente del Consiglio ebraico europeo, Moshe Kantor, ha appena fatto sapere che “la situazione degli ebrei europei è la peggiore dalla Seconda guerra mondiale: sinagoghe, scuole e asili ebraici hanno  bisogno di filo spinato e protezione, gli ebrei hanno paura di girare per strada con i simboli ebraici”. Ovunque la stessa diagnosi pessimista, da Parigi a Londra. Il magazine belga Der Standaard rivela che gli ebrei stanno fuggendo da Anversa, un tempo nota come “la Gerusalemme del nord”. L’Università di Aix-en-Provence ha capitolato cancellando un convegno letterario al quale avrebbe dovuto partecipare anche la scrittrice israeliana Esther Orner.

C’erano state troppe proteste di scrittori arabi. Intanto nelle aule del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, nella magnifica cornice di Ginevra, il regime baathista di Damasco ha accusato Israele di insegnare ai bambini a “succhiare il sangue arabo”. La tendenza a mobilitarsi per gli ebrei defunti si accompagna alla miopia davanti alle manifestazioni di antisemitismo attuale e alla diffamazione collettiva degli ebrei dello stato di Israele.

Ad Amsterdam l’estate si è chiusa con la caduta di un albero molto celebre. Durante una tempesta è caduto il vecchio ippocastano che Anne Frank vedeva dal nascondiglio dove era confinata con la famiglia. I giornali di tutto il mondo hanno lanciato la storia dell’albero e ne hanno mostrato le immagini. Ne sono stati addirittura prelevati dei germogli da piantare negli Stati Uniti affinché l’albero della tolleranza possa continuare a vivere. Mentre l’ippocastano crollava, Sarah, una quindicenne ebrea di Amsterdam della stessa età che aveva Anne Frank quando venne uccisa a Bergen Belsen, scriveva al quotidiano Het Parool che non sarebbe più uscita di casa con al collo la sua stella di David.

Sarah era stata picchiata da tre giovani che l’avevano individuata come ebrea. La notizia non ha trovato molto spazio sui giornali, presi a piangere l’ippocastano di Anne Frank. La plurisecolare sinagoga olandese di Weesp è appena diventata la prima in Europa a essere chiusa durante shabbath per “motivi di sicurezza”. Sembra avverarsi la cupa premonizione dello psichiatra inglese Theodore Dalrymple, che in un suo nuovo libro parla per l’Europa di “nuova sindrome di Vichy”.

Tratto da "Il Foglio"©

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3 COMMENTS

  1. Questa storia dell’antisemitismo ad ogni pie’ sospinto
    L’unico “veleno” di cui possiamo esser certi è quello dello stesso Meotti che ne distilla a ettolitri ogni giorno. Farebbe poi meglio a darcela finalmente una definizione di “antisemitismo”. Un suo collega giornalista, pure sionista ma meno fazioso e più intelligente, aveva messo in guardia tutta la banda: guardate che se diciamo che tutto è antisemitismo, in realtà nulla è più antisemitismo. Tanto per incominciare nell’area mediorientale, i più chiaramente identificabili “semiti” sono gli stessi palestinesi e non è qui difficile sapere dove si trovano gli “antisemiti”. Se poi vogliamo intendere per “semiti” gli ebrei, allora bisogna chiedersi quanto gli “ebrei” sionisti di Israele hanno a che fare con i giudei di Neturei Karta e affini. Questi ultimi (vedi il libro di Jacob Rabkin) dicono con approfonditi argomenti che il giudaismo non ha nulla a che fare con il sionismo e che questo è il nemico del giudaismo e della Torah. In realtà, ogni persona discretamente informata sa che l’accusa di “antisemitismo” è strumentale per evitare qualsiasi fondata critica. Ognuno di noi, nelle condizioni odierne della nostra civiltà, risponde per quello che è e per quelle che sono le sue concrete azioni: si può esser gran mascalzoni ed al tempo stesso esquimesi, turchi, cinesi, cattolici, musulmani, ebrei, druidici… ecc., ma nessun è gran mascalzone in quanto esquimese, turco, cinese, cattolico, musulmano, ebreo, druidico, ecc. Lo sa anche un bambino, per fortuna, ma Giulio non lo sa (o fa finta di non saperlo) e pretende di nascondere una pessima e criminale politica dietro il paravento dell‘ebraismo… Quanto agli ebrei in quanto ebrei è affar loro se si vogliono identificare con la politica criminale di Israele e con la politica illiberale degli stati europei: ma se qualcuno li contrasta – e se appena ci si prende la briga di documentarsi e cercare la verità – si vedrà che oggi, fortunatamente, nessuno prova interesse per gli ebrei in quanto ebrei… E tuttavia se poi qualcuno intende spontaneamente farsi circoncidere è libero di farlo, ma dovrebbe essere anche libero di non farsi circoncidere (al prepuzio o alla testa) chi non intende acconsentire ad una religione che non sente minimamente e a una politica che abborre in se, a prescindere dall’esistenza o meno di una connotazione ebraica. Essere umani come quelli trucidati a Khan Younis il 3 novembre 1956 (vedi il libro fumetto di Joe sacco) chi li ha trucidati? I sionisti o gli ebrei? Scelga lo stesso Meotti. L’AIPAC cosa è e cosa fa? Lo stesso Meotti a chi risponde? Devo continuare per smascherare la propaganda professionale di un Giulio Meotti?

  2. Antisemitismo?
    Le pruderie sull’antisemitismo non hanno ragione di esserci.
    Chi si riempie la bocca con detta definizione o è ignorante (in genere gli
    occidentali) oppure in malafede (certi ebrei e tutti i sionisti).
    Dire che gli ebrei sono semiti è come dire che le pulci nascoste sotto il pelo del gatto sono gatti!
    Di certo gli Arabi sono semiti.
    Ed allora chi sono gli ebrei?
    Per rispondere a quest’ultima domanda bisognerebbe fare un distinguo:
    – vi sono ebrei della Diaspora, che seguono gli insegnamenti della Torah, della Bibbia, disseminati in tutto il mondo;
    – vi sono ebrei sionisti, che onorano il Talmud, anche loro sono in quasi tutte le parti del globo – ma nei punti chiave del Potere – e soprattutto

    risiedono ad Israele, però arrivati dall’Europa e quindi “non ebrei” in quanto discendenti dei Kazari, popolo asiatico turco-mongolo convertitosi all’ebraismo qualche secolo fa (in questo caso chi parla male di loro dovrebbe essere tacciato di anti-mongolismo anzichè di anti-semitismo!).
    Facendo qualche equazione si può tranquillamente affermare che gli ebrei “non esistono”, visto che non sono un popolo e non sono una razza!
    E’ più giusto parlare di Ebraismo (con riferimento esclusivo alla religione monoteista che tutti conoscono) e di Sionismo (una specie di malattia mentale nata qualche secolo fa e chi ne è affetto si crede “Eletto” e prediletto da Dio, ed in virtù di ciò può inpunemente dominare, rubare ed ammazzare a danno dei Goym – cioè tutti i non ebrei paragonabili alle bestie – ed i Palestinesi ne sanno qualcosa!).
    Mi fermo quà, per chi vuole approfondire il discorso (da me ultra-sintetizzato in poche righe) faccia ricerche sulla bibliografia specializzata in merito, ne scoprirà delle belle.

  3. te credo cancellate i
    te credo cancellate i commenti che non vi vanno!!
    siete dei buffoni:
    credete di prendere in giro il o,mndo come sempre per fare i vostri sporchi comodi: sakinè è l’ultima idiozia…avete montato il fatto della lapidazione che ovviamente non è così: solo per prepararvi il terreno per fare altre 1000 sakinè: vi ricordo che la diseguaglianza sociale negli usa è SUPERIOREA QUELLA IRANIANA: VERGOGNATEVI!!

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