Il vertice di Bratislava e il sorrisino franco-tedesco
17 Settembre 2016
Per capire come mai al termine del vertice di Bratislava il presidente del consiglio Renzi si sia sentito così offeso, deluso e amareggiato, dobbiamo tornare a circa un mese fa, era la fine di agosto, a Ventotene. Cioè a quando Renzi organizza il meeting con Merkel e Hollande per rilanciare “lo spirito europeo” dopo Brexit, benedire il nuovo “direttorio” italo-franco-tedesco, e regalarsi una foto a tre sul ponte della portaerei Garibaldi, tutti insieme a deporre fiori sulla tomba dei padri fondatori della Ue.
Ventotene è stato spacciato dai nostri giornaloni come un successo renziano, ma il vertice di Bratislava dimostra che quella narrazione non reggeva e non regge. Alla conferenza stampa conclusiva di Bratislava con Merkel e Hollande, Renzi non c’è. Non c’è andato, non è stato invitato, ha parlato da solo alla stampa. Così mentre la cancelliera tedesca e il presidente francese rinsaldano l’asse old-style, spiegandoci che è tutto a posto così, l’impressione è che siamo davanti al revival dei sorrisini franco-tedeschi di qualche anno fa. Allora Silvio Berlusconi fu esautorato dai colleghi europei con enorme gioia degli antiberlusconiani di casa nostra, ai quali non sembrava vero di poter dire, vedete, anche Parigi e Berlino ritengono il Cav. incapace di governare.
La Storia con il passare del tempo si è incaricata di fare giustizia, ma tornando all’oggi, nel giro di un mese, siamo passati dal rilancio del “nuovo spirito europeo” targato Renzi alla fine del nuovo spirito europeo con la conferenza stampa a due Merkel–Hollande. Un passaggio repentino che, di nuovo, fa rima con sorrisino. Il premier sarà stato pure un mago ad allestire la scenografia di Ventotene, ma la sua idea di rifondare l’Europa federale è al tramonto, il continente appare diviso in blocchi sempre più contrapposti, né lo schema franco-tedesco – in versione allargata o ristretta – serve a disincagliare dalle secche la Ue.
Negli “Stati disuniti di Europa” i Paesi del Sud vorrebbero più flessibilità sui bilanci, deficit e debito, invocano una politica di spesa per opere pubbliche e posti di lavoro. I Paesi del Nord, che hanno già fatto i compiti (le riforme), tirano dritto con le politiche di austerity, non riscriveranno il fiscal compact e preferiscono concentrarsi su difesa e sicurezza comune. Di quest’ultimo tema si è parlato a Bratislava, ora che Londra, che si era sempre opposta, non c’è più. Non si capisce però come dovrebbe funzionare questo esercito europeo visto che a prevalere sono i soliti interessi di potenza, vedi Libia, dove Italia e Francia si schierano su fronti opposti. Né si capisce perché i Paesi del blocco orientale, il Gruppo di Visegrad, guidato da Varsavia, dovrebbero accettare l’esercito europeo al posto della NATO per proteggersi dall’espansionismo russo.
La verità è che i Paesi dell’Europa centrale e orientale vedono in Brexit l’occasione per riprendersi indietro quote di sovranità da Bruxelles. Polonia e Ungheria hanno capito quanto può servire l’euroscetticismo in chiave elettorale, quindi speriamo solo che in futuro l’esercito europeo, se mai si farà, serva per contrastare le minacce esterne e non per sedare qualche rivolta interna. Che le tensioni tra gli Stati membri siano in aumento, del resto, lo dimostra lo scontro tra Lussemburgo e Ungheria, con il primo che accusa la seconda di “massicce violazioni” dei valori europei (il referendum indetto da Orban contro la ricollocazione dei rifugiati in Europa).
Per Renzi, che su flessibilità e immigrazione non ottiene nulla e rimanda tutto al prossimo vertice di Roma, Bratislava sarà forse l’occasione per caricare il referendum costituzionale anche di quest’altro ingrato compito, salvare lo spirito europeo, evitando che l’Italia arrivi senza un governo ai prossimi appuntamenti: un nuovo capitolo della saga “dopo di me il diluvio”. Ma se Merkel e Hollande ci tenessero davvero alla stabilità italiana avrebbero chiamato Renzi accanto a loro in conferenza stampa, sapendo che sul referendum il collega italiano si gioca tutto. Se non l’hanno fatto è perché considerano Renzi indebolito o decotto.
Non che Merkel e Hollande stiano molto meglio. Nel giro dei prossimi sei mesi i socialisti rischiano di essere spazzati via alle presidenziali in Francia, mentre in Germania la cancelliera dovrà superare l’appuntamento elettorale più difficile della sua storia politica. In Francia, Germania, Olanda, e anche in Italia, il rafforzarsi di partiti e movimenti “populisti”, nazionalisti ed euroscettici non può che limitare l’interesse dei rispettivi governi in carica a battersi per ottenere una maggiore integrazione europea. Ecco perché il vertice di Bratislava è stato uno dei soliti blablabla. Solo Renzi deve averci creduto, pensando con ingenuità disarmante di poter riesumare lo “spirito europeo” evocato a Ventotene. Peccato che un Paese a crescita zero come il nostro, travolto ciclicamente dagli scandali sulla immigrazione, non possa rivoluzionare l’Europa.
