Il Vertice UE-Russia: la sicurezza energetica europea è ancora lontana

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Il Vertice UE-Russia: la sicurezza energetica europea è ancora lontana

23 Maggio 2009

Dal punto di vista della sicurezza energetica il vertice di Khabarovsk tra UE e Russia si è concluso con un nulla di fatto. L’incontro tra l’Alto Rappresentate per la Politica Estera della UE Solana, il Presidente della Commissione europea Barroso e il presidente russo Medvedev ha chiarito solo un aspetto della relazione energetica tra Bruxelles e Mosca: la diffidenza è reciproca e non promette nulla di buono per la sicurezza energetica europea. 

Le esigenze europee per una maggiore affidabilità delle forniture di gas naturale russo si sono scontrate con la determinazione del Cremlino a controllare il mercato europeo e con la sua reticenza ad aderire agli standard internazionali di cooperazione energetica.

A Khabarovsk, Mosca si è opposta apertamente al processo della Eastern Partnership, formalizzato all’inizio di maggio dalla UE e dai sei Paesi aderenti, tra cui Georgia e Ucraina, che tra l’altro si propone un  “Un avanzamento della sicurezza energetica nei Paesi aderenti e con l’Unione europea, attraverso l’aiuto agli investimenti nelle infrastrutture, il miglioramento delle norme, l’efficienza energetica e un migliore sistema di allerta per prevenire l’interruzione delle forniture”. Il Cremlino si è anche vivacemente opposto ad aderire alla Energy Charter del 1994 che stabilisce le norme di massima per la cooperazione energetica tra i Paesi euro-asiatici. La UE ne è membro sin dai tempi della Comunità europea, la Russia non ne ha ancora ratificato l’adesione. Infine, non c’è stato accordo neanche in merito all’Ucraina. In un discorso pronunciato di fronte al Parlamento europeo nel gennaio del 2009, dopo che la crisi energetica tra Russia ed Ucraina aveva messo a repentaglio le forniture di gas al resto dell’Europa, il Presidente della UE José Manuel Barroso aveva dichiarato che: “Senza entrare nel merito delle intenzioni, siamo di fronte ad un fatto oggettivo… Gazprom e Naftogas sono incapaci di soddisfare i propri obblighi contrattuali verso i consumatori europei”. Ebbene, la risposta russa alle preoccupazioni di Bruxelles è stata quella di invitare l’UE a prestare a Kiev il denaro necessario per pagare i propri debiti alla Russia attraverso la concessione di un prestito comune russo-europeo. Non è chiaro che cosa succederà il prossimo inverno se ciò non si dovesse accadere…

Al vertice di Khabarovsk si è persa un’occasione per riportare la relazione energetica tra Russia ed UE su binari più stabili ed equilibrati. La resistenza russa a concedere alla UE un ruolo paritario nella relazione energetica tra i due partner è stata troppo forte. E’ comprensibile: Mosca considera il settore energetico vitale per la propria sicurezza nazionale. Tuttavia, è possibile che nel corso del 2009 la Russia sarà costretta dalla crisi economica che sta scuotendo il Paese ad aprirsi ai tentativi europei di coltivare un rapporto energetico più bilanciato. Se così fosse, l’UE dovrà essere pronta a trarre il massimo vantaggio dalla relativa debolezza economica di Mosca. Spingere la Russia verso l’apertura dei propri mercati energetici alle compagnie europee e allo stesso tempo perseguire la costruzione di gasdotti alternativi a quelli russi sarebbe un ottimo inizio. Se il Cremlino dovesse chiamare, Bruxelles dovrà essere pronta ad offrire il proprio aiuto: è nell’interesse di entrambi. Ma per la sicurezza energetica europea è importante che l’UE lo faccia alle proprie condizioni.