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Il coronavirus

Il virus e quel senso di impotenza che avevamo dimenticato

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In queste calde giornate invernali, la notizia dell’arrivo in Italia del cosiddetto Coronavirus sta creando scompiglio nell’opinione pubblica. Ovviamente il crescere del numero dei contagiati e le cinque vittime già registrate non hanno fatto altro che aumentare la preoccupazione verso un’epidemia che, già dal momento in cui si era fatta particolarmente virulenta in Cina (a detta del Presidente Xi, la più grande emergenza sanitaria dal 1949), è sembrata essere potenzialmente più pericolosa di altre sviluppatesi anni fa. Ora che l’epidemia è ufficialmente approdata nel nostro Paese – oltre alle mere considerazioni di carattere medico – dobbiamo fare i conti con un aspetto della Storia con cui da tempo non avevamo più a che fare: l’ineluttabilità degli eventi e l’impotenza cui questa ci sottopone. Dal 1945, il mondo occidentale ha sviluppato da un lato una coscienza civile e democratica che ha permesso di non riproporre conflitti su larga scala che potessero mettere a repentaglio intere generazioni, dall’altro ha contribuito ad imprimere un notevole sviluppo al progresso tecnico – scientifico – sanitario, il quale ha ridotto al minimo la possibilità di essere colpiti da epidemie o pandemie. Ecco, ciò che traballa è proprio questo senso di sicurezza che faticosamente eravamo riusciti a costruire: se gli attentati di matrice islamista in giro per il mondo avevano già contribuito a minare determinate certezze, l’approdo di un virus pericoloso e ad alto tasso di contagio ci mette di fronte ad una situazione psicologica pressoché inedita per almeno due generazioni di italiani, cioè quella di essere colpiti su larga scala da qualcosa su cui non possiamo esercitare alcun controllo.

Certo, il Coronavirus non possiede numeri tali da essere paragonato ad altre epidemie che nel passato hanno mietuto tantissime vittime ma provvedimenti quali le quarantene e l’isolamento di intere aree del lombardo-veneto non fanno che amplificare questa sensazione, mettendoci in condizione di toccare con mano la novità assoluta di questa emergenza cui si aggiunge la consapevolezza di essere diventati il principale focolaio di contagio europeo. La sfida più grande sarà adattarci a questo tipo di situazione, nella quale non solo si dovrà rinunciare a parte delle proprie libertà personali – causa quarantene – ma non potremo nemmeno affidarci ad alcun mezzo tecnologico – smartphone, PC o qualsiasi macchinario sanitario all’avanguardia – per risolvere un problema di notevole entità. Una cosa è certa: pur nella difficoltà e nella assoluta novità che stiamo affrontando, dovremo tirare fuori il meglio che questo Paese ha da offrire sotto tutti i punti di vista, reagendo con forza e dignità ad una minaccia che mai ci saremmo aspettati potesse colpirci in questi termini.

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