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Il virus in Europa

Il virus progressista

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Alzi la mano chi è convinto di aver previsto l’uragano che ci avrebbe investito. Ma faccia attenzione, perché ci sarebbe la rete pronta a smentirlo. Un conto tuttavia era la sottovalutazione a gennaio, un conto quella di diverse settimane dopo. Il governo Conte è gravemente colpevole della seconda, visto che il 31 gennaio aveva dichiarato lo stato di emergenza, preoccupandosi poi però più di difendere la reputazione della Cina che non gli italiani. Per non parlare di partiti e giornalisti, tutti ad invitare ad abbracciare il cinese, a uscire, a gustarsi gli apericena, a mangiare involtini durante le loro trasmissioni. E ad attaccare come razzisti gli esponenti dell’opposizione e ancora peggio i presidenti di Lombardia e di Veneto.

La storia e, forse, la magistratura giudicheranno. Certo è evidente che il nascondimento è figlio di due madri, secondo il modello di famiglia preferito dai progressisti: quella  filo cinese da un lato e quella dell’ideologia progressista e diversitaria dall’altro. Filo cinesi, progressisti e diversitari i 5 stelle e il Pd, l’ideologia ha impedito loro di vedere o, per meglio dire, ha impedito di collocare nel loro mondo l’arrivo della epidemia. Per l’ideologia progressista e diversitaria le frontiere aperte, il movimento, lo scambio, la contaminazione, teorizzata dal filosofo Roberto Esposito, non possono condurre al male: il vero virus, ripetevano politici e giornalisti soprattutto delle tv, era il razzismo e il nazionalismo. Ecco quindi la strategia di sottovalutazione, consistente prima a dire che il Coronavirus non esisteva,  poi che si trattava di un raffreddore e di un’influenza  per poi, con i primi morti, insistere che colpiva solo gli anziani. E per il progressista l’anziano rappresenta l’archetipico negativo, il vecchio da superare sempre per «andare avanti».

Ma se il governo Conte può vantare la piccola scusante di essere stato sorpreso, nessuna attenuante possono avanzare paesi che stavano vedendo cioè che avveniva in Italia e in nulla hanno agito. C’è stato e in parte ancora circola un riduzionismo  per così dire di destra, basti citare Boris Johnson e Donald Trump. Anche questo è sbagliato, anch’esso reca una sua dimensione ideologica ma decisamente meno accentuata  di quella che invece abita le menti dei progressisti francesi e spagnoli.

Già morivano gli italiani in numero copioso e Macron e Sanchez non solo facevano spallucce ma impartivano lezioni di liberalismo all’Italia: nessuna chiusura di frontiera, nessun « ripiego nazionalista » come spiegava un Macron in uscita da un teatro, invitante a non temere il virus, anzi ad andar avanti come prima. Ancor più grave il comportamento del governo spagnolo, il «più femminista della storia», un esecutivo di sinistra retto da socialisti e para comunisti (Podemos) che l’8 marzo organizzava una grande manifestazione a Madrid ovviamente per i diritti delle donne, contro il maschilismo e contro il razzismo (che c’entra sempre). Dopo pochi giorni il virus è arrivato, come prevedibile, anche lì: deve del resto aver seguito gli slogan globalisti dei Macron e dei Sanchez, a muoversi, a superare le frontiere, ad abbattere i «muri nazionali» ora gli ospedali francesi sono fuori controllo mentre in Spagna hanno persino finito le bare, che devono importare dalla Croazia. Non a caso, i cittadini, che non sono stupidì, mentre sembrano premiare nei sondaggi Trump e Johnson, nonostante i loro ritardi, stanno dimostrando  la loro  totale sfiducia nei confronti di Macron e di Phillippe da un lato e di Sanchez e Iglesias dall’altro.

Robert Conquest non fece in tempo, nel suo libro Il secolo delle idee assassine, a inserire anche il progressismo individualistico o liberal-libertarismo, che è l’ideologia che accomuna oggi gli Zingaretti e i Macron, i Sanchez e i Biden ma anche le Merkel e un pezzo del vecchio mondo conservatore, al di là dell’Atlantico (i Romney) e al di qua – il macronismo  è pieno zeppo di ex «gollisti». Una ideologia che non consente di vedere i pericoli quando arrivano, o li fa scorgere con colpevole ritardo. E se ora, a parole  i progressisti individualisti  paiono pentiti e parlano sovranista, non illudiamoci: finita la tempesta vorranno tornare al mondo come era prima. Anche se non sarà più possibile

 

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