Caos è dire poco...

Il voto di dicembre, il caos e le paure: tutte le ombre sulla Brexit

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La Brexit, da tema strettamente politico, si è trasformato in una sorta di serie tv, che sta appassionando il mondo intero: sono tutti intenti ad osservare i sudditi di Elisabetta II, che si confrontano con l’evento politicamente più drammatico della loro storia recente. Non ci sono dubbi sulla legittimità del voto referendario e sulla volontà della maggioranza dei Britannici di abbandonare l’Unione Europea – che, nel Regno Unito, non ha mai particolarmente scaldato i cuori né della gente comune, né della classe politica – come ogni elezione successiva al voto del 2016 ha numericamente dimostrato (e ora si torna di nuovo a votare a dicembre…). Sia i Conservatori che i Laburisti hanno sempre puntato a mantenere l’autonomia di Londra da Bruxelles soprattutto in campo economico, per questo suscita curiosità un certo pathos della sinistra d’Oltremanica per l’Unione Europea.

Tuttavia, ciò che in superficie appare come una crociata europeista – “remain” nella campagna referendaria – in verità nasconde ben altro: infatti, i timori della classe politica vanno oltre la paura di un futuro fuori dall’UE, visto che la Gran Bretagna mantenendo l’autonomia monetaria si è sempre tenuta fuori dal progetto europeista fondato sulla moneta unica; ancora, anche il timore che le ripercussioni commerciali possano danneggiare il Regno Unito appaiono comunque opinabili, una volta assicurato il Deal con Bruxelles da una parte e dall’altra utilizzando una “relazione privilegiata” con gli Stati Uniti e il sistema del Commonwealth, i quali rendono anche in questo il caso Brexit unico ed irripetibile. Dunque, le paure percepibili nella classe politica, all’interno dei dibattiti della House of Commons, nascondono timori tutti proiettati alla stabilità interna e ne è una dimostrazione il fatto che le proposte di Deal naufragano tutte sulla questione del confine Nord Irlandese.

Difatti, l’Irlanda del Nord è come un vulcano a riposo, dopo secoli di attività lavica, ma il tappo è sottile e di tanto in tanto qualche scossa ricorda l’imminente pericolo. Lo sanno bene i parlamentari unionisti che hanno affrontato gli anni drammatici dell’I.R.A., dell’odio diffuso e delle violenze: basta poco ad accendere una miccia e molto sangue viene versato per tentare di spegnerla. Sanno bene come approfittarne gli scozzesi, pronti a minacciare eterni referendum sull’indipendenza, che il National Scottish Party sa di perdere aprioristicamente, sperando comunque di ottenere vantaggi da Londra.

Per questi motivi, l’accordo politico raggiunto che porterà il paese alle urne prima di Natale si preannuncia come una battaglia politica ben più ampia dell’orizzonte programmatico tradizionale: chi vincerà e sarà designato per recarsi dalla Regina a ricevere l’invito a formare il nuovo governo sarà colui che imprimerà il volto della nuova, ma sempre cara vecchia Inghilterra.

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