Ilyas Kashmiri è davvero morto oppure si tratta di un bluff?

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Ilyas Kashmiri è davvero morto oppure si tratta di un bluff?

08 Luglio 2011

Come ogni estate che si rispetti, anche questa porta con sé il suo mistero. Un mistero tetro, sordido e funereo: Ilyas Kashmiri è veramente morto? Oppure si tratta di un grande depistaggio internazionale fatto dai suio commilitoni? Ma andiamo per ordine: chi è Ilyas Kashmiri? E soprattutto: perché lo si dovrebbe volere morto? E chi lo avrebbe dovuto uccidere? Il personaggio è dentro una sceneggiatura che purtroppo abbiamo imparato fin troppo bene a conoscere in questi anni di ‘lunga guerra’ al terrorismo. Kashmiri è uno dei più pericolosi e operosi membri di al-Qaeda ormai da molti anni. Si presume sia stato responsabile, o sia stato coinvolto, in alcuni tra i più violenti attacchi terroristici in giro per il mondo.

A oggi è il quarto uomo più ricercato in tutto il Pachistan e pesa sulla sua testa una taglia da 5 milioni di dollari. Leader del Brigata 313 Harkat ul-Jihad al-Islami (HuJI), gruppo affiliato ad al-Qaeda, Kashimiri ha un passato da membro delle forze d’elite pachistane, il noto Special Service Group (SSG) benchè in un’intervista concessa Syed Saleem Shazad, Kashimiri abbia negato di esservi mai appartenuto (anche su Suyed Saleem Shazad si potrebbe e forse lo faremo scrivere un pezzo ma diremo soltanto che è stato corrispondente per l’Asia Times online e per l’italiana Adnkronos prima che il suo corpo fosse rinvenuto senza vita nella sua auto a Islamabad con segni evidenti di tortura sul corpo il 31 Maggio scorso).  

Cresciuto militarmente nel Kashmir pachistano, nel distretto di Mipur, Ilyas Kashmiri ha avuto un passato da addestratore militare di mujahideen afghani a Miranshah durante la guerra afghano-sovietica. Dopo il ritiro dell’armata rossa, Kashimiri tornò nel Kashmir dove, come membro del movimento HuJI, continuò a combattere per conto del governo pachistano contro l’India. Fu oggetto della dura repressione da parte del governo pachistano dopo le ondate di arresti messi in atto dai governi di Perzev Musharaf sotto impulso americano dopo l’11 Settembre. Accusato di aver congiurato e di aver partecipato al complotto per uccidere Musharaf, Kashmiri fu arrestato ma successivamente rimesso a piede libero per assenza di prove nel 2004.

Nel 2007 si rimette a combattere con la “sua” HuJI. In quest’ultimi anni lentamente il suo pensiero jihadista si internazionalizza, muovendosi dal puro irredentismo per il "Kashmir pachistano" in favore di una visione pan-islamica e qaedista. Questo, fino al fatidico 4 Giugno di quest’anno, quando le agenzie di tutto il mondo hanno dispacciato la notizia della sua morte, e operata con un attacco condotto con drone nel sud del Waziristan, parte della più ampia strategia del kill/capture messo in campo dal Joint Special Operation Command (JSOC), il colosso dell’anti-terrorismo dell’era del surge McCrystal-Petreaus in Afghanistan. 

Cosa significherebbe la morte di Ilyas Kashmiri se fosse confermata? Senza dubbio che con la morte di Osama bin-Laden lo scorso 2 Maggio per mano dei Navy Seals, al-Qaeda e affiliati siano apertamente in difficoltà. Se il JSOC ha riuscito a mandare un drone in posto preciso in una data e ora precisa, potrebbe banalmente voler dire che a Langley (o chi per loro) sono sempre più in grado di fare breccia nella "rete" e di ottenere informazioni utili per legittimi assassinii mirati di presunti terroristi. E il fatto che le abbiano ottenute queste informazioni, potrebbe significare certo che l’anti-terrorismo statunitense sia uscito rinvigorito dopo il successo dell’operazione “Arpione di Nettuno” che ha portato alla morte di bin-Laden. Ma forse significa anche che la rete di al-Qaeda e dei movimenti affiliati – come appunto il HuJI di Ilyas Kashmiri – si sentano sempre più dentro una palude che va bonificandosi e che l’Occidente nella parte del bonificatore possa iniziare a fare un bilancio positivo di questi duri, primi (e non ultimi) dieci anni di ‘lunga guerra’.