Immigrazione, Mantovano: “Contro il governo solo critiche pretestuose”
08 Maggio 2009
“Il rientro in Libia dei quasi 230 migranti salvati mercoledì scorso da tre motovedette italiane tra la Sicilia e Malta è avvenuto in completo rispetto e adempimento delle norme internazionali ed europee”. Il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano tagli corto quando difende l’azione del governo in materia di immigrazione clandestina dalle critiche che le organizzazioni non governative e le associazioni di difesa dei rifugiati hanno avanzato contro l’Italia. Rea di aver riaccompagnato i barconi carichi di immigranti verso i porti di partenza prima che entrassero nelle acque territoriali italiane.
“A differenza di quanto è stato diffuso sui giornali, sono state le autorità libiche a chiedere d’intervenire e hanno offerto la loro collaborazione nel salvataggio dei migranti partiti dalle loro coste”, sottolinea Mantovano. “Come sta succedendo già da troppo tempo – spiega il sottosegretario – Malta ha rifiutato la richiesta delle autorità italiane d’accogliere gli immigrati. Poco dopo è arrivata la proposta della Libia che è stata accolta con grande soddisfazione”. Per Mantovano infatti la domanda d’intervento della Libia “dimostra la buona volontà di Tripoli di rispettare l’accordo con l’Italia e, speriamo, di avviare una nuova fase di gestione dell’immigrazione clandestina”.
Il sottosegretario agli Interni non elude le polemiche sul rischio che, fra le persone respinte, ci siano individui bisognosi di protezione internazionale. “Abbiamo avuto rassicurazioni che anche nel porto di Tripoli ci sono esponenti delle organizzazioni umanitarie e di difesa dei rifugiati che garantiranno loro le assistenze necessarie”, spiega Mantovano. “L’Italia è il paese che, in proporzione alla media mondiale e all’Europa, ha più richieste d’asilo avanzate che vengono poi accolte. Non possiamo andare avanti così. Le critiche vanno bene, ma ci devono anche dare soluzioni alternative”.
La decisione adottata ieri dal governo libico d’accogliere i 227 migranti trovati a bordo di un barcone nella notte di mercoledì nel mare tra la Sicilia e Malta da tre motovedette italiane – due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza – aveva scatenato una valanga di critiche. Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) ha denunciato che nel respingimento il barcone l’Italia ha violato la Convenzione di Ginevra ed esposto i migranti a rischio di tortura e trattamento inumano nei Paesi di provenienza, violando così anche la Convenzione Europea sui Diritti Umani. “Ci auguriamo vivamente che questa rimanga un’operazione una tantum e non diventi una prassi – conclude il presidente del Cir Savino Pezzotta –, altrimenti tutto il sistema di protezione delle vittime di violenza e persecuzione in Italia e in tutta Europa viene messo a repentaglio”.
Si aggiunge alla polemica anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) che ha espresso in una nota “grave preoccupazione per la sorte di circa 230 migranti ricondotti in Libia senza un’adeguata valutazione delle loro possibili necessità di protezione internazionale. I salvataggi sono avvenuti a circa 35 miglia a sud-est di Lampedusa ma in acque maltesi”. L’Alto Commissario António Manuel de Oliveira Guterres ha rivolto poi l’appello alle autorità italiane e maltesi per “continuare ad assicurare alle persone salvate in mare e bisognose di protezione internazionale pieno accesso al territorio e alla procedura di asilo nell’Unione Europea”.
Il ministro degli Interni Roberto Maroni, dopo aver espresso la sua soddisfazione un’operazione che è “frutto dell’accordo che abbiamo raggiunto con la Libia e dell’intensa attività diplomatica che abbiamo portato avanti”, ha respinto nettamente le polemiche: “I migranti soccorsi a largo di Lampedusa e trasportati i in Libia non sono arrivati sul territorio nazionale italiano, ma appunto in Libia e lì ci sono le organizzazioni che potranno verificare se sono presenti richiedenti asilo”. “Se fossero arrivati in acque italiane – ha proseguito – sarebbe stato diverso, ma così siamo in linea con i trattati internazionali. Ciò che succede in altri Paesi non può essere preoccupazione del governo italiano, noi ci occupiamo di chi arriva qui”. Il ministro ha anche replicato alle preoccupazioni espresse dall’organizzazione “Save the Children” sulla possibile presenza di bambini a bordo dei tre barconi. “Non mi risulta – ha osservato – che ci fossero bambini a bordo”.
Per il numero uno del Viminale si tratta di una svolta nella storia dell’immigrazione clandestina: “Per la prima volta siamo riusciti a rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato in mare su tre barconi. Non è mai successo, finora dovevamo prenderli, identificarli, rimandarli nelle nazioni di origine. Per la prima volta la Libia ha accettato di prendere cittadini extracomunitari che non sono libici, ma che sono partiti dalle coste libiche”. Il ministro ha poi approfittato l’occasione per annunciare che il prossimo 14 maggio da Gaeta partiranno le sei motovedette cedute dall’Italia alla Libia per fare il pattugliamento di contrasto delle partenze di immigrati clandestini. Gli equipaggi libici, ha spiegato Maroni “sono in Italia da due settimane per fare l’addestramento: io sarò presente il giorno della partenza delle motovedette perché è un momento importante dei rapporti tra Italia e Libia”. A bordo delle imbarcazioni, ha aggiunto, “saranno presenti anche italiani con funzioni di addestramento ma non con compiti operativi”.
Chi promette battaglie legali è il partito dei Radicali che ha annunciato di voler denunciare il governo italiano “che non si è posto neanche il problema se fra quei 277 disperati ci fossero persone aventi diritto all’asilo politico; esseri umani che rischiano di andare a finire nelle mani di quel fine democratico che è Gheddafi e di essere sottoposti alle ‘cure’ di qualche altro tiranno africano”. “Questa volta – assicura una nota – non ci limiteremo all’interrogazione di rito ma presenteremo le necessarie denunce in sede internazionale per violazione delle norme sulla tutela dei richiedenti protezione internazionale”.
