Immigrazione. Scajola: “Regolarizzare ancora” ma la Lega frena
02 Agosto 2009
di Redazione
Non solo colf e badanti. Ci sono altre categorie di lavoratori, immigrati clandestini, che vanno messe in regola per far fronte alle carenze di personale di specifici settori sociali e produttivi. E per rispondere così alle esigenze di un’economia che cerca di uscire dalla crisi. Un esempio? Gli infermieri. Parola di Claudio Scajola.
Il ministro dello Sviluppo economico agita le acque nella maggioranza. E provoca la secca reazione della Lega. Ma non solo. "Ora basta", tuona Roberto Calderoli. Il Carroccio ha sopportato malvolentieri la crociata cattolica a favore di badanti e colf, ma la sua pazienza è al limite. Nel Pdl emerge una divisione trasversale, persino ai vecchi partiti. Se infatti Adolfo Urso, ex An e vice di Scajola, si schiera al fianco del "suo" ministro, Maurizio Gasparri (anche lui ex An) va giù durissimo: la proposta del responsabile dello Sviluppo economico "non esiste", "solo chiacchiere da ombrellone".
Secondo il capogruppo al Senato, "ulteriori regolarizzazioni per clandestini non sarebbero approvate" e anche "le procedure previste per colf e badanti dovranno essere sottoposte a severi controlli per stroncare inganni". Ma il problema c’è eccome, dice Scajola. "È giusto intervenire per sanare le situazioni più delicate, che non hanno nulla a che fare con la criminalità, come le badanti. E forse anche altre categorie di lavoratori", dice al Corriere della Sera. E poi, di fronte alle critiche, precisa: "Non ho proposto sanatorie per altre categorie oltre a badanti e colf ma, tenendo conto dello scenario, ho prospettato l’ipotesi che nelle sedi idonee si possa rendere necessario considerare altri interventi, ad esempio per coprire la carenza di personale infermieristico o di altri profili professionali necessari per le nostre imprese".
E – se Gasparri liquida come inesistente la proposta di Scajola e ricorda che per le esigenze delle imprese ci sono le quote della legge Bossi-Fini – c’è un pezzo di Pdl che la pensa all’opposto. Si tratta dell’area parlamentare più vicina alle posizioni del presidente della Camera Gianfranco Fini. Benedetto Della Vedova, ad esempio, apprezza "visione politica e buon senso" del ministro. È il tempo di passare dai "proclami ideologici" (della Lega) ad un po’ di "sano pragmatismo", aggiunge, estendendo la regolarizzazione anche "a quelle imprese e a quei lavoratori stranieri altrimenti condannati allo stato di ‘delinquenti’" dalla legge che introduce il reato di immigrazione clandestina. E non c’è tanto tempo da perdere, visto che il testo andrà in vigore l’8 agosto.
Ma quanti sono gli "irregolari" che potrebbero essere "sanati"? Della Vedova fa una stima di 250-300mila, sulla base delle richieste di assunzione relative al decreto flussi dei soli anni 2007-2008: "appena" il 10% degli immigrati regolari residenti in Italia. Persone impiegate soprattutto in imprese di costruzioni, nell’agricoltura, nel turismo, nell’industria manifatturiera e nel commercio al dettaglio. Un popolo di "pizzaioli, mungitori e magazzinieri" che, per il deputato del Pdl, non desta "alcun allarme sociale". Dunque, "non c’è ragione né economica né di ordine pubblico che sconsigli una misura di regolarizzazione che assicurerebbe risorse fiscali e contributive".
Idee che la Lega definisce solo "colpi di sole". "Non se ne parla – dice Calderoli – Per le badanti c’era l’emergenza legata ai vecchietti che non avevano altri strumenti per l’assistenza a casa, ma non si vede il motivo di altre sanatorie. Oltretutto adesso l’emergenza vera è il lavoro: pensare a nuove sanatorie vorrebbe dire regolarizzare nuova manovalanza destinata a incrementare la quota dei disoccupati e a far crescere la lotta tra i poveri". Ma il confronto sembra però destinato a riprendere in autunno.
