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Fuori controllo

Immigrazione: se l’Italia diventa una tendopoli

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E’ doloroso vedere l’Italia snobbata al G7 di Taormina come al G20 di Amburgo. Non accadeva da tempo di vedere un Presidente del Consiglio italiano col cappello in mano a chiedere aiuto in Europa, perché, all’improvviso, l’emergenza migranti è diventata insostenibile. Le responsabilità dei governi Renzi e Gentiloni sono enormi e il Pd è in confusione tale da alternare slogan leghisti a richieste di jus soli, la cittadinanza agli immigrati. 

Matteo Renzi è considerato bollito in Europa: basta leggere Eurointelligence di Münchau. L’incapacità dei governi Pd di difendere le frontiere italiane non piace alla Ue, né agli americani, da Bill Gates a Trump. Il G20 di Amburgo in Germania si è chiude sottolineando il diritto sovrano degli Stati di gestire e controllare i loro confini e stabilire politiche nell’interesse della sicurezza nazionale. Forse adesso l’Italia ufficiale capirà che è davvero finita un’epoca.

Minniti parla di tendopoli e i rischi a cui va incontro il Paese sono inimmaginabili. Inutile tentare un giro di valzer, come fa il Corriere, criticando Angela Merkel e aprendo a Trump, finora considerato un osceno populista. La Merkel è un’ottima diplomatica, e ad Amburgo si è destreggiata bene con Putin, Trump e Xi Jiping. “Why We Need Trump and Putin To Get Along” (“Perché abbiamo bisogno che Trump e Putin vadano d’accordo”) ha titolato lo Spiegel alla vigilia del summit, chiedendo a Trump di smetterla con i toni da guerra fredda usati in Polonia. 

Trump venderà alla Polonia missili Patriot, ma, come sappiamo, la Polonia teme i russi quanto i tedeschi e, quindi, diventa centrale per bloccare qualsiasi tentazione tedesca o russa di espansione. Come scrive Politico, Trump persegue ad Amburgo gli obiettivi annunciati in campagna elettorale. Ad Amburgo si è decisa la tregua per la Siria e, soprattutto, Merkel, Putin e Macron hanno deciso il cessate il fuoco in Ucraina orientale. Poroshenko non è stato invitato ad Amburgo e questo l’ha deciso Angela Merkel, che ha organizzato il G20. Nei guai ci siamo noi, e questa volta non ci salverà la guerra fredda.

Trump, Putin e Xi dialogano tra loro benedetti da Kissinger. L’Ue non è la Croce Rossa. Germano Dottori, consulente di Limes, docente alla Luiss, ha ricordato su twitter che i nostri attuali partner europei non volevano l'Italia dentro Schengen, fummo ammessi solo nel 1997, dopo che Prodi, premier di centrosinistra e cattolico, fermò gli sbarchi albanesi con un blocco navale nel quale fu speronata e affondata un’imbarcazione albanese che non aveva rispettato lo stop. La paura degli Stati europei era che l'Italia non sarebbe stata capace di difendere le frontiere e avrebbe fatto entrare di tutto. 

Paesi come la Gran Bretagna, l’Olanda, la Francia, la Germania, il Belgio, erano già pieni di immigrati negli anni Novanta. Il Regno Unito e le nazioni europee con colonie e imperi, con la decolonizzazione, decisero negli anni Sessanta di continuare ad avere rapporti con le ex colonie tramite l’immigrazione. Non aprirono all’immigrazione per ragioni umanitarie, ma per interesse, come ripeteva Giovanni Sartori. Gli ex-imperi europei hanno immigrati dalle ex-colonie e non vogliono certo migranti di ogni tipo arrivati in Italia da ogni parte. Né il Pd, né l’intellighenzia, infatuati del marxismo e poi di un Obama immaginario, hanno la testa per capire questi aspetti delle relazioni internazionali.

L’Italia ha avuto per pochi anni un piccolo impero, perso con la sconfitta del ’45, e non ha una mentalità imperiale. Recuperò la Libia nel 1969 con Gheddafi, ma non ha mai creato istituzioni per formare classe dirigente libica e legittimare la Giamahiria di Gheddafi. Tony Blair progettava di legittimare la Libia con Saif Gheddafi, il delfino del rais, PhD a Londra, alla LSE, con una tesi sulla modernizzazione della Libia. I figli delle più importanti tribù libiche andavano a studiare in Inghilterra, non in Italia, e questo dice tutto. Berlusconi aveva firmato un partenariato e importanti accordi economici, ma il premier da noi conta poco, e nel 2011 Napolitano, come tutta la sinistra, volevano la guerra contro la Libia, decisa da americani, britannici e francesi. "Odyssey Dawn" finì con l’uccisione di Gheddafi, lasciando nel caos la Libia, la porta dell’Africa.

Certo, nel XIX secolo, come osserva Domenico Quirico sulla Stampa, non c’era il caos di adesso nel Mediterraneo: sembra di essere ripiombati nel XVI secolo. Mentre si attendono nuovi sbarchi e si parla di tendopoli, mentre le nazioni europee chiudono le frontiere e Haftar, sostenuto dalla Nato araba, ha appena liberato Bengasi, sempre in Libia, è il caso di chiedersi se l’Italia in questo grande disordine del Mediterraneo non stia rischiando una deriva libanese. Soltanto il pensiero di come fu ridotto il Libano trasformato in campo profughi dagli anni Settanta agli anni Novanta, terreno di battaglia di varie guerre e delle intelligence di tutto il mondo, dovrebbe indurci a trovare una soluzione per evitare una tale catastrofe.

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