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Immigrazione, vecchie norme spacciate per novità

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Il ddl del governo sull’immigrazione si basa su presupposti falsi – il presunto fallimento della legge Fini Bossi –, che sono smentiti dai dati e dalla realtà; il bilancio di quel testo normativo, nella sua oggettività, descrive un notevole aumento di immigrati regolari presenti in Italia, un effettivo inserimento di gran parte di loro nel mondo del lavoro e nel circuito assistenziale, e al tempo stesso un decremento di arrivi di clandestini, con la garanzia della effettività di una parte significativa delle espulsioni disposte (tenendo conto dell’attiva opposizione praticata sul punto da fasce consistenti dell’autorità giudiziaria).

Al contrario, nel suo anno di esistenza in vita, il governo Prodi si è rivelato assolutamente incapace di gestire l’applicazione del decreto flussi, e cioè gli ingressi regolari (a differenza di quanto accadeva negli anni precedenti), moltiplicando i ritardi e le code davanti agli sportelli. Il ddl conferma misure già contenute nella stessa Fini Bossi, spacciandole per novità: penso al decreto flussi triennale, che le norme attuali prevedono – per l’appunto, per un triennio – in termini di programmazione generale, ma tale da non poter sostituire un decreto annuale, se si vuole restare agganciati alle richieste del mercato del lavoro; come si fa a fissare nel 2007 il numero di braccianti agricoli extracomunitari di cui ci sarà bisogno nel 2010? Penso anche ai c.d. “talenti”, per i quali la Fini Bossi contiene già forme di ingresso privilegiato, più volte concretamente applicate in deroga ai meccanismi delle quote.

Piuttosto, il ddl introduce novità devastanti: si può davvero pensare che un clandestino, che spende dai 4000 ai 5000 dollari per arrivare in Italia, poi accetti volontariamente di tornare indietro, come prevedono le nuove disposizioni? Solo perché glielo chiedono Ferrero e Amato? Come si fa, nello stesso tempo, a “rendere effettivi i rimpatri” e a “superare l’attuale sistema dei Cpt”? Complimenti, poi, per la reintroduzione dello sponsor, di un meccanismo, cioè, che renderà legale quello che avviene oggi illecitamente, per esempio, per gli ingressi clandestini dei cinesi: un garante paga, ma l’immigrato lavora gratis e in condizioni di schiavitù fino a quando non ha saldato il debito. Infine, quale è la compatibilità delle nuove disposizioni con le consolidate linee guida dell’Unione Europea in tema di immigrazione? Il governo italiano pensa davvero che Bruxelles non avrà nulla da osservare su questo pasticcio pseudobuonista?

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3 COMMENTS

  1. On. Mantovano,

    è più che
    On. Mantovano,

    è più che mai necessario che il centro-destra sia totalmente compatto, soprattutto al Senato, nell’opposizione al decreto Amato-Ferrero.

    La filosofia dell’immigrazione giusta per TUTTI i paesi europei è quella di uno dei punti cardini del programma di Nicolas Sarkozy: “l’immigration choisie”, l’immigrazione selezionata.

    Cordiali saluti

  2. E’ proprio quando si occupa
    E’ proprio quando si occupa di politiche migratorie che il nostro governo da il meglio di sè manifestando al massimo la propria totale irresponsabilità….

    Spero che TUTTA l’opposizione faccia SERIAMENTE le barricate contro questo ddl che secondo me è impopolare anche fra buona parte degli elettori moderati di centrosinistra (perlomeno secondo la mia esperienza).

    Ad ogni modo non bisogna dimenticare che la Bossi-Fini ha comunque le sue imperfezioni, andrebbe corretta e resa più efficiente….

  3. Attenzione, i problemi sono altri
    Se per ridurre i clandestini si legalizza gli illegali… questa è la strada giusta.
    Se è vero che l’Italia ha ed avrà bisogno di manodera, con questa giustificazione dimentichiamo due cose fondamentali:
    – il serio problema della falsa integrazione. Solo di facciata (e neanche tanto), quando in realtà intere categorie di immigrati poco o nulla hanno a che fare con l’Italia. Parliamoci chiaro: la maggior parte degli immigrati odia l’Italia e gli italiani.
    – la difesa della nostra identità. Ricordiamoci che gli immigrati sono ospiti, da trattare come tali in base alla ns civiltà, però casa nostra è casa nostra e l’immigrato deve aver chiaro che per rimanere in Italia deve attenersi alle nostre condizioni.

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