Imposte record e più italiani a rischio povertà ma Fmi & Co. non hanno dubbi: tassate!

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Imposte record e più italiani a rischio povertà ma Fmi & Co. non hanno dubbi: tassate!

26 Marzo 2018

Avete voluto spendere e spandere? E ora, tassate! La musica che viene da Ue, Ocse e Fondo Monetario internazionale suona più o meno lo stesso spartito: aumentare le tasse su immobili, proprietà e consumi. Ovviamente tutti parlano di “misure per incentivare la crescita” ma è difficile pensare come si possa stimolare la ripresa se i soldi vanno nelle tasche del fisco.

Per il Fmi l’Italia deve andare verso “una riforma fiscale improntata alla crescita”, che tradotto significa aumentare Imu e Tasi per “sfruttare completamente il potenziale delle tasse sulla proprietà”. Stessa melodia (si fa per dire) da parte dell’Ocse: “spostare la tassazione verso la proprietà immobiliare rivedendo i valori catastali”. E l’Ue, che da tempo insiste sulla questione, tenendo d’occhio i nostri conti pubblici, si accoda a questi accorati appelli chiedendo più tasse su proprietà e consumi. E poco importa se l’Italia negli ultimi anni ha subìto un aumento dell’imposizione patrimoniale sugli immobili senza precedenti, passando dai 9 miliardi agli attuali 21 di Imu e Tasi, contribuendo in questo modo al crollo dei valori immobiliari. Così come poco importa se, come si legge nell’ultimo rapporto della Cgia di Mestre, con tasse record e una spesa sociale tra le più basse d’Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale abbia raggiunto livelli di guardia molto preoccupanti: tra il 2006 e il 2016 è aumentato in Italia di quasi 4 punti percentuali, raggiungendo il 30% della popolazione. In pratica, le persone in difficoltà e deprivazione sono passate da 15 a 18,1 milioni.

Non solo. Sempre nell’ottica di una “riforma fiscale”, sul fronte pensioni il Fmi ha proposto anche il taglio della quattordicesima e parte della tredicesima, stringendo le maglie sulla reversibilità per i superstiti, ricalcolando le “vecchie” pensioni erogate ancora con il metodo retributivo e dando un giro di vite sulla rivalutazione periodica degli assegni.

Insomma, la musica è sempre la stessa: se non si riesce (o non si vuole) tagliare la spesa pubblica, il risultato naturale è che tutti ci chiedono di aumentare le tasse. Tassa e spendi, d’altronde, è la classica ricetta economica della sinistra. E non è un caso se gli ultimi due commissari alla spending review prima dell’attuale Gutgeld (Pd) assunti dal Governo Renzi, Perotti e Cottarelli, sono andati via poco dopo sbattendo la porta praticamente per lo stesso motivo: mentre si cercava di ridurre la spesa, qualcuno faceva passare provvedimenti che la aumentavano. Altro che crescita! E così alla fine a pagare sono sempre i cittadini. Poi non ci si deve stupire se aumenta l’evasione fiscale, non tanto perché crescono i disonesti quanto perché mancano i soldi per pagare le imposte, dato che buona parte sono già nelle mani del Fisco.