Imu, Sacconi: 4 miliardi in meno di prelievo rispetto al 2012
21 Novembre 2013
Secondo il Presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi: "È stato positivo l’avvio di esame del provvedimento di cancellazione della seconda rata dell’Imu, inclusa l’ipotesi di estenderla ai terreni agricoli. E’ evidente che la decisione è presa e che si tratta ‘solo’ di individuare le coperture più idonee. Gli italiani possono sapere con certezza che non dovranno preoccuparsi della seconda rata, con la conseguenza che il prelievo sugli immobili nel 2013 scenderà rispetto al 2012 di circa 4 miliardi di euro".
Sulla Legge di Stabilità, Sacconi spiega, "La legge viene purtroppo letta da taluno con la lente deformata dell’obiettivo di andare a votare quanto prima. Nelle difficili condizioni della nostra economia e della nostra società dovrebbe invece prevalere un positivo concorso di tutti alle cose possibili che, per quanto ci riguarda, si collocano lungo i due binari già tracciati per il prossimo triennio: la razionalizzazione delle spese delle pubbliche amministrazioni e la riduzione della pressione fiscale".
"Gli emendamenti devono concorrere a rafforzare questa impostazione con particolare attenzione a quel 60 per cento delle spese correnti che è dei Comuni e delle Regioni," prosegue il senatore, "le cui inefficienze non possono scaricarsi sulle persone e sulle imprese, come è accaduto nel 2012 quando hanno abusato della maggior capacità impositiva riconosciuta sia per quanto riguarda gli immobili che i redditi delle persone fisiche e delle imprese".
"Renzi sa che il patto di stabilità interno è un obbligo perché tutti devono concorrere al controllo dell’indebitamento complessivo dello Stato e proprio il suo Pd negli ultimi 40 anni ha difeso il criterio della spesa storica che ha penalizzato i comuni virtuosi", conclude Sacconi. "Il sindaco di Firenze non è estraneo quindi a ciò che si deve fare per costringere i comuni ad associare le funzioni fondamentali, a limitare il prelievo sugli immobili, ad organizzare le spese secondo i fabbisogni standard – cioè criteri ottimali – definiti dal federalismo fiscale così come Regioni e comuni devono cancellare molte loro società partecipate inutili o liberalizzare servizi pubblici inefficienti e costosi".
