In Abruzzo si riaccende il dibattito sull’area metropolitana
23 Settembre 2011
di V. F.
Se ne parla da anni ormai. E ciclicamente il discorso assume anche il carattere dell’urgente, salvo poi tornare nel dimenticatoio, fino alla successiva rispolverata. Oggi più che mai, con il dibattito sull’abolizione delle province, la fusione dei piccoli comuni e il federalismo fiscale che tiene banco nella politica nazionale.
Del resto almeno un duplice ordine di motivi, sembrerebbe essere giunto il momento di rendere concreto,o per lo meno provare a rendere concreto, ciò che finora è rimasto solo un progetto su carta. Le due circostanze che lo imporrebbero sono l’urgenza di imprimere una svolta di competitività al territorio e il processo, ormai irreversibile, di revisione federalista degli enti locali. Ma più in generale ci sarebbe davvero un gran bisogno di una riorganizzazione amministrativa e dei servizi di un’area, come quella urbana pescarese. Di ipotesi ne sono state avanzate diverse, ed è stato fatto anche un passo concreto, nel 2009, con l’approvazione del Pumav, il Piano urbano della mobilità di area vasta, che ha riguardato la riorganizzazione del territorio in diversi comuni dell’area pescarese e teatina.
Le città che si vorrebbe coinvolgere sono Pescara, Montesilvano e Spoltore: questi tre comuni, messi insieme, formerebbero un’entità di quasi 200mila abitanti. E c’è già un nome: “Nuova Pescara”. Ma c’è anche chi, come il presidente della provincia di Pescara, Guerino Testa, che sulla questione si interroga già da tempo, ritiene che in realtà, se non sulla carta, ma certamente nei fatti, una vasta area che supera i confini comunali esiste già e da Silvi arriva a Francavilla, passando per Montesilvano.
La prima ipotesi (Pescara, Montesilvano e Spoltore), piace, invece, alla Fondazione PescaraAbruzzo e alla Camera di Commercio di Pescara. A spiegarlo è Roberto Mascarucci, docente alla facoltà di Architettura dell’Ateneo di Pescara G. D’Annunzio: “La creazione di una nuova realtà urbana di quasi 200mila abitanti, più grande di Ancona e quasi uguale a Bari – dice – permetterebbe di creare una piattaforma urbanizzata altamente competitiva in grado di mettersi in luce al livello europeo. Allo stesso tempo permetterebbe di ottimizzare i servizi attraverso una organizzazione sinergica delle risorse”.
A prescindere dai territori interessati, questo tipo di riflessione è anche in linea con le direttive europee. Il Manifesto di Lisbona del 2007 e il quadro programmatico 2007-2010 dell’Ue, individuano nelle piattaforme urbane organizzate le unità di riferimento per l’organizzazione dei servizi sul territorio. Una formula che per il presidnete della camera di Commercio di Pescara, Daniele Becci, è stata sperimentata con successo dai Paesi emergenti come il Brasile, l’India e la Cina. “Anche Pescara – ricorda Becci – è nata dalla funzione di due comuni diversi. Quindi, in un certo senso, ne è un primo esempio”.
Su un punto, comunque, sono tutti d’accordo: i metodi. Escluso qualsiasi tentativo di imposizione, si tratta piuttosto di assecondare un processo in qualche modo “spontaneo”. Per il presidente della Provincia, Guerino Testa, è importante aprire un dibattito tra istituzioni, forze politiche ed economiche. “Non si può prescindere dalla valutazione di tutti coloro che svolgono un ruolo attivo nella società – spiega -. Penso alle Asl, alle Camere di commercio, ai sindacati e alle associazione di categoria. E soprattutto, se vogliamo affrontarlo seriamente, dobbiamo fare un ragionamento su tutte e quattro le province, perché parliamo sempre di una regione di un milione e 300mila abitanti. Se è un discorso si vuole perseguire, dunque, ma va fatto in maniera omogenea. Senza tra l’altro escludere i piccoli centri, che sono la forza di ogni territorio”.
