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Morti 36 cristiani negli scontri dell'altro ieri

In Egitto i copti continuano a morire. La primavera araba è un vago ricordo

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Una nuova ondata di scontri sta attraversando l’Egitto retto dalla giunta militare del maresciallo Hussein Tantawi. Trentasei i morti copti, più di duecento i feriti. Tutto è iniziato ieri con una manifestazione copte nel quartiere di Shubra, la nord de Il Cairo, prima che le proteste si muovessero davanti a palazzo Maspero, sede della rete televisiva di Stato, dove un altro gruppo di cristiani copti si erano raccolti in segno di protesta per richiedere le dimissioni del governatore della provincia di Aswan, Mostafa al-Sayed, il quale ha autorizzato, sul finire di Settembre, la distruzione di una chiesa nella sua provincia, nel sud dell’Egitto.

Nuovi scontri tra musulmani e copti si sono poi verificati nei pressi dell'ospedale in cui sono stati ricoverati i feriti. La protesta dei copti al Cairo era stata annunciata nei giorni scorsi e avrebbe dovuto radunare decine di migliaia di fedeli in piazza Tahrir per una manifestazioni contro il capo del Consiglio Supremo della Difesa, maresciallo Hussein Tantawi, accusato di non essersi impegnato per far rispettare i diritti dei cristiani egiziani da parte della maggioranza musulmana (i copti in Egitto sono circa il 10 per cento della popolazione, di 80 milioni di abitanti).

I cristiani copti sono convinti dell'esistenza di un accordo tra i militari che detengono il potere in Egitto dalle dimissioni dell'ex presidente Mubarak, cioè dall'11 febbraio scorso, e il gruppo di potere dei Fratelli Musulmani, l'unica forza organizzata che sarebbe in grado di partecipare alle elezioni legislative fissate per il 28 novembre prossimo.

Sulla scia delle notizie che provenivano dall'Egitto, il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, ha chiesto che l'Unione Europea condanni la morte dei cristiani egiziani e ha invitato le autorità religiose del Cairo a impegnarsi per garantire la libertà di culto in Egitto.

Lo stato della situazione politica egiziana capovolge la pretesa che le rivolte arabe - e in particolare quelle egiziane - fossero il preludio di una stagione araba alle primavere europee ottocentesche e novecentesche. La transizione egiziana, soprattutto negli ultimi mesi, sta infrangendo questo mito e ciò avviene, malgrado tutto, di fronte alla dura realtà dei fatti: la calda primavera pro-democratica egiziana si sta trasformando in un freddo autunno della restaurazione.

I segnali sono innumerevoli, e sfatano molti dei miti iniziali che avevano laccato le rivolte anti-Mubarak. Il primo mito è la natura non anti-israeliana della rivolta egiziana. Lo scorso 10 Settembre, infatti, l’ambasciata israeliana a Il Cairo, è stata attaccata e saccheggiata da una folla inferocita di manifestanti, senza che le forze di sicurezza egiziane abbiano mosso un dito per scoraggiare l’attacco.

Secondo mito della rivolta egiziana: le dimissioni di Mubarak avrebbero aperto un varco all'emancipazione femminile. Questo giornale ha dato conto delle felici eccezioni nel panorama politico odierno (Bothaina Kamel e la sua candidatura alle prossime presidenziali, semmai ci saranno), ma nel profondo della società egiziana continuano a manifestarsi delle pulsioni anti-femminili più che preoccupanti. Come scordare i test di verginità a cui hanno dovuto sottostare le ragazze egiziane che furono arrestate a piazza Tahrir nel Marzo scorso.

Un altro sintomo del 'freddo autunno' della restaurazione autoritaria egiziana è l’emigrazione in massa dei cristiani coopti. Secondo un rapporto pubblicato dall’Egyptian Federation of Human Rights a firma Naguib Gabriel, circa 93.000 cristiani copti potrebbero aver lasciato il paese, e la cifra potrebbe raggiungere le 250.000 unità entro la fine dell’anno. Destinazione: Stati Uniti, Europa e Australia.

La strategia dello scontro interreligioso (e a questo punto tra militari e minoranze religiose) finirà per avvantaggiare la possibilità che la giunta militare mantenga il potere, dando a Tantawi e al Supremo Consiglio Militare la scusa per  rallentare il processo elettorale e con esso il passaggio del potere in mani civili. Non resta che prenderne atto. Dura veritas, sed veritas.

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13 COMMENTS

  1. Primavera araba: work in progress
    In Occidente political correctness, dezinformatsia musulmana e wishful thinking al lavoro in sinergìa.

  2. Primavera Araba
    le notizie che arrivano dall’Egitto purtroppo, mi
    sembrano tanto di ”Fondamentalismo Islamico”. Altro che democrazia e progresso!

  3. l’estate di S. Martino
    La Primavera Araba, frutto della fantasia dei “giornalisti” del giorno d’oggi, sensibili soltanto ad un aumento degli indici di ascolto con sparate sensazionalistiche si sta rivelando per quello che e’ sempre stata, una rivolta per il pane. La societa’ mediorientale e’ ben lungi dal liberarsi dalla componente islamica che si identifica con le istituzioni stesse. Quando i moti saranno diretti contro le guide religiose allora si potra’ parlare di primavera araba, per ora accontentiamoci soltanto di una piccola estate di S. Martino.

  4. Guardi, non è censura. Il
    Guardi, non è censura. Il problema è che i suoi commenti sono, la maggior parte delle volte, sgradevoli, offensivi e quasi di cattivo gusto. Lei ha un problema di stile. Cordialmente.

  5. Il risveglio dell’Islam
    Il risveglio dell’Islam radicale, se mai sarà, risulterà una ovvia e naturale conseguenza dell’atteggiamento dell’occidente che ha foraggiato, pagato ed armato oppressori e tiranni per decenni. Mi sembra giusto che, se potranno autodeterminarsi, votino coloro che non garantiscano più alcuna sudditanza e lecchinismo ai neoimperialisti rappresentati dalle lobby sioniste e dai loro protettori. Un Islam rinnovato, saldato ad un neo nazionalismo arabo, è quello che ci vuole pe sottrarre le popolazioni arabe ai nostri sporchi giochi coloniali. Almeno si scelgano da soli di che morte morire!

  6. Non è censura?
    In fatto di stile, ti potrei fare una raccolta antologica di cosa appare in altri commenti: quando attaccano me, lasciate passare… Quando io faccio delle critiche, oggettive, senza attaccare nessuno, allore è stile… Intendiamoci, non è che io non possa vivere senza scrivere per voi commenti, che erano sostanziali e che non sto ora a riscrivere, avendoli voi censurati (!). Per vostra istruzione, vi mando un’altra campana sulla Siria:
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9124&mode=&order=0&thold=0

    Istruitevi, se volete sapere qualcosa. Ma non ingannate la fede pubblica, con articoli come quelli che avete qui pubblicato

  7. Krauthammer
    Ferrazzani, non è lei che mi aveva mandato da Krauthammer? Me lo sono studiato quanto basta. Ha letto quello che no ho scritto? È in grado di replicare? A che titolo mi invitava a leggere un articolo che solo lei sapeva dovesse uscire? Dunque, mi voleva indirizzare sul “retto pensiero”? Mi voleva “rieducare”? Certo, se qualcuno tenta di prendermi per i fondelli non è che non me ne accorga. Evito gli insulti da codice penale, ma lo stile è sempre quello adeguato alle circostanze… Se poi pensa al mare di bugie che sta circolando sui media, incluso il presente, sentir parlare di stile davanti a morti ammazzati… beh!

  8. Piccola lezione sulla censura
    Glielo spiego in diritto cosa è censura. Se io, egregio Ferrazzani, mi mettessi a scriverle qualcosa di oltraggioso sulla sua persona (che neppure conosco) o sulla sua famiglia, o su terzi, credo che avrebbe non solo il diritto ma anche il dovere di non approvare il commento. Ma se i miei commenti hanno il solo torto di non piacere a lei, che mi ha fatto sapere di amare Krauthammer, questa è esattamente censura. Forse è nel codice di utilizzo de l’Occidentale che tutti quelli che lasciano dei commenti devono essere obbligatoriamente d’accordo con contenuti che voi rendete pubblici immettendoli in rete? Potete anche scriverlo: qui si ammettono ed approvano commenti rigorosamente sionisti ed in sintonia con la linea politico editoriale del direttore Loquenzi. Uno lo sa ed evita di perdere tempo… Consideri infine che non sono io che devo improntare il mio stile ai suoi gusti, ma è l’Occidentale che è principalmente responsabile delle enormità che va pubblicando ogni giorno inquinando la formazione della pubblica opinione, ovvero enormità che io ritengo tali e che in quanto tali critico in piena armonia con l‘art. 21 della costituzione ed esercitando così una funzione di interesse pubblico, a tutela di cittadini ignari e meno avvertiti. Vi professate “liberali”, ma non vi dimostrate liberali… Chiaro? O devo ancora spiegarle, egregio Ferrazzani, se è lei il Moderatore Unico, che lei ha esercitato censura nei miei confronti, quando non lo ha fatto in casi ben più gravi… (altro che stile!) Non mi offendo, se mi si dice: no, tu no, ma mi offendo se mi si vuol prendere per i fondelli. Forse lei non comprende che immettere nella rete contenuti pubblici, comporta responsabilità in pubblica fede per chi li immette, maggiori di quanti si limitano a leggerli e potendo a commentarli e criticarli… Inoltre, l’Occidentale è a quel che pare struttura partitica o parapartitica. Questo significa che entra in campo anche l’art. 49 della costituzione, dove se va a leggere trova che il diritto di critica politica non è una graziosa concessione fatta da Ferrazzani o chi per lui al cittadino, ma è un preciso diritto del cittadino, che Ferrazzani ha cancellato violando appunto gli artt. 21 e 49. Il fatto ha delle aggravanti se fra i “donatori”, di cui mi scrive altrove Loquenzi, vi sono “soggetti pubblici”, se cioè una sola lira di denaro pubblico va a finire all’Occidentale e chissà se direttamente come emolumento allo stesso Ferrazzani: cosa tanto più grave quanto disdicevole. Spero di averla un poco istruita in educazione civica e politica… Le riesce gradito questo commento o non incontra i suoi personalissimi gusti?

  9. L’inverno continua
    Aspettate, conosco già la risposta dei vari Pisapia occupanti Quirinale, Palazzo Chigi, Casa Bianca e S.Pietro: bisogna fermare la violenza, bisogna integrare, la violenza non c’entra nulla con l’islam, non siamo in guerra con l’islam, viva la tolleranza blabla…
    Three things about islam: http://www.youtube.com/watch?v=Ib9rofXQl6w

  10. Mark Glenn: in quale stile lo si può raccontare in Occidente?
    Deploro che siano state censurate le mie tempestive annotazioni a caldo. Le stesse cose le trovo dette da un noto politologo americano. Io le avevo intuite. Lui invece dà i documenti. Peccato… Non posso credere che la censura non fosse intenzionale. Non riscriverò però le stesse cose… Chi vuole se li cerchi sul web inglese: Mark Glenn.

  11. In tempo reale dalla Siria
    Enorme manifestazione in Damasco in favore di Assad. Perfino gli ebrei dela Siria manifestano in favore di Assad, diceva il corrispondente. Rivogliono le alture del Golan da Israele, illegalmente occupate nel 1981 (1982). Manifestano sia a favore di Assad che contro Israele…

  12. Critica agli argomenti di Glenn
    Ho trovato in rete un’intervista di Mark Glenn (buono, Carbonaro, sto facendo, come dici tu,” critica agli argomenti” di Glenn e spero che ciò non “faccia paura” nemmeno a lui:-) ) che ognuno potrebbe facilmente reperire usando come parole chiave Mark + Glenn + Egitto + Israele. La tanto decantata “base documentale” di Glenn sarebbe – cito dalle spiegazioni che danno i curatori dell’intervista – solo un “manifesto” di un tal Oded Yinon dal titolo «Il piano sionista per il Medio Oriente», adottato e pubblicato dall’Organizzazione Mondiale Sionista nel 1982, in cui l’autore propone la trasformazione di Israele in potenza imperialista regionale per mezzo dell’attuazione di un piano per la frammentazione del Mondo Arabo «in un mosaico di gruppi etnici e confessionali più facilmente manovrabili» (p. 107 della versione originale). Chiosa Glenn, a proposito degli scontri al Cairo che vedono coinvolti i cristiani copti:”… qui c’è un solo beneficiario che si avvantaggerà di un eventuale conflitto, ed è la Lobby ebraica mondiale – tanto per chiamare le cose con il loro nome.”. Ecco, l’unico argomento su “base documentale” di Glenn è il famigerato principio del “cui prodest” e la riesumazione del Complotto Planetario Demo Pluto Pippo Paperino Masson Giudaico, chiudendo entrambi gli occhi sui fattori INTERNI alla società egiziana (assenza di democrazia, prepotenza degli estremisti islamici e, non ultimo, possibili colpi di coda degli affiliati al vecchio regime di Mubarak che hanno tutto da guadagnare dal caos)…ma per favore, se quello è un politologo serio io sono Marilyn Monroe!:-)

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