Home News “In Egitto i democratici esistono e sono i migliori di tutti”

La rabbia del Cairo

“In Egitto i democratici esistono e sono i migliori di tutti”

Come è noto, il Professor Bernard Lewis è il decano degli storici del Medio Oriente. Molti tra noi ritengono che conoscere i suoi libri, i suoi articoli, le sue idee, sia indispensabile per una comprensione delle questioni mediorientali. La National Review si ritiene molto fortunata a poterlo annoverare tra i suoi amici. È stato tra l’altro una star delle nostre crociere (compresa quella del novembre scorso).

Ho appena finito di parlare con il Professor Lewis al telefono. Si trova in Medio Oriente, una regione in cui attualmente a destare maggiore preoccupazione è l'Egitto. Io sono a New York, una città in cui la massima fonte di agitazione è l’eventualità di una nevicata.

Lewis come prima cosa dice che “è troppo presto per esprimere un giudizio definitivo”- un giudizio definitivo sulla situazione in Egitto. È troppo intelligente e ha troppa esperienza per sbilanciarsi eccessivamente mentre gli eventi sono ancora in corso. “Le cose sembrano andare un po’ meglio di quanto andassero qualche giorno fa - dice -  ma potrebbero andare anche molto peggio”.

“Le alternative più immediate non sono molto attraenti.” Quali sono? “La continuazione, in qualche altra forma, dell’attuale regime, o la presa del potere da parte dei Fratelli Musulmani. Ovviamente, la prima opzione è la migliore”.

Stiamo assistendo ad una rivolta democratica? “In questo contesto non so cosa potrebbe significare ‘democratico’. Sicuramente si tratta di una rivolta popolare.” Gli egiziani stanno patendo contemporaneamente la mancanza di libertà e la necessità di beni materiali essenziali. (Spesso le due cose vanno insieme.) “La situazione economica in Egitto è davvero drammatica. Un’ampia percentuale della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà”.

Ecco poi un aspetto da non trascurare: “Il fatto che questo regime”, il regime di Mubarak, “abbia buone relazioni con gli Stati Uniti e Israele, sembra avere come unico effetto di screditare l’idea che si possano avere buone relazioni con gli Stati Uniti e Israele."

Ed ecco la domanda del momento: l’Egitto del 2011 è come l’Iran del 1979? Lewis: “Sì, ci sono alcune somiglianze. Spero però che non ripeteremo gli stessi errori.” La presidenza Carter gestì gli eventi in Iran “miseramente”.

L’Amministrazione Obama dovrebbe ragionare, come dovremmo tutti, così: “Ad oggi, in gran parte del Medio Oriente, la comune percezione è che gli Stati Uniti siano amici inaffidabili e nemici disarmati. Credo che vogliamo dare l’impressione opposta”: amici affidabili e nemici pericolosi. “Questa è la maniera in cui bisogna riuscire a farsi percepire”.

Le rivolte sono contagiose, e infatti lo sono state. La Tunisia ha fatto precipitare la situazione in Egitto. “Un paese caccia il suo tiranno, e tutti gli altri sono immediatamente incoraggiati a fare lo stesso”. Chiedo se anche i giordani si rivolteranno. Lewis mi risponde: “dipende da cosa accadrà in Egitto”. Osserva che “molti dei sedicenti amici della regione sono cleptocrazie inefficienti. Ma sono molto meglio degli islamici radicali.” I democratici, in ogni caso, sono i migliori di tutti: “e i democratici esistono”.

Traduzione di Carolina de Stefano

Tratto da National Review
 


 

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1 COMMENT

  1. MACCHÉ DEMOCRAZIA!
…
    …sempre che per democrazia non s’intenda il governo delle maggioranze, o delle masse, indipendentemente dai valori propugnati e sostenuti, il che renderebbe certamente democratici i bolscevichi, i fascisti, i nazisti e i maoisti: erano certamente grandi masse, più o meno oceaniche.


    Il sinistro innamoramento con le masse, come se il numero in sé fosse portatore di valori, è alquanto penoso. Ci si dimentica l’ingiunzione biblica “non seguite le masse (o maggioranze) per fare il male”… o per i più laici, le messe in guarda di Platone, che già aveva capito l’inevitabile scivolamento nella tirannide della democrazia… Infatti, il valore non deve essere la democrazia, ma la LIBERTÀ, come bene insegna la Costituzione USA.


    Mi chiedo, in quanto ai fatti d’Egitto, quanti abbiano visto il sondaggio Pew del Giugno 2010, fatto quando l’Egitto era ancora “tranquillo”, il 59% degli Egiziani appoggiavano gli islamisti, i fondamentalisti islamici. Solo il 27% appoggiava i modernizzatori. Il 50% appoggia Hamas. Il 30% appoggia Hizbollah. Il 20% appoggia Al Qaida. Oltre il 95% vorrebbe vedere aumentata l’influenza islamica nella vita politica fino a farla divenire predominante. Una volta che il tutto è tradotto in politica governativa, è chiaro che l’Islam da loro appoggiato è qello salafista: guerra santa e taglio di teste degli infedeli, come fu fatto a Daniel Pearl, z”l.
    
L’82% degli Egiziani è in favore dell’esecuzione per lapidazione delle adultere, il 77% è favorevole alle fustigazioni di piazza e al taglio di mani e piedi per i ladri.
L’84% è completamente favorevole all’esecuzione della condanna a morte per chi abbandoni l’Islam.

    Come vedete NON SI TRATTA DI MOVIMENTI DEMOCRATICI, PER LA LIBERTÀ, PER IL PROGRESSO, MA PER IL RITORNO AL MEDIO EVO.

    Il 1979 in Iran è stato dimenticato molto in fretta.
Fareste bene a dare un’occhiata al libro di Carlo Panella “Ayatollah Atomici”.
All’epoca Panella era corrispondente in Iran per Lotta Continua, e capì tropo tardi che cosa stesse succedendo: non ne aveva gli strumenti, né linguistici né culturali, ed era quindi entusiasta di un movimento di massa non violento fino all’ultimo, che urlava a gran voce “Allah Hu Akhbar”: per lui, vittima come tanti dell’idea del tutto occidentale che masse siano sinonimo di progresso, giustizia e libertà, il tutto era positivo.
    Così come succede ancora oggi, del resto, a tantissimi corrispondenti in Medio Oriente, che non capiscono CORRENTEMENTE l’Ebraico o l’Arabo, e dipendono quasi in toto dai loro stringers Arabi e dalle fonti d’informazione che loro stessi forniscono, quindi quelle volute dai regimi o gruppi politici interessati, dall’ANP a Hamas, da Hizbollah a Mubarak, a Assad

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