In Egitto Mursi è davanti e l’esercito inizia a pensare la Fratellanza al potere

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In Egitto Mursi è davanti e l’esercito inizia a pensare la Fratellanza al potere

19 Giugno 2012

I due candidati egiziani alla presidenza, il Fratello musulmano Mohamed Shafiq e l’ex premier di Mubarak Ahmad Shafiq, si dicono certi, dati alla mano, di aver vinto le prime elezioni presidenziali egiziane dalla caduta di Hosni Mubarak. Ma fino a Giovedì, giorno in cui la Suprema Commissione Elettorale Presidenziale (SPEC) nominerà il presidente scelto dagli egiziani, non sarà possibile avere nessuna indicazione certa sul risultato di queste elezioni. Il potere resta temporaneamente nelle mani del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), presieduto da Tantawi, che consegnerà il Paese nelle mani del nuovo presidente entro l’inizio di Luglio, secondo le declamazioni degli ultimi giorni.

Il gioco dell’auto-proclamazione tra Mursi e Shafiq è iniziato con la conferenza stampa tenuta proprio da Mursi subito dopo la chiusura dei seggi. Il candidato del partito Libertà e Giustizia, la branca partitica dei Fratelli musulmani, ha annunciato la propria vittoria alle elezioni con oltre il 52% dei voti, citando i dati pubblicati dal quotidiano egiziano Al Ahram. Cifre subito contestate dall’avversario, Ahmed Shafiq, il feloul, che si è autoproclamato a sua volta vincitore.

"E’ una vittoria rubata, non puoi proclamare di aver vinto un’elezione presidenziale mentre i seggi elettorali stanno ancora chiudendo", sono le parole di Ahmed Sarhan, direttore della campagna elettorale di Shafiq. L’annuncio di Mursi sarebbe “un atto di pirateria”, basato su false proiezioni, visto e considerato che gli ultimi sondaggi vedevano Shafiq “ancora davanti nei voti, con una percentuale di consensi tra il 51 e il 52%”, secondo quando dichiara Sarhan. Una situazione tesa, che rischia di degenerare in scontri in diverse aree sensibili del Paese, tra le quali piazza Tahrir, dove in molti si sono radunati per festeggiare la vittoria di Mursi.

A conferma di questi timori, arrivano le parole di un altro dei candidati alle presidenziali, Mohamed Fawzy, che commentando la notizia della vittoria di Mursi ritiene che se “la SPEC annuncerà qualunque cosa di diverso Giovedì, ci sarà una nuova rivoluzione e ritorneremo in piazza Tahrir”. Nel frattempo, Mursi ha dichiarato dal suo quartier generale al Cairo di voler lavorare “per un futuro migliore, libertà, democrazia, sviluppo e pace”. “Non cerchiamo vendetta o di saldare conti in sospeso”, ha concluso Mursi, che si dice intenzionato a costruire uno stato “moderno e democratico” in cui possano convivere egiziani, musulmani e cristiani.

Quel che si prospetta in ogni caso, sarà un duro braccio di ferro tra il partito che uscirà vincitore dalle elezioni e l’esercito per le nuova elezione del Parlamento. Il neoletto presidente dovrà di fatto conquistare e mantenere il supporto dell’esercito concedendo privilegi, se vorrà governare in tranquillità. La nuova costituzione egiziana prevede infatti che lo SCAF possa decidere autonomamente se e quando intervenire militarmente, di fatto anche contro la volontà presidenziale. Anche per il mantenimento dell’ordine pubblico in caso di rivolte, qualora il presidente eletto richieda l’intervento dell’esercito, dovrà ottenere l’approvazione dello SCAF.

In questo clima di incertezza, gli attori della regione, corrono ai ripari. Israele ha deciso di prendere delle precauzioni, intensificando i lavori di costruzione di una recinzione lunga 230 chilometri al confine con l’Egitto. Dalla caduta di Mubarak, l’area del Sinai è fuori controllo, e la barriera avrebbe lo scopo di tenere fuori dai confini immigranti illegali e militanti islamici. Negli ultimi attentati di ieri, diversi soldati israeliani e attivisti egiziani sono morti nel corso di un’imboscata tesa a veicoli governativi di Israele. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha dichiarato: “Attendiamo il risultato delle elezioni. Chiunque vinca, ci aspettiamo che si prenda la responsabilità di tutti gli impegni internazionali dell’Egitto, incluso il trattato di pace con Israele e le misure di sicurezza in Sinai”. Non resta che attendere Giovedì per vedere chi sarà e come si comporterà il nuovo presidente egiziano.