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La corsa all'Eliseo 2012

In Francia nessun candidato, Hollande in testa, ha uno straccio di proposta

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Siamo alle solite. Anche in Francia la campagna elettorale per la Presidenza della Repubblica è fatta con scandali politici pieni di presunte corruzioni e mutande; dappertutto. Ideali, progetti, programmi: per ora neanche a parlarne.

Hollande, candidato socialista in campagna ormai da quasi un anno, per scelta masochistica del suo partito, tenta di parlare di Europa in televisione. Domanda: "Lei confermerebbe l’accordo Merkozy, poi diventato accordo europeo?". Si e no è la risposta del socialista. Sì al piano di austerità per la Francia e per tutta l’Unione europea. No all’assenza di ogni piano di sviluppo europeo. Bisogna dare operatività bancaria alla BCE , fare gli eurobond, intervenire a favore delle aree in difficoltà. Ritornelli largamente diffusi e sentiti in tutta Europa. Ma il problema di Hollande è un altro.

Egli fu uno dei giovani “eletti” di Mitterand, quindi legato al vecchio socialismo francese. Ma è anche figlio politico di Delors, ex-presidente socialista della Commissione Europea, che peraltro è padre di Martine Delors in Aubry, segretaria del Partito Socialista e sua ex-avversaria alle primarie svoltesi due mesi fa.

Oggi i sondaggi dicono che la gran parte dei francesi uscirebbe volentieri dall’Europa. Quindi ogni parola dei candidati alla presidenza su euro ed Europa viene misurata col bilancino. Anche una buon fetta della cosiddetta 'sinistra francese' è contro questa Europa. E per vincere le elezioni a Hollande serve tutta la sinistra.

Quindi il suo equilibrismo in momenti come questi non è affatto facile. Per di più la capacità di autolesionismo socialista in Francia è storico. E’ di questi giorni la notizia che il socialista Arnaud Montebourg si è gettato contro la Federazione socialista di Lille, città del segretario generale del suo partito, Martine Aubry (ne è anche Sindaco), con accuse di traffici e corruzione; è successo un pandemonio; Jack Lang, storico Ministro della Cultura dei governi mitterandiani e deputato del Ps de Calais (Lille) ha denunciato l’ “ex giovane” deputato della Borgogna, Montebourg e ha rifiutato di presentarsi alle prossime elezioni legislative. Il caos! Contando anche che a “sinistra” ci saranno almeno altri due o tre candidati.

D’altra parte, a destra, il delfino di Chirac, l’ex-primo ministro, Dominique de Villepin, ha deciso di candidarsi contro Sarkozy; come diversi altri cosiddetti “centristi”, a cominciare da François Bayrou. Sarkozy aspetta; sembra che dichiarerà la sua candidatura a primavera, poco prima del voto (aprile-maggio).

Nel frattempo cerca, tra l’altro, di creare più confusione possibile nel campo degli avversari. Molti pensano, anche con qualche fondamento, che alla base dello scandalo sessuale montato contro Dominique Strass Kahn ci siano uomini del Presidente. DSK era un candidato forte, soprattutto in un periodo di crisi economica come questo. E DSK è stato eliminato dalla corsa presidenziale. Nello scandalo montato a Lille c’è di mezzo anche un deputato legato ad Hollande. Poi ci sono in corso attacchi su forniture militari, con presunti “pots de vin” (mazzette), a favore di uomini della destra.

Dire che nella lotta politica in Francia l’Europa conti qualcosa può essere un eufemismo; certo conta lo spirito nazionale anti-europeo, che è di destra e di sinistra; ma la politica europea è altra cosa.

Sarkò peraltro deve stare attento a non perdere alle primarie il suo possibile secondo posto, che gli permetterebbe il ballottaggio contro un probabile Hollande; in effetti la nazionalista Marine Le Pen , figlia del fondatore del Fronte Nazionale, sta crescendo nei sondaggi, anche in chiave anti-europea; e quello che probabilmente riuscì a fare Chirac contro il debole candidato socialista Jospin nel 2002, andando ad un facile ballottaggio contro Le Pen padre, potrebbe oggi riprodursi a danno di Sarkozy e a favore di Hollande e della Le Pen, figlia.

Un’ultima e ovvia nota di colore: in Francia, con padri, figli, nipoti, mogli, conviventi e amanti, cortigiani e cortigiane, francesi e non, nella lotta per il potere, sembra di essere tornati alla corte di Versailles; e il popolo (oggi elettore)  forse comincia ad averne le tasche piene.

 

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