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In Francia si fa la bella politica in Italia la si sta a guardare

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E’ quasi spasmodica l’attenzione che la classe politica e i media italiani stanno dedicando alle elezioni presidenziali francesi. Da mesi lo scontro tra Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy, con i vari annessi e connessi,  sembra appassionare come fosse nel cortile di casa. Ognuno si è fatto la sua idea, ha il candidato del cuore ed elargisce suggerimenti sulla corsa all’Eliseo, come non farebbe neppure per la squadra del cuore.

L’Italia in stallo politico e con orizzonti di rinnovamento lontani, guarda alla Francia come sorgente di vaticini per il proprio futuro, assieme a molta nostalgia e un po’ di invidia per quella “bella politica” che qui si racconta nei teatri e lì si fa nella carne e nel sangue del paese.

Ad un giorno dal voto per il primo turno è inutile fare previsioni: i francesi amano tradire i sondaggi. Non perché siano indecisi od ondivaghi ma perché aspettano di avere a disposizione il quadro completo delle opzioni prima di scegliere. Oltre un terzo degli elettori d’oltralpe risponde ancora oggi “non so” ai sondaggisti, non perché distratto o disinteressato ma perché impegnato fino all’ultimo ad elaborare la propria scelta.

La politica italiana invece le sue scelte le ha fatte da un pezzo e sono molto rivelatrici di quello che i vari schieramenti rappresentano e si augurano per il futuro.

Il centro-sinistra che si avvia allo scioglimento di Ds e Margherita per fondere i due ingredienti nell’impasto del partito democratico è emblematicamente diviso. I diessini tifano per la Royal vedendo in lei un esempio possibile di rinnovamento della tradizione socialista senza il completo abbandono del marchio di fabbrica. Essere “nuovi” ed essere “di sinistra” come sembra riuscire a Ségolène è il sogno proibito di molti leader dell’ormai disciolto partito dei Ds. Anzi, proprio sulla sorte elettorale di Ségolène, agli occhi dei “socialisti” italiani, ma non solo, si gioca il futuro dell’ideale socialista. Un filone esangue ormai dalla scomparsa di Mitterrand, che subirebbe un colpo di grazia nella sventurata ipotesi di una seconda volta (dopo il 2002) senza un candidato socialista al secondo turno.

 All’opposto, Rutelli e i suoi vedono in François Bayrou la dimostrazione che per essere “nuovi” bisogna rimescolare e scavalcare le vecchie tradizioni, ammainare gloriose bandiere e mettersi su di un cammino tutto da inventare. Il dissidio Royal-Bayrou è dunque solo un altro modo per visualizzare lo scontro in atto nel costituendo Partito Democratico sulla sua futura collocazione internazionale, che Fassino vorrebbe nel Pse e Rutelli non si sa bene dove.

Anche nel centro-destra l’attenzione verso le elezioni francesi è molto alta. Qui il voto per Sarkò è pressoché unanime e i think-tank di area gli dedicano convegni e pubblicazioni, mentre intellettuali e giornalisti “moderati” producono ritratti e biografie a getto continuo.

La spiegazione è semplice. La vittoria di Sarkozy in Francia, messa in asse con quella di Angela Merkel  in Germania e, magari in prospettiva, anche con quella di David Cameron in Gran Bretagna, darebbe al centro-destra italiano un palcoscenico europeo del tutto diverso da quello di cui disponeva quando era al governo.

Berlusconi dovette sudarsi la sua legittimazione europea con laburista come Blair, un socialista come Schroeder e un franco-francese anti-atlantico come Chirac. Certo c’era Aznar, ma non nel cuore dell’Europa che conta.

Sarkozy all’Eliseo sarebbe in poche parole la fine dell’anomalia italiana incarnata da Berlusconi e l’avvio di una nuova fase di piena cittadinanza europea per il centro-destra. Tutto sta nel coglierla.

 

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1 COMMENT

  1. Sembra che Italia e Spagna
    Sembra che Italia e Spagna siano destinate a muoversi in controtendenza con gli altri grandi paesi europei: Prodi e Zapatero come prima Aznar e Berlusconi

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