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In Iran cresce il fronte anti-Ahmadinejad

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Il governo estremista di Mahmoud Ahmadinejad rischia di essere travolto dalla difficile situazione economica che affligge l’Iran, ormai stretto in una morsa di inflazione, disoccupazione, sussidi pubblici ipertrofici e statalizzazione inefficiente. Il malcontento nei confronti del Presidente ex-Pasdaran è sempre più manifesto, come dimostra la rielezione a sindaco di Teheran di Mohammad Bagher Qalibaf, probabile rivale di Ahmadinejad alle prossime elezioni presidenziali del 2009. La conferma del Primo Cittadino della capitale iraniana, avvenuta il 10 maggio scorso, appare come uno schiaffo a tutti i fautori della linea dura iraniana. Anche se Qalibaf non è certo un progressista, viene considerato come uno degli uomini di punta di quei “conservatori pragmatici” che manifestano la volontà di riportare il paese verso posizioni generalmente più moderate.

In molti non gradiscono i picchi di estremismo recentemente raggiunti dal governo, come l’arresto a tappeto di donne e ragazze accusate di trasgredire alle nuove norme abbigliamentari ultra-restrittive. Più che ragioni ideologiche, tuttavia, a spingere l’ala conservatrice verso la riscossa è probabilmente la contingenza politica molto favorevole. Il consenso di Ahmadinejad - scelto dalla popolazione anche per le sue promesse di risanamento dell’economia iraniana - non è mai stato così basso. Si tratta del momento ideale per tirare una stoccata alla classe dei Pasdaran, ora accusata dai “pragmatici-riformatori” della stessa inefficienza e corruzione di cui l’attuale Presidente accusava l’establishment politico-economico iraniano durante la sua campagna elettorale. “I Pasdaran - una cooperativa islamica che non paga tasse, evidentemente corrotta e solo falsamente caritatevole - sta dissipando la ricchezza della nazione”, ha dichiarato Fariborz Raisdana, economista di Teheran perseguitato dal regime e membro della clandestina Associazione Iraniana degli Scrittori.

Accuse che potrebbero suonare molto convincenti con un’inflazione galoppante (più del 15%) e col pericolo ancora non scongiurato dei razionamenti di benzina. La misura, annunciata dal Governo a marzo ma non ancora attuata, farebbe lievitare ulteriormente il costo della vita, peggiorando la situazione di circa 5 milioni di disoccupati e di quel 30% di popolazione urbana iraniana che vive sotto la soglia di povertà.

In questo contesto non stupisce l’elezione di Qalibaf: un conservatore più occupato a migliorare le infrastrutture della capitale che ad imporre l’ortodossia islamica, come il chador per le impiegate pubbliche. La sua conferma a sindaco, tuttavia, rappresenta solo la punta dell’iceberg che insidia la nave di Ahmadinejad e della classe militare a cui fa capo. Meno di un mese fa, infatti, il Majlis (il parlamento iraniano) ha fatto passare una proposta - fortemente voluta dall’opposizione - con cui si chiedeva di accorciare il mandato di Ahmadinejad anticipando le elezioni presidenziali. La misura, anche se probabilmente non passerà il vaglio delle alte istituzioni iraniane - è un chiaro segno del rafforzamento della coalizione anti-governativa formata dai partiti presunti riformisti di Mohammed Khatami e dai “conservatori pragmatici” di Hashemi Rafsanjani. I due ex-presidenti, infatti, sono diventati il primo vessillo di un’opposizione ormai lanciata all’attacco di Ahmadinejad e delle sue mancanze sul piano economico. «Mai la situazione dell’Iran, e quindi quella degli sciiti del Medio Oriente, è stata così contraddittoria», ha scritto recentemente su Le Figaro l’esperto di geopolitica Alexander Adler. «Da una parte una forza nuova, guidata da Ahmadinejad, dai servizi segreti e dalle Guardie della Rivoluzione - spiega - dall’altra una sorta di fronte antifascista che va dal negoziatore nucleare Larijani e dal nuovo sindaco di Teheran Qalibaf, ai riformisti Khatami e Kharrazi, passando per un centro bonapartista fedele a Rafsanjani ».

Questa eterogenea coalizione dichiara di aver come priorità la democrazia iraniana e il ricucimento dei rapporti con l’Occidente. In molti, tuttavia, mettono in guardia rispetto alle sue effettive potenzialità innovatrici. Le pretese sul nucleare, ad esempio, non sembrano suscettibili di subire radicali cambiamenti, anche perché si tratta di un tema su cui l’opinione pubblica iraniana è molto suscettibile. L’unica promessa fatta per ora dall’opposizione è di voler risolvere la controversia per vie negoziali.   

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