In Iran cresce il fronte anti-Ahmadinejad

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In Iran cresce il fronte anti-Ahmadinejad

17 Maggio 2007

Il governo estremista di Mahmoud Ahmadinejad rischia di essere travolto dalla difficile situazione economica che affligge l’Iran, ormai
stretto in una morsa di inflazione, disoccupazione, sussidi pubblici
ipertrofici e statalizzazione inefficiente. Il malcontento nei confronti del
Presidente ex-Pasdaran è sempre più manifesto, come dimostra la rielezione a
sindaco di Teheran di Mohammad Bagher Qalibaf, probabile rivale di Ahmadinejad alle prossime elezioni
presidenziali del 2009. La conferma del Primo Cittadino della capitale
iraniana, avvenuta il 10 maggio scorso, appare come uno schiaffo a tutti i
fautori della linea dura iraniana. Anche se Qalibaf non è certo un
progressista, viene considerato come uno degli uomini di punta di quei
“conservatori pragmatici” che manifestano la volontà di riportare il paese
verso posizioni generalmente più moderate.

In
molti non gradiscono i picchi di estremismo recentemente raggiunti dal governo,
come l’arresto a tappeto di donne e ragazze accusate di trasgredire alle nuove
norme abbigliamentari ultra-restrittive. Più che ragioni ideologiche, tuttavia,
a spingere l’ala conservatrice verso la riscossa è probabilmente la contingenza
politica molto favorevole. Il consenso di Ahmadinejad – scelto dalla
popolazione anche per le sue promesse di risanamento dell’economia iraniana –
non è mai stato così basso. Si tratta del momento ideale per tirare una
stoccata alla classe dei Pasdaran, ora accusata dai “pragmatici-riformatori”
della stessa inefficienza e corruzione di cui l’attuale Presidente accusava
l’establishment politico-economico iraniano durante la sua campagna elettorale.
“I Pasdaran – una cooperativa islamica che non paga tasse, evidentemente
corrotta e solo falsamente caritatevole – sta dissipando la ricchezza della
nazione”, ha dichiarato Fariborz Raisdana, economista di Teheran perseguitato
dal regime e membro della clandestina Associazione Iraniana degli Scrittori.

Accuse
che potrebbero suonare molto convincenti con un’inflazione galoppante (più del
15%) e col pericolo ancora non scongiurato dei razionamenti di benzina. La
misura, annunciata dal Governo a marzo ma non ancora attuata, farebbe lievitare
ulteriormente il costo della vita, peggiorando la situazione di circa 5 milioni
di disoccupati e di quel 30% di popolazione urbana iraniana che vive sotto la
soglia di povertà.

In
questo contesto non stupisce l’elezione di Qalibaf: un conservatore più
occupato a migliorare le infrastrutture della capitale che ad imporre
l’ortodossia islamica, come il chador per le impiegate pubbliche. La sua
conferma a sindaco, tuttavia, rappresenta solo la punta dell’iceberg che
insidia la nave di Ahmadinejad e della classe militare a cui fa capo. Meno di
un mese fa, infatti, il Majlis (il parlamento iraniano) ha fatto passare una
proposta – fortemente voluta dall’opposizione – con cui si chiedeva di
accorciare il mandato di Ahmadinejad anticipando le elezioni presidenziali. La
misura, anche se probabilmente non passerà il vaglio delle alte istituzioni
iraniane – è un chiaro segno del rafforzamento della coalizione
anti-governativa formata dai partiti presunti riformisti di Mohammed Khatami e
dai “conservatori pragmatici” di Hashemi Rafsanjani. I due ex-presidenti,
infatti, sono diventati il primo vessillo di un’opposizione ormai lanciata
all’attacco di Ahmadinejad e delle sue mancanze sul piano
economico. «Mai la situazione dell’Iran, e quindi quella degli sciiti del Medio
Oriente, è stata così contraddittoria», ha scritto recentemente su Le Figaro l’esperto di geopolitica Alexander
Adler. «Da una parte una forza nuova, guidata da Ahmadinejad, dai servizi segreti
e dalle Guardie della Rivoluzione – spiega – dall’altra una sorta di fronte antifascista che
va dal negoziatore nucleare Larijani e dal nuovo sindaco di Teheran Qalibaf, ai
riformisti Khatami e Kharrazi, passando per un centro bonapartista fedele a Rafsanjani
».

Questa
eterogenea coalizione dichiara di aver come priorità la democrazia iraniana e
il ricucimento dei rapporti con l’Occidente. In molti, tuttavia, mettono in guardia
rispetto alle sue effettive potenzialità innovatrici. Le pretese sul nucleare,
ad esempio, non sembrano suscettibili di subire radicali cambiamenti, anche
perché si tratta di un tema su cui l’opinione pubblica iraniana è molto
suscettibile. L’unica promessa fatta per ora dall’opposizione è di voler
risolvere la controversia per vie negoziali.