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In Iran un videogame che inneggia al martirio

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Due scienziati nucleari iraniani vengono rapiti in Iraq dalle forze militari americane , grazie alla collaborazione di una spia al saldo di Israele. Così le forze speciali di Teheran si imbarcano in una missione quasi impossibile per liberarli e salvare la stessa Repubblica islamica da un attacco Usa.

È questa la trama di un videogioco realizzato in Iraq (e presentato oggi) per diffondere e sostenere l’attività in campo nucleare, posta  in essere dal paese.

Come rende noto l’agenzia Fars, il gioco è stato presentato ufficialmente da Mohammad Taqi Fakhrian, che sarebbe il segretario generale dell'Unione per lo sviluppo intellettuale della gioventù, che ha sponsorizzato l'iniziativa. In modo a dir poco discutibile, il segretario ha dichiarato che l’obiettivo del videogame è “diffondere la cultura della devozione e del martirio”, in particolare tra i giovani. Soprattutto quelli tra gli 11 e i 16 anni, le età per cui è stato studiato.

Per mettere a punto il gioco in ogni suo dettaglio ci sono voluti quasi due anni. Si struttura  in otto fasi, due della quali ambientate in Iran, due in Iran e quattro in Israele. La vicenda iniziale del videogame, il rapimento, avviene in Iraq. È qui, infatti, che le truppe americane rapiscono Said e Miriam Kusha, due scienziati (non a caso)nucleari che erano in pellegrinaggio al mausoleo sciita di Karbala. L gioco presenta numerosi personaggi, ma tra i più eminenti si può certamente annoverare Bahman Naseri, capo delle forze speciali iraniane incaricate di liberarli, e Shapur Farman Farma, agente al servizio di Israele che è riuscito a farsi assumere nel programma atomico di Teheran.

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