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L'intervento

In Italia è tutto proibito se non autorizzato dallo Stato

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Winston Churchill amava ripetere che se in Gran Bretagna qualcuno armeggiava all’alba alla porta di casa tua si trattava sicuramente del lattaio e non di qualche polizia segreta che ti veniva a prelevare come accadeva nei regimi totalitari.
Può darsi che questa frase sia tornata in mente alle decine di collezionisti e piccoli commercianti di storia postale che sono stati svegliati al mattino dai carabinieri con ordine di perquisizione e sequestro di tutte le buste in loro possesso indirizzate nei secoli scorsi ad ogni tipo di enti pubblici come Comuni, Province, Ospedali, Tribunali, Prefetture ecc. considerati Demanio Pubblico e pertanto proprietà dello Stato.
Si è trattato in alcuni casi di poche decine di pezzi, in altri di decine di migliaia, in vendita ad un prezzo medio di 5 euro a pezzo, che hanno fatto entrare i malcapitati possessori in un incubo processuale con tanto di ritiro del passaporto, problemi sul posto di lavoro, costo degli avvocati e quant’altro.
Ma da dove deriva il materiale sequestrato?
Abbiamo spiegato e documentato al Ministero dei beni culturali che dall’Unità d’Italia in avanti lo Stato, per legge, ha più volte imposto agli enti pubblici il cosiddetto spoglio dagli Archivi delle centinaia di milioni di carte inutili, tra cui lettere e manoscritti, che sarebbero tutti finiti al macero se nonni, bisnonni e trisnonni a seguito dell’appello dei Governi non li avessero acquistati dalla Croce Rossa a cui erano stati devoluti.
Milioni di pezzi di carta vennero così salvati costituendo la base di migliaia di studi sulle tariffe, le destinazioni, le vie di transito, le censure, i controlli sanitari ecc dal più umile dei comunelli italiani sino a sintesi magistralmente illustrate dai magnifici volumi editi dal Centro di Studi Postali di Prato.
Con l’allora Direttore Generale degli Archivi Dr Famiglietti concordammo una Circolare, emanata dal Ministero, che spiegava chiaramente che le buste con francobollo, ma senza contenuto, ma anche quelle con contenuto storico di scarso valore, possono essere liberamente detenute e commerciate, a meno che non risultino sottratte illegalmente da qualche Archivio, cosa che legittimerebbe la denuncia.
Dopo tre anni di calma apparente che ha visto nel frattempo assolti nei processi tutti i malcapitati possessori delle lettere sequestrate, la Sovraintendenza di Bologna è ripartita con nuove denunce e nuovi sequestri di migliaia di lettere, incurante della Circolare e dell’esito dei processi.
Questa volta i mondo della Filatelia e della Storia Postale (una trentina tra Case D’Asta e Riviste, centinaia di operatori economici, Decine di Associazioni specializzate per materia, una Federazione che raggruppa più di 100 circoli sparsi in tutta Italia, due milioni di piccoli e grandi collezionisti) ha reagito compattamente scrivendo ai singoli sovraintendenti ed al Ministero che d’ora in poi li riterrà personalmente responsabili dei danni provocati dai loro interventi.
Ho sottoscritto con convinzione l’appello essendo stato per anni Presidente della Associazione Parlamentari amici della Filatelia e ripeto qui quello che ho detto più volte ad interlocutori sempre più incolti ed ignoranti (proprio perché ignorano totalmente il mondo che pretendono di governare):
1. E’ mai possibile trasformare in criminali appassionati ricercatori che hanno salvato decine di milioni di documenti che viceversa sarebbero finiti al macero?
2. E’ mai possibile che un ministero che lamenta continuamente carenza di personale e di mezzi per gestire la più alta concentrazione di Beni Culturali al mondo dissipi risorse ed energie per correre dietro a piccoli operatori e collezionisti, pronti a collaborare con il Ministero, che tutelano e conservano con (qualche volta maniacale) devozione quelle piccole testimonianze del passato che arricchiscono le loro raccolte?
3. Se fosse tutto demanio dello Stato, come alcuni Sovraintendenti si ostinano a sostenere, in quali edifici o scantinati verrebbero stivate le tonnellate e tonnellate di lettere (per fare un esempio nella sola prima guerra mondiale i combattenti spedirono a casa 4 miliardi di lettere) con la garanzia che non diventino cibo per topi?
Ed infine qualcuno pensa che ci sia qualche possibilità di recupero economico dell’Italia dopo il Covid se perfino la più diffusa e popolare forma di collezionismo è diventata materia criminale come avvenne storicamente soltanto nell’Albania comunista di Enver Hoxha dove era severamente proibito collezionare francobolli del periodo italiano?
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