“In Italia la giustizia non funziona e i magistrati non sono credibili”

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“In Italia la giustizia non funziona e i magistrati non sono credibili”

“In Italia la giustizia non funziona e i magistrati non sono credibili”

20 Febbraio 2011

Gli occhi degli States puntati sull’Italia vedono tre “anomalie”. Non c’è solo il comportamento "indecoroso" di Silvio Berlusconi, c’è soprattutto un sistema giudiziario che “non funziona” con magistrati “provinciali, poco credibili” e un’opposizione che “urla le dimissioni del premier ma non ha un’alternativa seria di governo”. Analisi alquanto impietosa che Edward Luttwak , docente universitario, esperto di politica internazionale e consulente per la sicurezza di vari Dipartimenti del governo americano, argomenta su più livelli: politico, giudiziario ed economico.

Professor Luttwak che cosa dice il mondo dell’Italia?

Il mondo guarda all’Italia e non vede solo il comportamento indecoroso di Berlusconi, ma registra anche altri aspetti.

Quali?

Prima di tutto un sistema giudiziario che non funziona.

Perché?

In America ci sono stati centinaia di convegni per analizzare i motivi del mancato investimento in Italia da parte di imprenditori stranieri. Tutti vorrebbero investire e produrre in Italia soprattutto per l’alto livello qualitativo della manodopera, ma non lo fanno per evitare in caso di contenzioni, processi che durano anni. Pensi che molti imprenditori preferiscono aprire aziende in Francia pur con tutti i problemi relativi alle leggi sul lavoro, tipo quella sulle trentacinque ore settimanali. C’è una lunga lista di problemi per i quali non si investe in Italia ma uno dei principali è il modus operando dei giudici.

Si spieghi meglio.

Sono due gli elementi negativi che frenano gli imprenditori. Il primo: i giudici e i magistrati non hanno alcun senso del tempo. Tu fai una causa civile perché hai subito un danno e loro concedono all’avvocato che lo chiede un rinvio, non di ventiquattrore ma addirittura di un anno. E così l’imprenditore straniero chiude l’azienda e se ne va. Una giustizia lenta, ritardata – e purtroppo accade ogni giorno – non è giustizia. Il secondo: l’incredibile provincialismo dei giudici che agiscono senza alcuna sensibilità per le norme internazionali, comprese quelle già adottate dall’Italia.

Faccia un esempio.

In tutto il mondo ci sono compagnie aeree che noleggiano velivoli per permettere alle persone di viaggiare anche in paesi svantaggiati. E ci sono norme internazionali che in caso di contenziosi, prevedono la protezione degli operatori. In Italia non solo non vengono rispettate queste norme ma arbitrariamente un tribunale può decidere che a fronte di una causa, si tutelino prima di operai e poi le compagnie che garantiscono il servizio di trasporto. In sostanza, il problema di fondo è la questione del tempo che  viene considerata in modo diverso rispetto ad altri paesi. Un’altra caratteristica negativa è che i magistrati non conoscono l’inglese e quindi come è possibile fare investimenti nel vostro paese se non hai interlocutori che conoscono la tua lingua? Ma c’è un altro aspetto non secondario…

Quale?

I magistrati italiani lavorano poco, con tempi molto lunghi e questo fa sì che i processi vadano avanti per anni. Invece, i processi dovrebbero essere celebrati velocemente. C’è una bufera di neve e un testimone non può presentarsi in tribunale? Il giudice rinvia, e non al giorno successivo ma a ventiquattro mesi dopo.

Lei ha definito i magistrati italiani “poco credibili”. Non le pare ingeneroso?

Sono poco credibili perché sono pagati molto, molto più degli altri colleghi stranieri. Pensi che un giudice di Cassazione guadagna il doppio di un giudice della Suprema Corte americana. E i magistrati del Csm lavorano pochissimo. 

Negli Stati Uniti esiste la responsabilità penale per i magistrati che sbagliano?

Sì, vengono processati e sbattuti in carcere se commettono crimini. E’ prevista dalla legge la responsabilità penale e da noi i magistrati non hanno protezioni. Se un giudice o un procuratore autorizza un’intercettazione telefonica che poie questa viene pubblicata sui giornali, questo è reato per cui viene aperta un’inchiesta, si risale al magistrato o al funzionario che ha divulgato le intercettazioni, si fa il processo e questo va in prigione per molti anni. Negli Stati Uniti c’è molta attenzione e rigore: se un’intercettazione autorizzata e fatta legalmente che poi finisce su un giornale è un fatto grave perché significa avvisare la persona oggetto delle indagini. Al tempo stesso c’è molta attenzione anche al tema della violazione della privacy. 

Qualche tempo fa in Italia anche lei fu intercettato e le sue conversazioni finirono su un quotidiano. Cosa accadde?

E’ un episodio che risale a quando ero consulente antiterrorismo. Fui intercettato e molte cose che dicevo furono pubblicate su La Repubblica. Dal punto di vista professionale non ricevetti un danno ma il punto era che io non facevo il veterinario o il chirurgo plastico, bensì mi occupavo di antiterrorismo e quella pubblicazione mise in serio pericolo la mia incolumità, anche perché i terroristi non sono proprio persone che obbediscono alla legge. In quel momento io ero diventato un obiettivo per loro. Quando ho chiesto chi su questo episodio stava indagando per risalire al responsabile, mi hanno risposto che non se ne occupava nessuno e mai si sarebbe aperta un’inchiesta perché nessun magistrato indaga su un altro magistrato. Sono regole “mafiose”.

In Italia si discute molto sull’uso massiccio delle intercettazioni. Qual è la sua idea?

Non sono un criminologo e quindi non posso rispondere. E’ vero che c’è un uso massiccio delle intercettazioni ma questo può riflettere precise necessità investigative.

Sul piano politico le opposizioni sono coalizzate nel far cadere il premier e il governo. Ogni occasione è buona per alzare il livello di scontro che appare più condotto sul piano personale che politico, cioè proponendo un progetto alternativo. Le sembrano motivazioni sufficienti sul piano politico?  

L’opposizione non sta facendo il suo dovere. In Italia c’è una situazione economico-finanziaria molto preoccupante con il debito pubblico che è cresciuto del 4,5 per cento negli ultimi dodici mesi a fronte di una crescita complessiva del Pdl pari a un punto percentuale. Molti osservatori stranieri ritengono che l’Italia si stia incamminando sulla strada della Grecia. In queste condizioni l’opposizione procede in ordine sparso con i leader che pensano a fare le stars invece di riunirsi, fare i compromessi necessari per formare una coalizione in grado di proporre un progetto alternativo. Dovrebbero nominare ministri ombra, individuare e presentare un programma. Ci sono persone capaci che hanno una reputazione internazionale come Bersani, Fini; al limite anche D’Alema, ma se continuano a fare i ‘principi’ e le stelle cinematografiche non andranno da nessuna parte. In democrazia bisogna offrire un’alternativa agli elettori. E’ patetico il loro modo di fare opposizione.

Maggioranza e governo hanno i numeri in parlamento e intendono andare avanti rispettando il programma elettorale e attuando le riforme promesse agli elettori. Secondo lei basta un’inchiesta della magistratura su reati tutti da verificare per far cadere un governo e sovvertire la volontà popolare?  

Quello che a livello internazionale viene valutato è il comportamento di Berlusconi, al di là delle accuse. Dal mio punto di vista dovrebbe fare un passo indietro per quello che dice di sé, ovvero che ama divertirsi e gli piacciono le donne. Il suo è un comportamento indecoroso. Un leader, invece, ha il dovere dell’ipocrisia. E’ il tributo che il peccato deve dare alla virtù.