In Libia Tripoli e Bengasi adesso rischiano di andare allo scontro

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In Libia Tripoli e Bengasi adesso rischiano di andare allo scontro

07 Marzo 2012

L’unità nazionale della nuova Libia post-Gheddafi è già in forse. Ma possiamo davvero guardare alla Libia come uno stato unico e consolidato? Gheddafi era riuscito, con la violenza, a mantenere una sorta di unità nazionale tra le province di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Dalla morte del raìs, la situazione appare frammentaria, con milizie armate che controllano aree più o meno vaste indipendentemente dal governo locale. Il Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), ufficialmente riconosciuto da gran parte delle nazioni come partito al potere, è molto debole. Come noto il CNT è stato il fulcro dell’organizzazione dei ribelli durante la guerra civile, in origine nata con l’affermazione di un crescente desiderio di autonomia politica della Cirenaica rispetto alla Tripolitania.

Questo stesso desiderio, rimasto vivo anche dopo la morte di Muammar Gheddafui, ha spinto Ahmed al-Zubai, leader dell’Unione Nazionale Federale (NFU), a proclamare l’indipendenza della Cirenaica, area di importanza strategica per la sua ricchezza di petrolio e acqua. La dichiarazione è stata fatta durante un incontro che ha visto la partecipazione di oltre 2000 capitribù, e ha stabilito la nascita di un Consiglio Provvisorio per la Cirenaica con Ahmed al-Zubai come presidente. Non si tratterebbe di una vera e propria separazione, quanto più di una indipendenza amministrativa ed economica: il cuore politico della Libia resterebbe il CNT. Bengasi chiede d’avere più peso politico, anche nella stesura della nuova Costituzione, che l’NFU vuole basata sull’Islam. 

La risposta del leader del CNT, Mustafa Abdel Jalil, è stata netta. Durante un’allocuzione alla tv di stato, Jalil ha dichiarato che, a suo avviso,  “non siamo pronti a una divisione della Libia”, ma “siamo pronti a dissuaderli, anche con la forza”: si trattebbe di una manovra mirata a “condurre ad una Libia divisa e non democratica”, orchestrata dai paesi arabi circostanti. Non è stato chiarito a quali paesi arabi ci si stesse riferendo, anche se appare evidente l’interesse del Qatar, che continua a rifornire di armi le varie milizie, nell’intento di allargare la propria area di influenza sulla Libia. Secondo un’analisti del portale di intelligence Stratfor “è molto probabile che non esisterà un forte potere centrale nel futuro governo libico”: troppo alto il rischio di scatenare lotte di potere tra le diverse fazioni, che aumenterebbero il rischio dello scoppio di una nuova guerra civile. 

Intervistato da l’Occidentale, il prof. Angelo Del Boca, storico ed esperto d’Africa, sostiene che la guerra civile in Libia non è ancora uno scenario realistico “anche se si dovesse arrivare all’indipendenza della Cirenaica”. "La situazione è ingarbugliata –  afferma ancora Del Boca – Al-Zubai, discendente senusso dell’ex re di Libia deposto da Gheddafi, si mette in vista per dimostrare di avere diritto alla successione". Sull’efficacia delle autorità provvisorie di Tripoli a guidare la Libia, Del Boca sottolinea che a suo parere "il CNT non sembra in grado di mantenere il controllo sull’area e l’impossibilità di disarmare le altre fazioni e l’assenza di forti personalità all’interno di una coalizione guidata da un ex ministro del raìs danno origine ad una situazione caotica".

Sembra di sentirlo ancora, il vecchio dittatore sanguinario Muammar Gheddafi, quando durante i suoi soliloqui video prima della morte declamava che, senza di lui, nulla avrebbe potuto tenere unita la Libia. Il futuro ci dirà se si trattava di parole malcelanti disperazione di un dittatore vicino alla caduta oppure di profezie politiche di un uomo che conosceva bene la Libia.