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E' scomparso a 75 anni

In memoria di Nicola Cabibbo

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Se n’è andato via in silenzio a 75 anni, con il suo solito garbo, da signore, quale è sempre stato, il più grande fisico teorico che l’Italia abbia avuto negli ultimi sessanta anni. Nicola, come noi che eravamo stati suoi studenti di Istituzioni di Fisica Teorica alla Sapienza, è morto come è vissuto, senza clamore, coerente con sé stesso e con il suo costume di vita.

Lo conoscemmo giovanissimo professore a Fisica a Roma; un tipo strano che sembrava essere spesso perso nei suoi pensieri ma bastava andargli vicino, fissare i suoi occhi per capire la profondità immensa che racchiudevano. E’ stato un ottimo professore, a volte incasinato, ma sempre brillante, stimolante, disponibile. Il risultato era che ne diventavi amico prima ancora che studente. Passando un anno a lezione con lui capimmo quanto bella fosse la materia che studiavamo e quanto valesse la pena in quegli anni di grande tumulto, venivamo dal 1965 ed era il 1967, fare qualcosa di importante. Ci immergevamo nella cultura scientifica che avevamo la fortuna di respirare quotidianamente nel vecchio Istituto di Fisica attorniati da ottimi professori e grandi ricercatori.

Tra i giovani ordinari, Nicola era oggettivamente il migliore e rappresentava l’anello di congiunzione tra i “grandi” nomi che ancora ci facevano lezione e le generazioni di studenti come la mia che aspiravano a rappresentare il futuro della ricerca in vari settori della Fisica.

A soli ventotto anni aveva aperto un’autostrada nella comprensione di fenomeni complessi delle particelle elementari; in tutta la sua vita è stato il più citato tra le persone che lavoravano nello stesso campo. Ma questo non è bastato a fargli avere il Nobel, sempre potenzialmente suo ogni anno e sempre rubatogli. Si rubatogli soprattutto quando è stato dato a due altri ricercatori, certamente bravi, ma che hanno potuto arrivare a soluzioni importanti solo e grazie ai suoi precedenti lavori, vere pietre miliari nel campo. La “matrice” chiave di volta della soluzione del problema porta in primis il nome di Cabibbo e solo poi quello degli altri due, ma le lobby che sono anche dietro il Nobel hanno preferito continuare ad ignorare.

Cattolico serio e mai settario, Nicola ha sempre glissato evitando di esprimere un qualunque giudizio in merito: il riconoscimento unanime gli veniva dai fatti, dalle citazioni continue dei suoi lavori che i fisici di tutto il mondo pubblicavano. E gli è venuto anche dalla Chiesa che lo ha chiamato a presiedere la Pontificia Accademia delle Scienze dove ha mostrato una volta di più la sua indipendenza unita ad una grande pacatezza e ragionevolezza nel trattare i temi più delicati della scienza e del suo rapporto con la fede.

Molti di noi con la sua morte hanno perso un amico prima ancora che un maestro, l’Italia ha perso certamente una delle figure più importanti del suo ricco panorama scientifico.

In questi giorni nei quali la volgarità aleggia dappertutto ed impesta l’aria parlare di persone per bene fa bene al cuore ed al cervello.

Vorremmo cogliere l’occasione per sensibilizzare i responsabili politici ed istituzionali a trovare il modo per rendere un estremo omaggio doveroso a questa grande figura della Scienza italiana intestandogli una via o una piazza; magari proprio nei pressi o all’interno della Città Universitaria dove ha speso tutta la sua vita quando non era in giro per il mondo per portare avanti le sue ricerche.

Sarebbe un atto dovuto ed un messaggio di serietà che farebbe bene alla credibilità di tutti soprattutto se arrivasse, per una volta, rapidamente ed in maniera bipartisan. Vogliamo provarci?

 

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2 COMMENTS

  1. In memoria del Professor Cabibbo
    Mi associo all’ottima proposta di Ezio Bussoletti, anzi si potrebbe intitolare un Premio Nazionale dedicato a questa grande figura umana.

  2. Sebbene non abbia alle
    Sebbene non abbia alle spalle studi scientifici e mi sia sempre occupato di tutt’altre materie, per ragioni di carattere personale, negli anni ’80 ho avuto costanti frequentazioni con il mondo dei fisici italiani, tra Torino, Frascati e Ginevra ed ho potuto conoscere, sia pure in via mediata, lo straordinario valore scientifico ed umano di Nicola Cabibbo. La proposta di Bussoletti, di intitolargli al più presto una via o una piazza, è davvero il minimo che si possa fare. A questo proposito suggerisco a Bussoletti stesso di operare come era uso nell’ottocento: rendersi promotore di un “comitato” che persegua lo scopo indicato, raccogliere rapidamente – e non credo sia difficile – un congruo numero di adesioni ed operare un intervento formale nei confronti del Sindaco Alemanno, dopo aver acquisito anche l’appoggio del Rettore della Sapienza. Ovviamente, la mia ininfluente firma e ogni iniziativa reputata utile debbono ritenersi a disposizione del costituendo comitato. Sergio Corbello

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