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"Per la verità, per Israele"

In piazza il 7 ottobre perché su Israele nasca una nuova opinione pubblica

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Basta con la delegittimazione di Israele nei media internazionali. E’ attorno a questo messaggio che più di 80 massimi esponenti della politica, della cultura, del giornalismo e dell’arte provenienti da tutto il mondo, si incontreranno a Roma il prossimo 7 ottobre, alle 18.00 in Piazza di Pietra, per dare il proprio contributo contro la campagna di demistificazione nei confronti dello Stato ebraico.

Il nome scelto per la manifestazione, “Per la verità, per Israele”, spiega il senso dell’evento: al di là del colore politico e indipendentemente dal Paese d’appartenenza, l’appuntamento costituirà “una piattaforma morale e bipartisan” – come l’ha definita la deputata del Pdl e promotrice dell’incontro Fiamma Nirenstein durante la conferenza stampa di presentazione – per scuotere l’opinione pubblica, per fare spalancare gli occhi di tutti “contro le bugie, il disprezzo e l’odio che si riversano quotidianamente contro Israele”.

Ad aprire la maratona oratoria sarà l'ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, ora presidente dell'associazione “Friends of Israel” e della Fondazione FAES. Numerosissimi i sostenitori che hanno già aderito alla manifestazione: da Giuliano Ferrara a Roberto Saviano, da Walter Veltroni a Gaetano Quagliariello, da Vittorio Sgarbi a Ernesto Galli della Loggia, e moltissimi altri. Tra gli altri partecipanti stranieri, si daranno appuntamento a Roma anche Farid Ghadry (dissidente siriano in esilio e leader del “Reform Party of Syria”), Amir Fakhravar (dissidente iraniano in esilio, leader del movimento studentesco), l’ex ambasciatore d’Israele all’Onu e presidente del Jerusalem Center for Public Affairs, Dore Gold.

“La nostra iniziativa – ha detto Nirenstein – nasce dalla volontà di rovesciare la lente deformata che punta alla delegittimazione di Israele come Stato" perché "Israele, il Paese più minacciato al mondo, può essere sicuro di venire condannato dalle istituzioni, in particolare dalle Nazioni Unite, e dalla stampa internazionale qualunque cosa faccia”, ha aggiunto la promotrice dell’incontro. “Lo Stato ebraico – ha detto Gianni Vernetti dell'Api – è un Paese democratico che vive una situazione di minaccia stretto tra Hamas ed Hezbollah. E nonostante questo, esiste una quotidiana voglia di delegittimare la sua realtà di unica democrazia della zona”. “Bisogna creare – gli ha fatto eco il giornalista del Riformista Peppino Caldarola – un'altra ‘opinione pubblica’ su Israele: questo è l'obiettivo del 7 ottobre”.

“Molta della disinformazione su Israele nasce da una cattiva conoscenza dei fatti. Bisogna rovesciare questa situazione”, ha ribadito Joanna Harbib, presidente mondiale del "Keren Hayesod". Il professore Giorgio Israel tiene invece a sottolineare che “Israele è la vittima preferita di un 'politicamente corretto’ efferato e del rovesciamento della morale. Il mondo intero si indigna contro chi vuole incendiare il Corano e non contro Ahmadinejad”. Anche Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, ha dato la sua adesione alla manifestazione: “L'Europa – ha affermato – non può consentire la distruzione dello Stato d’Israele anche perché ha la responsabilità storica di difenderlo”. Per Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana, invece, il principale pericolo è il doppio standard che viene applicato di continuo dall'Italia e dall'Ue: “Difendere Israele significa battersi per il nostro Paese e per l’Europa intera, per salvaguardare la nostra identità e le nostre costituzioni democratiche, ma soprattutto per difendere i nostri valori occidentali”, ha chiosato nel suo intervento durante la conferenza stampa.

L’incontro del prossimo 7 ottobre a Roma, infatti, è un appuntamento per dire “no” all’immagine distruttiva che nel tempo è stata costruita intorno allo Stato d’Israele. Dall’etichetta di “oppressore” favorevole all’apartheid a Gaza e in Cisgiordania applicata fin dalla Conferenza di Durban del 2001 (tra l’altro incoraggiata dalle Nazioni Unite) alla rappresentazione devastatrice creata dall’impressionante percentuale di condanne emesse dall’Assemblea Generale (che però non tengono in conto le continue minacce di Ahmadinejad di distruggere lo Stato ebraico e i dati sull’arsenale di Hezbollah e Hamas pronto a essere scagliato contro i territori e il popolo israeliano).

La conseguenza più grave di questa campagna di delegittimazione è la denigrazione e la persecuzione dei singoli individui. Spesso agli sportivi israeliani è vietato partecipare a gare internazionali (un gruppo di tennisti ha potuto giocare solo a porte chiuse in Svezia e ad Hannover un gruppo di danza è stato preso a sassate da dimostranti); ai film israeliani viene proibita la proiezione e gli accademici vengono cacciati dalle università; i mercati europei vengono boicottati contro i prodotti provenienti da Israele; e i giornali accusano il popolo ebraico di infamie (come il presunto “scoop” di un giornale svedese che ha scritto che gli israeliani uccidono i palestinesi per rubane gli organi o la vicenda della Mavi Marmara, in cui per i media internazionali i terroristi sono diventati dei “pacifisti” e il legittimo controllo della polizia israeliana sulla nave è diventata un’“aggressione armata”).

L’ultimo di questi episodi di "deformazione della realtà" viene niente meno che da un quotidiano di fama internazionale: il “Time”. In un articolo pubblicato nei primi giorni di settembre si esprimeva disapprovazione per la “normalità” degli israeliani (tra cui, prendere il sole negli ultimi giorni d’estate e svolgere attività economiche remunerative) nei giorni in cui a Washington iniziava un nuovo ciclo di incontri per la pace in Medio Oriente.

E’ quindi per difendere il diritto all’esistenza e alla verità di un popolo costantemente minacciato che L’Occidentale dà appuntamento ai suoi lettori per il prossimo 7 ottobre, in Piazza di Pietra a Roma, affinché una volta per tutte venga lanciato con forza, e all’unisono, un grido in difesa di Israele e dei valori occidentali che esso rappresenta.

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6 COMMENTS

  1. Mi domando perché ci si è
    Mi domando perché ci si è ridotti a questo punto: oggi forse, qualcuno in più a rendersene conto, ma c’è un poderoso ritardo che è un’infinita difficoltà di progetto.

    E di questa difficoltà, talvolta, anche corresponsabili le stesse comunità ebraiche nostrane, spesso tra le file dell’antisemitismo mimetizzato per collocazioni ideologiche.

    Comunque, è pur sempre vero che meglio tardi che mai e che tentar non nuoce..
    A.

  2. Ma credete che siamo tutti iscritti al sindacato?
    Quando la CGIL organizza una manifestazione a Roma, i pullman che trasportano i manifestanti sono pagati dai contributi degli iscritti (e da chi ha aderito a Cometa: ma questa mattina non voglio polemizzare). Idem quando manifesta il PD. In questo caso, chi me lo paga il viaggio a Roma? Per solidarietà potrei marciare a Torino – ma la cosa avrebbe significato?
    Se invece vi accontentate di un’adesione simbolica, eccomi qua.

  3. Da Roma e dintorni tutti gli uomini di buona volontà
    Anche la CGIL e il PD fanno i loro bei buchi pur con una collaudata e ricca organizzazione. È possibile che la partecipazione di pubblico alla manifestazione non dia l’idea del consenso che la accompagna. Confido in un congruo rilievo sui mezzi di informazione. Come saranno trasmessi i suoi significati della manifestazione e come ne sarà mantenuta traccia? Mi vien da pensare che su “il Foglio” e su “l’Occidentale” troverò ampi stralci dei discorsi, se non l’integrale, visto che si parla di “maratona oratoria”. Sarà distribuita una pubblicazione – pagando il giusto – o un supporto informatico ai quali far riferimento per una visione esauriente dell’evento, e per eventualmente illustrarlo a posteriori a chi l’avesse ignorato o sottovalutato? (sia concesso a un cristiano antipatico di sperare che – per avvantaggiare la chiarezza della comunicazione – Gad Lerner non figuri fra gli oratóri del 7 ottobre).

  4. Ancora sulla “delegittimazione”
    Chiaramente l’articolo è un pezzo di propaganda per la manifestazione del 7 ottobre: nessuna riflessione o approfondimento. Ci verrei volentieri, in silenzio e civilmente, ma solo per ascoltare fin dove può arrivare la sconsideratezza umana. È chiaro anche che il motivo della “delegittimazione” porta il marchio dell’Hasbara, l’Ufficio israeliano preposto per il marketing dell’immagine di Israele. Ero presente come osservatore ad altre manifestazioni simili, indette sempre dagli stessi personaggi e con non più di qualche centinaio di manifestanti al di qua del palco. Questa volta però non ci vengo in quanto temo per la mia incolunità, essendomi noti casi di squadrismo sionista, dove manifestanti (dell’altra campana) sono stati aggrediti e malmenanti, mentre lasciavano il luogo dove si erano svolte manifestazione in solidarietà dei palestinesi, sempre molto più numerose. Figuriamoci a venire sotto il palco della signora Nirenstein da “dissidente”. I “nomi” messi avanti come traino non mi impressionano in nessun modo. Anzi con questa loro ulteriore presa di posizione davanti ad una evidenza crescente della violazione da parte di Israele di ogni più elementare principio di giustizia ed umanità trova ulteriore conferma la pessima opinione che già avevo di loro. Ma cosa credono? Che siccome ci sono loro, tutti accorrono per il loro bel sembiante? Mah! È patetico. Comunque, seguirò l’evento come posso ed assicuro che non sono per nulla prevenuto: so riconoscere le ragioni dell’altro, quando ce ne sono. E qui proprio non ne vedo nessuna.

  5. L’unico modo che ha il
    L’unico modo che ha il governo israeliano per far cambiare opinione sul Paese che rappresenta è cambiare la sua politica in senso democratico,
    non solo nei confronti dei suoi abitanti ebrei ma anche nei confronti degli abitanti tutti che vivono in quei territori,in gran parte occupati e sottratti illegalmente. Altrimenti questa operazione si chiama lifting di facciata, che nulla cambia nella sostanza. Non si può pretendere la stima altrui non rispettando le risoluzioni O.N.U. calpestando i diritti e la dignità dei palestinesi, e non solo.

  6. Quale verità?
    Di fronte alla chiara parzialità de “L’Occidentale” si trova qui:
    http://clubtiberino.blogspot.com/2010/10/dibattiti-e-analisi-2-la-israel-lobby-e.html

    un’analisi ed un commento esterno, diverso da quello di Loquenzi, ma che si colloca rigorosamente dentro un dibattito interno a quel che rimane del PdL, detratti i finiani e la lobby stessa.

    È una bugia che tutti gli elettori e i militanti del PdL si riconoscono nella signora Nirenstein, che deve a Fini (o a Cicchitto) la sua presenza in parlamento, non ad una chiara e diretta indicazione degli elettori.
    Non prendiamoci in giro…

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