In Puglia tra Palese e la Poli Bortone l’unico che gode (per ora) è Vendola

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In Puglia tra Palese e la Poli Bortone l’unico che gode (per ora) è Vendola

27 Gennaio 2010

Il laboratorio di D’Alema e Casini è andato in pezzi sotto le picconate di Nichi Vendola, già ribattezzato il “Berlusconi rosso” per il suo forte appeal con la gente che gli ha permesso di scavalcare tatticismi e apparati di partito (il Pd) che lo volevano rinchiudere nel recinto di una residuale minoranza. La debàcle Pd alle primarie consegna alle cronache politiche il “lider maximo” battuto nel suo protettorato, la Puglia, e il segretario dei centristi costretto ad aggrapparsi al “salvagente” Poli Bortone per limitare i danni di quell’esperimento che doveva servire ad affossare il bipolarismo e, in prospettiva, pure Berlusconi.

Un “salvagente” che gli è arrivato in modo inaspettato e che Casini ha afferrato all’istante per trasformare una sconfitta bruciante nell’unico esperimento possibile, sempre in chiave anti-bipolarismo. Infatti, mentre in tutte le altre regioni sarà costretto ad allearsi o con il Pdl o con il Pd accettando dunque lo schema bipolare, paradossalmente proprio in Puglia da dove esce sconfitto, Casini potrà sperimentare il “terzo forno” .

Ma a ben guardare, in tutta questa vicenda c’è un altro paradosso che sposta il tiro delle analisi nel campo del centrodestra. Seppure costretti alla ridotta (nonostante Bersani continui a essere convinto del contrario) i democratici si sono già ricompattati sul candidato presidente col quale marceranno uniti alla meta, rinviando solo a dopo il voto eventuali rese dei conti interne. Il centrodestra, invece, andrà alle urne con due candidati che sì, sfidano Vendola, ma che pescano la maggior parte di voti e consensi nello stesso bacino elettorale mettendo così a rischio la possibilità di riconquistare la guida della regione dopo cinque anni di dura opposizione e i disastri dello scandalo “sanitopoli”.

Il Pdl punta tutto su Rocco Palese, uomo vicino al ministro Raffaele Fitto,  già assessore regionale nell’era dell’ex governatore pugliese. A Bari  tutti lo chiamano "Stakanov" per il suo piglio da gran lavoratore, sempre presente in ufficio e in consiglio regionale, sempre pronto – carte alla mano – a fare le pulci al modello vendoliano. C’è poi la “sorpresa” Poli Bortone, spuntata all’ultimo momento dal cilindro del suo movimento “Io Sud” sulla quale ha fatto rotta Casini. Ministro del primo governo Berlusconi, ex sindaco di Lecce, oggi Poli Bortone siede in Senato dove è arrivata dalle file aennine del Pdl salvo poi rompere con Fini e i suoi colonnelli  approdando al gruppo misto.   

Ma come si è arrivati a tutto questo? La partita sulla Puglia si è giocata nel fine settimana ad Arezzo. A scandire i passaggi della giornata sono le agenzie di stampa che nello spazio di poche ore raccontano di ribaltamenti di fronte e colpi di scena nella scelta del candidato Pdl. Riunioni infuocate, “bilaterali”, incontri più o meno “carbonari” con relativi intrecci di telefonate, pranzi e cene interminabili tra vertici del partito e dirigenti locali sono la cornice di ciò che è accaduto dietro al palco della kermesse aretina dedicata alla “Generazione Pdl”. Si ragionava sull’opzione Poli Bortone, nome gradito a Berlusconi e dato al 10 per cento dai sondaggi di Palazzo Grazioli, insieme a quelle di Stefano Dambruoso e Rocco Palese. Su quest’ultimo, però, il Cav. nei giorni precedenti aveva espresso qualche riserva.

In un primo momento, sembrava che il nome della senatrice fosse quello giusto anche per testare l’eventuale convergenza di Casini nel caso in cui Vendola avesse battuto Boccia. Ma all’ora di pranzo, esce la nota degli aennini pugliesi che sbarrano la strada alla Poli Bortone definendo “inaccettabile” la sua candidatura.  Qualche ora dopo, è la Poli Bortone ad annunciare il suo sostegno a Dambruoso sparigliando il tavolo delle trattative che già davano Palese in pole position.  Le quotazioni del magistrato antiterrorismo risalgono così nel canovaccio dei “papabili”, anche perché su questa ipotesi aveva lavorato lo stesso premier tentando una mediazione per convincere i pidiellini più riottosi.  Ma a tarda sera, scorrono i titoli di coda sull’anti-Vendola e Palese incassa l’investitura. Dì li a poco, la nota ufficiale dei coordinatori nazionali che “sentito Berlusconi e d’intesa con i vertici regionali e Fitto” designano Palese alla corsa per la Regione.  

Ed è proprio il ministro per gli Affari Regionali a spiegare che in Puglia la competizione riguarda due candidati, “Rocco Palese per il centrodestra e per tutte le forze alternative alla sinistra, e Nichi Vendola per la sinistra”, sottolineando poi che “tutte le forze alternative alla sinistra dovrebbero stare dalla nostra parte per dare una svolta al governo del Paese”. Passaggio significativo che richiama all’unità della coalizione e lascia ancora uno spiraglio aperto all’eventualità di un ripensamento da parte di Casini e Poli Bortone. Fitto è stato il protagonista di una lunga mediazione con i centristi che lo ha impegnato per mesi, impedendo di fatto al Pdl di formalizzare il suo candidato e che oggi, a bocce ferme, porta a domandarsi come mai proprio nel momento decisivo quando si sarebbe potuto attendere solo ventiquattrore in più, abbia invece scelto di accelerare.

Al punto che in molti nel partito pensavano che avesse già in tasca l’accordo con l’Udc. Invece i centristi hanno fatto cadere nel vuoto la possibilità di un accordo optando per la Poli Bortone. Una mossa che il ministro stigmatizza quando ricorda che “noi abbiamo aspettato mesi per trovare una soluzione che potesse tener dentro tutto. Proprio nella giornata di domenica c’era la piena disponibilità da parte di tutti a fare un passo indietro ed è venuta meno proprio da parte di Adriana Poli Bortone”.  Il partito intanto, a Roma come a Bari,  fa quadrato e avvia la macchina della campagna elettorale.

Tuttavia l’esito della partita chiusa su Palese sembra non essere indolore nei ranghi del Pdl, specie se si considera il valore politico che nella tornata elettorale ha assunto la sfida in Puglia. Basta sfogliare i quotidiani, locali e nazionali, per capire come certi dubbi non si siano dissipati del tutto. Non riguardano certo la persona, Palese è politico di livello, con una grande conoscenza della macchina amministrativa e del territorio, semmai le perplessità si concentrano sulla “forza” che dovrà dimostrare nella sfida diretta con il governatore uscente che gioca molte delle sue carte sull’immagine e l’appeal comunicativo.  Nella ricostruzione delle fasi che hanno portato alla scelta di Palese, il quotidiano "Barisera" sottolinea come “tutti  si aspettavano che questa mattina (ieri, ndr) il ministro annunciasse l’alleanza con l’Udc e, invece, Casini spariglia le carte e gioca da solo. O meglio gioca con l’avversario più temibile che in questo momento Fitto possa avere in campo, forse più di Vendola. La senatrice Poli Bortone che ha ‘rischiato’, perché gradita a Berlusconi, di diventare prima candidata e poi presidente della Regione oggi è la più ferita sul piano politico. La sensazione è che non sarà una campagna  elettorale per vincere le elezioni ma per far perdere Fitto e gli ex amici di An. E al suo fianco, a sorpresa, si ritrova un Casini che a quel patto con Massimo D’Alema per costruire un’alleanza per il futuro governo del Paese, deve ancora tenere molto. Il leader Udc sa bene che in questo modo, almeno sulla carta, sta facendo un grosso favore proprio a Vendola”.

"Il Riformista", invece,  descrive un Berlusconi  “furioso”, “costretto a subire dai notabili del partito alleanze e candidati che non condivide”, piuttosto irritato per il metodo con cui in Puglia si è arrivati al nome del candidato governatore, oltretutto dopo i suoi ripetuti tentativi di mediazione, sia sulla Poli Bortone che su Dambruoso. Ma al di là delle analisi dei giornali, della questione Puglia si ragiona anche a Roma. Non a caso il berlusconiano di ferro Giorgio Stracquadanio dalle colonne del quotidiano on line “Il Predellino” ci va giù pesante osservando come di fronte a un Vendola “berlusconizzato” il gruppo dirigente del partito abbia puntato su una “candidatura tutta di apparato, resa pubblica con parole degne di un politburo, non di un partito carismatico”. Il riferimento è alla nota del Pdl che ufficializza la corsa di Palese alla presidenza della Regione. 

“Ma come? Berlusconi, il monarca, il leader, l’unico in grado di spostare milioni di voti in tutt’Italia è stato solo sentito? E invece è stata necessaria l’intesa con il coordinamento regionale pugliese e il ministro Fitto, sponsor dell’amico Rocco Palese? E da quando in qua il ministro degli Affari Regionali conta più del primo ministro?” si domanda con una punta di sarcasmo il deputato pidiellino che poi  rimanda ad un ulteriore quesito: “Quale scopo si prefigge il gruppo dirigente del Pdl, vincere le elezioni o affermare la supremazia di apparato?”. Un quesito, quest’ultimo, che ieri rimbalzava anche a Montecitorio.