In ricordo di Oriana Fallaci

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Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
(O. Fallaci)

Tredici anni fa ci lasciava Oriana Fallaci, la voce libera e provocatoria di un’Italia che stava morendo per lasciar spazio ad un’altra. Eppure viene ancora da chiedersi cosa penserebbe la stimata scrittrice – come lei amava definirsi – della situazione politica e sociale italiana, chissà quanti appunti ci riserverebbe.

Oriana nasceva nel ’29 tra freschezza e semplicità degli scenari toscani: la sua Firenze, città che sarà sempre un punto cardine per Oriana, disegnò l’ossatura della sua dignità, le radici profonde della famiglia Fallaci e la vita raccontata nel modo più autentico possibile.
Era la figlia di un mondo in grande cambiamento, dell’Italia ancora semplice e proletaria, parafrasando Pasolini siamo ancora nell’Italia delle borgate, quella povertà che era brutta e bella al tempo stesso.

Sicché Oriana, e lo dirà spesso nelle sue opere, conosce bene il rumore delle bombe e il silenzio della morte, sa che aspetto hanno le città mutilate e circondate da macerie, riconosce il punto più basso della vita e il prezzo caro della libertà.
Perché della Fallaci bisogna prima di tutto ricordare questo: la libertà è prima e vera guida, non vi è vita senza libertà, e persino la morte se libera ha un sapore più sereno, quasi agrodolce.

Con questa dignità tutta italiana e autentica, la Fallaci ha sempre difeso il suo tricolore, nei suoi lunghi viaggi e nel pericolo, alla ricerca della verità delle cose, scrivendo senza mai assecondare alcun potere, ma persino odiandolo. Nelle sue Interviste con il Potere e con la Storia la Fallaci ha riportato la sostanza dei suoi soggetti per come dovevano essere, senza mai cadere in timidezze o paure, neppure intervistando gli uomini più potenti del mondo, rispettando per lei quella professione sacra: la vocazione giornalistica che difendeva a tutti i costi.

Ma Oriana era anche una donna sola, a tratti incompresa nel suo raggiungere un’indipendenza giornalistica e privata che le permettesse di esprimersi per davvero, temendo quei legami che quasi sempre costavano una parte preziosa di sè. Proprio per questo fu spesso osteggiata, portò avanti le sue battaglie anche in mancanza di alleati, la sua predisposizione caratteriale non le avrebbe mai permesso di vendersi, sicché pur di onorare la sua missione, non si tirò mai indietro, neppure con una piazza le augurava la morte e si prendeva beffe del suo cancro.

In tante occasioni la Fallaci ha dato dimostrazione del suo coraggio, questo perché non ci fu un singolo giorno passato senza combattere: dalle trincee del Vietnam per raccontare ciò che i media nascondevano, alla Grecia per difendere le sorti del suo compagno Alekos, nelle terre dell’Islam dove il sole non è mai visto dalle donne musulmane. Ma non poteva fare diversamente una donna come lei, un’italiana che amava tanto la sua patria.

E proprio per questo sapeva bene che il passato del suo popolo cominciava a sfumare come il profumo di un ricordo: l’Italia stava cambiando ma continuava ad aver bisogno di verità e coraggio, valori immortali che le opere della Fallaci continueranno a tramandare per sempre.

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