In Sicilia la partita tra Berlusconi e Lombardo non è affatto chiusa

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In Sicilia la partita tra Berlusconi e Lombardo non è affatto chiusa

03 Luglio 2009

 

Raffaele Lombardo ha finalmente ricomposto la giunta del governo siciliano dopo mesi di liti e tensioni che hanno lasciato un traccia ancora evidente sulla superficie del Pdl isolano e non solo.

L’impressione è che la vicenda sia ormai chiusa e che Lombardo sia riuscito ad ottenere quasi tutto quello che si era prefisso al momento di sciogliere il suo governo: gli esponenti dell’Udc sono rimasti fuori, i “ribelli” di Miccichè sono rimasti dentro, i nuovi innesti hanno preso il loro posto a palazzo dei Normanni. Anche nei casi dove Lombardo è sembrato cedere nel merito ha però sempre imposto il suo metodo: da un faccia a faccia con Gianfranco Fini è sortita la nomina di un suo “fiduciario”, l’assessore Nino Strano, così come dopo il colloquio diretto con Berlusconi si è trovato lo spazio per due uomini vicini ad Alfano e Schifani, il deputato messinese Nino Beninati e il vicesindaco di Palermo, Mario Milone. Sul terreno degli sconfitti resta la componente di An che fa riferimento a Gasparri, Nania, La Russa, scavalcati da Fini, e soprattutto i due coordinatori regionali del Pdl, Castiglione e lo stesso Nania scavalcati da Miccichè e sostanzialmente marginalizzati.

“In spregio della sua vantata aspirazione autonomistica e delle sue ambizioni milazziane – dice Domenico Nania all’Occidentale – Lombardo ha risolto i suoi problemi venendo a Roma a parlare con Berlusconi e non in Sicilia con i siciliani: a me hanno sempre insegnato che i problemi si risolvono dove nascono e non cercando imposizioni altrove”.

Di certo Lombardo è venuto a Roma con una tavola già apparecchiata e i suoi interlocutori non hanno potuto far molto altro che accettare il dato di fatto, creando però un reticolo di fratture trasversali sia ad An che a Fi. “Il dado ormai è tratto – dice ancora Nania – la giunta è formata, questo però non significa smettere di ritenere che la ricomposizione di una maggioranza più corrispondente al risultato elettorale sia ancora una soluzione preferibile. Vedremo – conclude – se ci dovesse essere una verifica si potrebbero rimettere in moto le carte”.

In realtà, sia a Palermo che a Roma, sono in molti a ritenere che la partita siciliana non possa davvero ritenersi conclusa. E che lo stesso Berlusconi, il quale pure aveva dato un sommario via libera all’iniziativa lombardiana, continui a riflettere e a cercare soluzioni più condivise. In molti hanno fatto notare al presidente del consiglio che il risultato di mesi di trattative appare troppo come un premio a chi in fin dei conti ha animato una scissione di minoranza nel partito. E che la parte di An più “berlusconiana” ne esce invece punita.

Gli indizi (e le ragioni) per cui l’esito che è oggi sotto gli occhi di tutti potrebbe non essere quello definitivo sono numerosi. Intanto il ritardo nell’annunciare l’assegnazione delle deleghe agli assessori mostra che Lombardo non è perfettamente sicuro del fatto suo e teme pericoli per la maggioranza in consiglio regionale. Il passaggio dei 12 deputati dell’Udc all’opposizione, che si aggiungono ai 19 del Pd, restringe il margine della maggioranza. Se a questo si aggiunge lo scontento di un buon numero di eletti nel Pdl si capisce bene che il governo sarà d’ora in poi a rischio.

Grava, per di più, la possibilità che il consiglio di giustizia amministrativa ammetta il ricorso della lista Rita Borsellino – Sinistra Arcobaleno contro le irregolarità di una lista Pdl in provincia di Trapani. Se la sentenza del Cga desse ragione ai ricorrenti il Pdl potrebbe perdere alcuni deputati e Lombardo andrebbe in minoranza.

Anche i recenti risultati dei ballottaggi per le elezioni comunali in Sicilia sono stati un campanello di allarme per Lombardo che ha visto quasi ovunque sconfitti i candidati sindaco sostenuti dall’Mpa sia in alleanza con il Pd che con i “ribelli” di Miccichè. A Caltanisetta, Mazara, Monreale, tra i comuni più importanti, ha sempre prevalso il candidato del Pdl “ufficiale”. Per questo il coordinatore Castiglione può dire che “nelle urne la strategia del Governatore è stata sconfessata”.

Ulteriore elemento di debolezza per Lombardo viene considerato il fatto che il disegno di legge di riforma costituzionale sulla “sfiducia costruttiva” presentato al Senato non è stato affatto ritirato, anche se il governatore rivendica una promessa di Berlusconi in proposito. Non sembra però che il primo firmatario, Maurizio Gasparri, abbia alcuna intenzione di fare marcia in dietro. Segno anche questo che la partita non è chiusa del tutto.

C’è poi un motivo di fondo che rende il risultato raggiunto in Sicilia ancora molto fragile. L’esclusione dell’Udc rischia si ripercuotersi gravemente sulle prossime elezioni regionali  e questo è un tema che diverrà di giorno in giorno più attuale. Il partito di Casini giocherà ampiamente questa carta in ogni occasione possibile e non senza qualche ragione dopo tutte le accuse ricevute dal Pdl per la politica delle “mani libere” che a livello locale ha caratterizzato le scelte dell’Udc.

Nel Pdl il problema è chiaro. E infatti a detta dei tre coordinatori del partito “la massima preoccupazione è stata e continua ad essere il ristabilimento di un’alleanza politica ampia e coesa capace di sostenere adeguatamente gli sforzi e i progetti della nuova amministrazione regionale, secondo quanto hanno deciso gli elettori in occasione delle elezioni”. Insomma,  il rapporto con l’Udc siciliana a Roma resta una questione aperta.

“In realtà – spiega Gaetano Quagliariello – con l’Udc il discorso andrebbe ribaltato. Quello che andrebbe detto a Casini è: vedi a cosa porta proprio la politica delle mani libere del tipo finora condotta in Puglia o in Piemonte?”. “A questo andrebbe aggiunto – dice ancora Quagliariello – un documento politico del Pdl in cui si affermi chiaramente che se l’Udc riconosce la natura strategica di un rapporto con noi almeno sul territorio, anche la vicenda siciliana potrebbe essere riletta”.

Per tutti questi motivi Lombardo appare ancora oggi molto cauto. Molti sostengono che il suo obiettivo sia di arrivare alla pausa estiva volando il più basso possibile (magari per questo mettendo a freno “Le Ali del Sud”, il suo movimento meridionalista già in cantiere) , e a settembre riaprire la partita proprio a cominciare con l’Udc.

Gli spazi ci sarebbero, sono almeno due gli assessori che in un prossimo futuro potrebbero lasciare il loro posto (Pippo Sorbello, sindaco di Melilli e l’avvocato Gaetano Armao) e c’è sempre la possibilità di allargare la compagine di governo con delle deleghe tecnico-politiche.

D’altronde, per quanto Lombardo si presenti come colui che vuole liberare l’isola dai “vecchi democristiani”, egli stesso appartiene a quella tradizione (Calogero Maninno chiamava Cuffaro e Lombardo “i miei gemelli”) e conosce bene l’arte del compromesso e come, in condizioni avverse, salvare il salvabile.