In Siria la strage di Hula segna il completo fallimento del ‘piano Annan’

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In Siria la strage di Hula segna il completo fallimento del ‘piano Annan’

28 Maggio 2012

di M.L.

“Un vile testamento da parte di un regime illegittimo che risponde a una protesta politica pacifica con una brutalità di indicibile disumanità”. Questo il messaggio della Casa Bianca sull’attacco di Hula di Venerdì scorso in Siria, nel quale 108 persone, tra cui molti bambini, sono state uccise da quel che sembra essere stato un attacco dell’esercito regolare siriano.

Una violazione talmente grave del cessate il fuoco promosso dall’inviato speciale in Siria, Kofi Annan, che l’Onu non poteva ignorare: ieri con una riunione d’urgenza, il Consiglio di Sicurezza ha condannato apertamente l’utilizzo di artiglieria pesante da parte delle forze del presidente Bashar al-Assad sulla popolazione. Una dichiarazione sulla quale per lungo tempo è pesato il veto della Russia, che ha richiesto e ottenuto che la responsabilità del massacro sia oggetto di ulteriori indagini, prima di essere completamente attribuita alle forze armate regolari siriane. "Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui entrambe le parti coinvolte nel conflitto hanno chiaramente delle responsabilità nell’uccisione di cittadini innocenti", è quanto ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

I governi di Londra e Washington si trovano su posizioni molto simili. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in attesa d’incontrare al G20 di Giugno il premier russo Vladimir Putin,  preme per una soluzione alla ‘yemenita’, con una transizione che preveda l’esilio del presidente al-Assad e del suo clan, e la creazione di un governo provvisorio che mantenga la struttura del potere già esistente in Siria. Dal canto suo, William Hague, il ministro degli Esteri britannico, si è recato ieri a Mosca per convincere la Russia ad appoggiare un’eventuale azione internazionale per la soluzione della crisi siriana.

“Non è nell’interesse della Russia che la Siria scenda in una vera e propria guerra civile e questo oggi è il pericolo”, ha sostenuto Hague. Assad, per quanto ingombrante possa essere la sua presenza, è l’ultimo alleato mediorientale della Russia dopo l’uscita in scena di Mubarak, e riveste un’importanza strategica non da poco nello scenario. Inoltre, la Russia teme che un’azione di forza a Damasco mirata a rimuovere Assad dal comando, si concluderebbe alla stessa maniera della Libia: un caos, da cui emergerebbero governi sempre più vicini agli estremisti islamici. Come ammesso anche da Hague, al momento non c’è un piano alternativo al cessate il fuoco di Annan.

Nel frattempo, le agenzie di stampa del governo siriano hanno declinato ogni responsabilità su quanto accaduto a Hula. Secondo quanto dichiarato da fonti del regime, l’esercito si è difeso da un attacco cominciato da terroristi, armati di mortai e lanciarazzi, al quale i militari hanno risposto per legittima difesa. Per i ribelli, le violenze sono state scatenate dall’esercito in risposta a una manifestazione pacifica non autorizzata nella zona. Dapprima, i militari avrebbero aperto il fuoco sulla folla utilizzando mitragliatrici pesanti. Poco dopo sarebbe intervenuta l’artiglieria, con bombardamenti diffusi nell’area.

La posizione del regime siriano è sostenuta ormai solo dall’Iran degli ayatollah, che col portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehman-Parast, ha definito la strage di Hula un “attentato terroristico”. Per Teheran esisterebbero dei piani condivisi da terroristi e complici stranieri per minare una pacifica soluzione dei disordini in Siria.

Ciò che risulta evidente a questo punto è che ora la situazione rischia di precipitare nuovamente. Secondo quanto dichiarato dal colonnello dei ribelli, Qasim Saad Eddine, “non è più possibile rispettare il piano di pace mediato da Kofi Annan, che il regime utilizza a proprio vantaggio per perpetrare altri massacri contro i civili disarmati”. Eddine ha esortato i combattenti a riprendere le armi e a condurre nuovi attacchi organizzati contro le truppe lealiste, in quanto “l’unico linguaggio che il regime capirà è quello delle armi”.

Dall’Italia il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha affermato che “il limite è stato superato”. Secondo Terzi, “il sostegno al piano Annan deve essere convinto e senza riserve, ma il regime siriano forse non ha capito che non è a tempo indeterminato”. E mentre è attesa per oggi la visita di Annan a Damasco, i bombardamenti delle ultime 24 ore ad Hama hanno fatto altre 41 vittime, portando a 13mila i morti dall’inizio del conflitto.