In Spagna è già partito il business delle scorie nucleari

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In Spagna è già partito il business delle scorie nucleari

03 Marzo 2010

Mentre in Italia è stato da poco abbattuto il tabù delle centrali nucleari e si inizia appena a parlare (non con poche polemiche) della localizzazione dei siti, in Spagna ci sono ben undici comuni che farebbero di tutto per aggiudicarsi un deposito di scorie nucleari. Anche al costo di pagare un caro prezzo politico.

E’ il caso di Ascò, un paesino della provincia di Tarragona dove il sindaco ha sfidato l’opposizione del governo catalano proponendo la costruzione del sito ed è stato minacciato con l’allontanamento dal partito oggi alla guida della Regione. Proprio come è avvenuto anche a Yebra (Guadalajara) e Villar de Cañas (Cuenca) dove i sindaci popolari hanno ricevuto lo stop dalla giunta regionale socialista. Tutti paesini di meno mille anime che, concorrenti nell’appalto, sono invece uniti nella volontà di difendere gli interessi dei propri concittadini, lontano dai conti politici fatti sottobanco dai partiti.

Nonostante la nota posizione antinucleare di Zapatero, lo scorso dicembre il governo di Madrid ha stabilito un appalto pubblico indirizzato ai comuni spagnoli per la costruzione di un Almacén Temporal Centralizado (Atc), un sito dove verranno depositati i rifiuti nucleari prodotti dalle dieci centrali presenti in Spagna (otto delle quali ancora in funzionamento e due in fase di smantellamento). Per molti, infatti, il "cimitero" viene considerato una gallina dalle uovo d’oro non solo per il bottino da più di un miliardo di euro in 60 anni, ma anche per la potenziale creazione di posti di lavoro e lo sviluppo di nuove opportunità.

Rafael Vidal, il sindaco di Ascó, paesino di 1.600 abitanti candidato in pole position ad ospitare il cimitero per la vicinanza alle centrali, sostiene con determinazione la decisione della Giunta – appoggiata da quasi tutti i cittadini – nonostante le critiche che giungono dall’alto: “Non ha nulla a che fare con i soldi. Stiamo parlando della possibilità di investire nella diversificazione economica di cui beneficerà non solo il nostro paesino ma anche tutta la regione”. Vidal spiega infatti che insieme all’Atc saranno costruite istallazioni che cambieranno il modello economico della zona perché “verrà anche creato un parco tecnologico all’avanguardia che si occuperà di fare ricerca su nuovi metodi per sfruttare il potenziale energetico del combustibile nucleare”. Se oggi tale materiale viene definito “residuo”, continua il sindaco di Ascó, è perché manca maggiore conoscenza in materia. E proprio per questo l’Atc è un’occasione di futuro.

Non meno importante è la questione demografica legata a queste località. Tra gli argomenti sostenuti dai sindaci dei comuni candidati a ospitare i depositi per le scorie, la più diffusa è la diminuzione della popolazione e la desertificazione sociale delle zone interessate. Stiamo parlando infatti di paesini che – ad eccezione di Ascó – talvolta non superano neanche i 200 cittadini. “Qui la vita sta finendo. Il numero degli abitanti è sempre minore e la gente è sempre più vecchia. L’agricoltura e l’allevamento non ci permettono più d’andare avanti. Per noi l’Atc è l’opportunità di rinascere”, spiega il sindaco di Santervás de Campos (Valladolid).

C’è poi in gioco una questione di principio. Quando nel 1969 la Spagna decideva di essere un Paese nucleare a nessuno è mai passato di mente svolgere una consultazione popolare. A scegliere per la gente è stato il regime di Francisco Franco. Questa volta, racconta Vidal, “abbiamo avuto l’opportunità di prendere una decisione libera e democraticamente” su un’industria che rappresenta la principale fonte di introiti del Sud della Catalogna. “E’ un’opportunità che non possiamo farci scappare”, conclude con orgoglio il primo cittadino di questo paesino che sorge sul fiume Ebro.

A mettere i bastoni fra le ruote però ci sono le Regioni e, più paradossalmente, anche quelle guidate o alleate dello stesso partito che si trova oggi al governo di Madrid e che, tra l’altro, è stato il promotore della costruzione dell’Atc. Non è servito a granché il monito del ministro dell’Ambiente, Elena Espinosa, che ha chiesto alle Comunidades Autónomas di non interferire nella decisione dei singoli comuni e ha garantito che “il deposito avrà le tecnologie più all’avanguardia del mondo”. Il “no” del presidente della Generalitat catalana José Montilla di CIU, il maggiore alleato politico del PSOE, è stato rotondo e chiaro. Lo stesso vale in Extremadura e la candidatura del comune di Montánchez. In questi casi, per molti esperti è ovvio che la paura di perdere voti è maggiore del vantaggio economico che rappresenta la costruzione del cimitero nucleare.

Secondo la direttiva del ministero, la capacità massima dell’Atc spagnolo sarà di 6.700 tonnellate di residui di alta intensità radioattiva. Attualmente, le centrali nucleari ne accumulano 3.569 tonnellate che, fin dagli anni Ottanta, vengono puntualmente inviate in Francia alla modica cifra di 60mila euro al giorno. Entro il 2015 tale scorie dovranno essere rimpatriate ma il futuro Atc – che dovrebbe entrare in funzione tra circa 5 anni – ha la capacità sufficiente di soddisfare lo stoccaggio della produzione passata e futura spagnola. A parte i 700 milioni di euro necessari per costruire l’impianto, i comuni situati in un raggio di 10 chilometri riceveranno nientemeno che 6 milioni di euro l’anno, oltre i milioni già incassati con le centrali nucleari. Verranno poi creati circa 500 posti di lavoro, molti dei quali legati alla ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie. 

Il polverone politico scoppiato in Spagna sul tema nucleare dovrebbe servire da monito per quello che potrebbe accadere anche in Italia quando bisognerà decidere i siti nucleari. Il mercato e l’interesse locale dovranno prevalere su tutto il resto. Come dimostra l’esperienza dei nostri vicini, certe decisioni sono infatti necessarie, nonostante possano risultare impopolari ed elettoralmente costose.