In Svezia vince il centrodestra e gli ultraconservatori prendono 20 seggi

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In Svezia vince il centrodestra e gli ultraconservatori prendono 20 seggi

20 Settembre 2010

Il 2010 continua a regalare vittorie alle destre europee. Ieri è toccato alla Svezia, dove la coalizione guidata dal primo ministro Frederik Reinfeldt ha vinto le elezioni politiche, senza però raggiungere la maggioranza assoluta e necessaria a formare da sola un nuovo governo. La vera novità, però, è un’altra: in Parlamento, infatti, entrerà per la prima volta l’estrema destra xenofoba, i Democratici di Svezia (Sd) di Jimmi Akesson, che con circa il 5,7% dei voti hanno superato la soglia necessaria (4%) a conquistare seggi, e ne ottengono 20. “Abbiamo detto che il blocco più grande deve governare, e questo blocco è l’Alleanza”, ha detto Reinfeldt ai sostenitori.

In base ai risultati dello spoglio, l’Alleanza di quattro partiti ha ottenuto circa il 49,2% e 172 dei 349 seggi del Parlamento. Ma anche un suo secondo mandato sarebbe un’altra prima assoluta in un secolo di storia del Paese scandinavo, dove i socialdemocratici hanno dominato la scena politica per 80 anni. E’ stato proprio il centrosinistra, che candidava Mona Sahlin per recuperare il primato perduto quattro anni fa, il vero sconfitto della tornata elettorale, fermandosi al 43,6% circa dei suffragi e ottenendo 157 seggi: “Abbiamo perso, tocca all’Alleanza il compito di costruire il governo”, ha detto la donna.

Reinfeldt – 45 anni, rispettatissimo all’estero e modello di David Cameron in Inghilterra – che ha fatto la sua campagna elettorale promettendo ulteriori tagli alle tasse e riforme per ridurre il welfare, si è detto pronto a guidare un governo di minoranza, ma ieri ha ribadito che avrebbe avvicinato per primo i Verdi all’opposizione per chiedere sostegno – offerta prontamente rifiutata dal leader del partito, Peter Eriksson.

La grossa novità dalle urne, in un Paese che si è vantato a lungo di essere uno dei più tolleranti d’Europa, è stato proprio l’ingresso in Parlamento degli Svedesi Democratici, partito anti-immigrati, che ha iniziato ad ottenere sostegno dopo essersi allontanato dalle sue radici da teste rasate, rispecchiando il crescente consenso analogo a partiti simili ovunque in Europa e che, secondo gli analisti, ha trovato sostegno tra i disoccupati, in crescente aumento durante la crisi globale. “Non è il risultato che mi aspettavo da queste elezioni” ha detto Reinfeldt commentando il voto. Il leader del centrodestra ha comunque escluso qualsiasi tipo di collaborazione con la destra “xenofoba e populista”. “Sono stato chiaro… Non coopereremo né dipenderemo dai Democratici di Svezia”.

I Moderati di Reinfeldt non hanno smantellato il modello svedese, lo hanno reso più moderno e meno costoso. Lo slogan è “Siamo noi il vero partito dei lavoratori”. Gli spot in tv insistono sul punto: lavorare è bello. L’aumento dell’età pensionabile è stato spacciato come un’estensione del diritto al lavoro: “Garantiamo il diritto al lavoro fino a 69 anni”. La mannaia liberista si è abbattuta sugli abusi, sui 750 mila svedesi che si dichiaravano malati e inabili al lavoro per farsi mantenere dallo stato. “Perché devo pagare lo stipendio a chi sostiene di essere malato ma non così tanto da rinunciare a pescare il salmone?”, dice chi oggi vota per i Moderati.

Reinfeldt ha introdotto elementi privatistici nell’assistenza sanitaria, ha venduto alcune grandi aziende di stato come la Absolut Vodka, ma ha mantenuto la struttura sociale dello stato svedese. La Svezia ha affrontato la crisi del 2009 tagliando le tasse e aumentando la spesa pubblica, grazie al surplus di bilancio che i precedenti governi socialdemocratici avevano lasciato ai conservatori.