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Le differenze con l'Italia

In Usa arrivano soldi veri nelle casse delle imprese. Altro che monopattini…

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Il bilancio degli Stati Uniti, almeno in termini assoluti poiché una stima più seria della casistica imporrebbe l’utilizzo di dati relativi espressi in percentuale magari rapportando il numero dei decessi e dei casi positivi con il totale della popolazione ma a quanto pare questo esercizio sembra essere troppo difficile, sembra essere pesante. Secondo i dati rilasciati dalla Johns Hopkins University si registrano 85.906 morti per 1.417.889 casi positivi.

Le condizioni non sono delle più rosee, tuttavia questo non dà alcun diritto al Giornale Unico di Giuseppe Conte di denigrare la gestione dell’emergenza da parte di Donald Trump e di millantare una qualche forma di superiorità.

Il decreto liquidità prodotto dal nostro Winston Churchill di quartiere e dal suo fedele commissario Arcuri è, come ha spietatamente constatato Nicola Porro, un’aspirata di cocaina: ti rende euforico all’inizio salvo poi ucciderti spietatamente. 120 milioni in bonus per monopattini e biciclette, addirittura un fondo per sostenere chi progetta e sviluppa videogame, si chiama First Playable Fund che consiste in 4 milioni di euro da distribuire nella forma di contributi a fondo perduto mentre alla filiera automobilistica, che copre circa il 20% del Pil italiano, sono destinati solo 100 milioni. Una montagna che ha partorito un topolino morto.

Gli Stati Uniti, d’altro canto, stanno pompando denaro tempestivamente nelle casse delle imprese provate dall’epidemia. Durante la seconda settimana di Marzo la Casa Bianca ha approvato un provvedimento da 100 miliardi di dollari che ha permesso di ampliare i congedi per malattia e di retribuirli oltre all’implementazione di test gratuiti per verificare la positività alla malattia.

Il 24 Marzo scorso, i gruppi parlamentari repubblicani e democratici dopo una lunga giornata di trattative, alla quale hanno preso parte il capo dello staff della Casa Bianca Mike Meadows e il Segretario del Tesoro Steve Mnuchin, sono giunti ad un accordo per sbloccare 2 mila miliardi di dollari al fine di stimolare l’economia americana. Il provvedimento è stato votato il 25 ed è entrato operativo il 27 Marzo con il nome di Cares Act, che ha aumentato l’ammontare di dollari previsto in origine arrivando a 2,3 trilioni. Una parte dei soldi è finita direttamente nelle tasche dei cittadini i quali, in base al reddito, hanno ricevuto fino a 1200 dollari a testa più altri 500 per ogni bambino. Le piccole e medie imprese hanno ricevuto prestiti fino a 367 miliardi di dollari e 150 miliardi di dollari sono stati previsti per gli ospedali messi sotto pressione dal virus.

Durante i primi giorni di Aprile, Trump ha utilizzato il pacchetto di aiuti per imprese e famiglie anche per rimborsare gli ospedali che hanno curato pazienti affetti da Coronavirus sprovvisti di assicurazione sanitaria. Questo provvedimento è stato possibile anche grazie all’accordo che l’inquilino della Casa Bianca ha preso con la

Blue Cross Blue Shield, una federazione di 36 società che erogano assicurazioni sanitarie a oltre 106 milioni di persone, che si è impegnata a non richiedere alcun co-pagamento da parte dei pazienti, un impegno preso insieme alle dirette concorrenti Cigna e Humana.

Il 21 Aprile il Senato ha approvato un pacchetto di aiuti per $ 484 miliardi di finanziamenti a piccole e medie imprese e ospedali, alle prime andranno $380 miliardi ai secondi $75 miliardi, e $25 miliardi per test sulla malattia dei quali $11 miliardi andranno ai singoli stati. Questo provvedimento ne incorpora un altro che prevede $ 321 miliardi per la protezione degli stipendi, $ 60 miliardi riservati alle imprese senza fido bancario. Inoltre l’accordo prevede lo stanziamento di $ 60 miliardi di prestiti e sovvenzioni per assistenza in caso di calamità economica.

Il debito che gli Stati Uniti pagheranno in termini di vite umane è sicuramente altissimo ma quando questa immane tragedia sarà finita molte imprese potranno alzare la testa e ripartire. Emblematico Elon Musk che chiude gli stabilimenti nella civilissima California per riaprirli nel rozzo e buzzurro Texas. Noi potremmo dire lo stesso? Dirlo ora è prematuro ma le premesse non sono ottime.

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