Home News “Inaccettabile il diktat dell’Anm, giusto il principio ma la norma va riscritta”

No delle toghe sulla responsabilità civile dei giudici

“Inaccettabile il diktat dell’Anm, giusto il principio ma la norma va riscritta”

Barricate, avvertimenti. “Le modifiche non bastano, quella norma va stralciata”. Alias: cancellata. La norma è: responsabilità civile dei magistrati contenuta nell’emendamento Pini (Lega), varato dalla Camera e ora all’esame Senato. Le barricate e gli avvertimenti portano la firma dell’Anm che ieri in audizione a Palazzo Madama non ci è andata tanto per il sottile: così si “mina la terzietà, l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati”. Frase-tipo valida per ogni stagione e ogni riforma. Aperti al confronto ma niente dicktat o veti, replica il Pdl con Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori. Sulla stessa lunghezza d’onda Maurizio Paniz, parlamentare pidiellino e membro della commissione Giustizia di Montecitorio che l’emendamento leghista non l’ha votato ma alle toghe sull’Aventino manda alcuni messaggi. E alla politica alcune proposte.  

Onorevole Paniz, un altro no dell’Anm. Come lo legge?

Una premessa: non ho nessuna difficoltà a dire che non ho votato l’emendamento Pini, non perché non condivida il principio della responsabilità dei magistrati bensì perché ritenevo che la norma così come è stata congeniata, fosse troppo secca e troppo difficile da accettare nel nostro sistema costituzionale che prevede l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati per l’applicazione dei principi giuridici. Ero inoltre preoccupato sulla stesura del testo dell’emendamento a proposito del ritardo da parte dei magistrati nell’adempimento dei propri compiti, proprio perché si trattava di una norma troppo generica per poter essere accettata.

Premessa fatta. Andiamo al quid.

Ritengo che la norma debba essere riscritta ma non sono assolutamente d’accordo sul dicktat dell’Anm che pretende non sussista alcun tipo di responsabilità in capo al magistrato. Ritengo anche che l’attuale quadro normativo sia inadeguato, come prova il fatto che solo pochi casi – quattro negli ultimi 22-23 anni – hanno superato il vaglio di ammissibilità pervenendo a un risultato positivo e che solo circa 400 sono state le azioni avviate.

Si riferisce alla legge Vassalli? Cosa c’è da fare a suo giudizio?

C’è da tenere fermo il principio della responsabilità che renda la norma meno flessibile e più precisa.

Come? Intervenendo sull’emendamento o presentando un’apposita proposta di legge?

Riformulando l’ipotesi di responsabilità del magistrato con parametri e riferimenti molto più precisi. Basta cambiare l’emendamento, scriverlo in maniera diversa e poi sottoporlo di nuovo all’esame della Camera per l’approvazione definitiva.

Faccia un esempio.

Quando diciamo che un magistrato risponde in ritardo rispetto all’adempimento dei propri compiti, significa declinare un parametro molto generico perché come ritardo può essere valutato un giorno, un mese o un anno. Occorre, invece, stabilire in quali casi ci possa essere una responsabilità diretta – casi che devono essere limitati – e in quali debba rispondere lo Stato che a sua volta può rivalersi sul magistrato. Se si pensa che un magistrato possa essere considerato responsabile per una valutazione tecnico-giuridica del caso che gli si prospetta, si blocca totalmente ogni capacità innovativa della giurisprudenza e questo sarebbe oltremodo sbagliato.

Perché la legge Vassalli non ha funzionato?

Perché era una norma troppo poco rispondente al principio voluto dai cittadini per i quali ci deve essere una responsabilità del magistrato. Era una norma che assecondava la volontà della nazione ma senza tener conto di quanto i cittadini avevano richiesto. Insomma, una norma di facciata, non di sostanza.

Il punto è che ogni volta che la politica, di qualunque colore, propone anche una minima riforma in materia di giustizia, dall’Anm arriva il solito no. Di questo passo sarà impossibile innovare.

L’Anm ha un ruolo palesemente politico che ha esternato con continuità soprattutto negli ultimi anni. Io, l’onorevole Costa e altri, ci siamo presi la briga di controllare le dichiarazioni e abbiamo reperito una dichiarazione al giorno contro il governo. È un segnale inequivoco del ruolo politico dell’Anm e mi permetto di dire, di un ruolo politico ostile al governo degli ultimi tempi. Personalmente, ho grande rispetto per la magistratura e il ruolo delicato, importante che espleta, ma penso che in casi obiettivamente rari e pur tuttavia esistenti di responsabilità dei magistrati, il cittadino sia di fatto senza potere.

Senza contare che sulla questione c’è stato pure un referendum, disatteso.

Il referendum con voto a maggioranza plebiscitaria è stato svuotato di dignità dalla legge Vassalli che formalmente accontentava i cittadini ma nella sostanza non li accontentava per niente.

Non solo l’Anm, anche il Csm qualche giorno fa si è pronunciato contro l’emendamento. Qual è la sua valutazione?

Il Csm esercita una posizione comprensibilmente protezionistica, in realtà sa perfettamente che nei casi in cui è intervenuto con sanzioni forti – ad esempio la destituzione di un magistrato – poi su quella disposizione è intervenuta la sospensiva del Tar che di fatto ha congelato il provvedimento, facendo sì che il giudizio rimanesse sospeso fino al pensionamento di quel magistrato. Il che rende totalmente vacuo ogni sforzo al riguardo.

Dunque le toghe se la cantano e se la suonano da sole?

La magistratura esercita un funzione straordinariamente importante che merita tutto il rispetto e tutta la prudenza di valutazione, sia da parte dei cittadini che dei rappresentanti delle istituzioni. Tuttavia a mio giudizio occorrerebbero due cose…

Quali?

 La prima: una stesura corretta del principio della responsabilità dei magistrati, cioè molto più tipizzata rispetto a quella attuale, che restringa i casi di responsabilità diretta ma consenta al cittadino un risarcimento vero nel caso in cui ci siano oggettive mancanze. Secondo: una riforma del Csm. Mi pare sia ampiamente provato che i cosiddetti organi di autogoverno finiscono per avere determinati limiti, vieppiù se sono fortemente politicizzati, come lo è di fatto il Csm del quale si sa in anticipo chi la pensa in un modo e chi in un altro.

L’Italia è stata pluricondannata da Strasburgo per le sue inadempienze. L’Anm replica sostenendo che non è vero che l’Europa chiede una norma sulla responsabilità civile dei magistrati. Lei cosa risponde?

L’Europa chiede all’Italia di adeguarsi ai suoi principi, ma obiettivamente non  ha chiesto la stesura di norma come quella approvata con l’emendamento Pini. Sicuramente il nostro paese sconta un deficit forte, per questo una normativa ci vuole. Tuttavia è come toccare la corrente elettrica ogni volta che ci si avventura in questo tipo di iniziativa.

Qual è la posizione del suo partito?

Il Pdl ha grande rispetto per la magistratura ma ha grande rispetto anche per la volontà del popolo italiano che ritiene che il principio della responsabilità dei magistrati debba essere utilmente codificato. E senza sconquassi e senza grandi clamori, il Pdl sta arrivando a un testo normativo adeguato a questi due principi.

 

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1 COMMENT

  1. La sacra, tremenda, NECESSARIA facoltà di giudicare le persone.
    Io, da semplice privato Cittadino, osservo che i Magistrati NON dovrebbero commentare e men che meno interpretare le Leggi.
    Dovrebbero limitarsi a esigerne il rispetto.
    Le Leggi sono predisposte dal Parlamento e applicate dai Magistrati; i Magistrati nell’ambito della loro Attività (di cui al “titolo” che ho dato al mio modesto commento) a loro volta dovrebbero poter essere giudicati da un organo indipendente di Giuristi, pubblicamente scelti per onestà, capacità, esperienza, dottrina. In estrema sintesi: i Magistrati siano gli “operatori” del Diritto, i Giuristi ne siano i “garanti”. Troppo difficile?

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