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Inchiesta G8. Di Pietro: “Balducci? L’ho spostato 2 volte di carica”

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"L'ho spostato due volte, ma non potevo licenziarlo". Antonio Di Pietro si difende così, in una intervista al Riformista, dalle accuse di aver promosso, da ministro dei Lavori Pubblici del governo Prodi, la carriera di Angelo Balducci, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti alla Maddalena per il G8.

Balducci era "presidente del Consiglio dei Lavori pubblici e l'ho spostato a capo del dipartimento per le infrastrutture statali. Volevo una rotazione continua tra le cariche così da spezzare quella catena, quella connessione" che crea "possibili legami di malaffare" tra politici e imprenditori. "Con Balducci l'ho fatto ben due volte. Non avevo niente contro di lui e la legge non mi avrebbe comunque permesso di chiederne le dimissioni".

Per il leader dell'Idv "siamo tornati al 92" perché "le terapie d'urgenza" messe in campo allora "sarebbero dovute continuare, ma così non è stato. Non l'hanno permesso. E questo è il risultato". L'unica differenza "è che ora si cerca di delegittimare il lavoro dei giudici".

"Io non discuto di Bertolaso come professionista", chiarisce infine l'ex pm: ma il capo della Protezione civile "deve dimettersi perché è titolare di un ufficio di malaffare. È il primo rappresentante di affari sporchi, poco chiari, che il governo vuole di fatto 'ingegnerizzare' con l'istituzione della Protezione Civile Spa", un "escamotage per rendere lecito quello che prima non lo era". Cioè "un vezzo delle tangenti per velocizzare lavori che poi non andavano avanti".

Intanto il capo della Protezione civile rimanda al mittente le accuse e assicura che se Berlusconi glie lo chiedesse, si dimetterebbe immediatamente: "Le dimissioni sono sul tavolo del presidente Berlusconi. Gli ho detto, presidente quando vuole, lei mi chiama e faccio le valigie in un minuto". Bertolaso parla della vicenda in una intervista al Sole 24 Ore che, in un colloquio anche con il Giornale punta il dito contro "il tritacarne" che si è messo in moto attorno all'inchiesta che lo coinvolge, ma, dice, "non permetterò a nessuno di trascinare nel fango me e con me le migliaia di uomini e donne della Protezione Civile".

"Contro di me non c'è nulla - afferma - nessuna prova, solo illazioni. Posso dimostrare anche ora, carte alla mano, che sono sempre stato corretto". "I successi che abbiamo avuto in questi anni - aggiunge - devono aver creato non poche invidie e gelosie. Quando qualche mese fa avevo pensato di lasciare, il motivo era anche questo". Invece domani tornerà al lavoro "per salvare con una ordinanza 2.300 posti di lavoro in Toscana". E al suo posto è rimasto perché "Berlusconi e Letta mi hanno sempre confermato la loro piena fiducia". Anche se pensa che "molti abbiano stappato champagne" anche nella maggioranza.

Bertolaso si dice "impressionato e addolorato" dalla richiesta di dimissioni arrivata dal leader del Pd, Pierluigi Bersani, che "probabilmente deve pagare una sorta di dazio per avere alle prossime regionali una coalizione più ampia del suo partito". Anche perché "moltissimi parlamentari del Pd" gli hanno mandato messaggi di solidarietà. Quanto alle polemiche sui poteri della Protezione civile, per Bertolaso "è pura demagogia" pensare che si debba occupare solo delle emergenze: "In un Paese come il nostro dove non ci sono regole funzionanti e procedure arrugginite, alla fine tutti chiamano noi, da destra a sinistra". Senza la Protezione civile "non ci sarebbero l'Expo e il passante di Mestre". E la Protezione civile Spa doveva servire proprio a "stare tranquilli" e ad "affidarle i lavori che oggi siamo costretti a dare all'esterno", oltre a "regolarizzare" chi ha lavorato nel dipartimento.

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