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Fase 2 e mezzo

Incompetenza e dirigismo

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Solo nel mese di marzo sono usciti dall’Italia 492 miliardi di capitali. È un dato certamente allarmante che testimonia in modo inequivocabile lo scarsissimo livello di fiducia di cui gode in questo momento lo Stato italiano. Questi capitali, infatti, non si sono spostati ai Caraibi o in altri luoghi ameni miracolosamente sfuggiti alla pandemia, bensì verso altri paesi europei, ritenuti nettamente più affidabili sia sul piano fiscale che come prospettive di ripresa economica.
Con un debito come il nostro, sarebbe stato infatti necessario dimostrare, fin da subito, un’adeguata capacità di investire sul proprio futuro coniugando sacrifici immediati, investimenti pubblici e nuovi stimoli all’intrapresa privata.
In poche parole, lo Stato avrebbe dovuto impegnarsi a fare bene le poche cose a lui necessariamente affidate nel periodo di lockdown (sanità pubblica, tamponi, tracciamento, cassa integrazione d’emergenza e contributo agli autonomi) lasciando tutto il resto ai privati, i quali avrebbero dovuto essere appunto sollecitati ad uno straordinario sforzo di ripartenza con un vasto programma di defiscalizzazione per il biennio 2020-2021.
L’Italia ha le qualità e le fragilità che tutti conosciamo ed il peggio che le potesse capitare è proprio questa velenosa miscela di incapacità, di confusione e di dirigismo che emerge dalle conferenze stampa del Premier, da un decreto legge costruito secondo l’assurdo metodo del Milleproroghe e da interventi di sostegno economico che hanno come unico obiettivo quello di provare ad aiutare tutti, senza alcuna reale prospettiva per il futuro del paese.
Perché agli italiani si dovrebbe avere almeno il coraggio di dire la verità sul burrone che abbiamo davanti piuttosto che anestetizzarli con improbabili “bonus” o con prestiti da restituire chissà quando, al scopo di riuscire a mantenere il consenso ancora per un po’.
All’attuale Presidente del Consiglio va riconosciuta una straordinaria capacità di rimanere in sella, come un vero campione di rodeo che ha un unico obiettivo e deve far qualsiasi cosa per raggiungerlo. Complimenti Presidente, ha dimostrato un talento eccezionale che nessuno le attribuiva, ma non può andare avanti per vanità anche a costo di distruggere il nostro paese.
In tempi di crisi ed in epoca di globalizzazione, serve innanzitutto essere credibili, cercando  di coniugare la libera impresa con l’interesse nazionale: bisogna credere nella scuola e nella formazione professionale, bisogna premiare chi lavora e chi produce, bisogna dare tempi certi alla giustizia civile e penale e bisogna attrarre gli investimenti stranieri con un sistema fiscale estremamente semplice e con una pubblica amministrazione snella e trasparente.
In tre mesi abbiamo visto invece proliferare task force, ordinanze e protocolli, abbiamo visto snocciolare promesse mirabolanti e trasversali mentre percepivamo movimenti elefantiaci anche sulle cose più semplici. Sia pure in lontananza, sentiamo inoltre già levarsi da sinistra l’invocazione di nuove tasse, perché ai numeri non si potrà purtroppo mentire molto a lungo.
Le scuole sono chiuse, la maturità sarà una barzelletta, la giustizia va avanti a scartamento ridotto e i dipendenti pubblici sono chiamati a lavorare da casa.
Francamente, sapevamo che sul settore pubblico non c’era da farsi grandi illusioni.
Eppure per questa c.d. Fase 2 una piccola cosa ce la saremmo aspettata: dopo ben 3 mesi dalla chiusura delle scuole italiane, una sola certezza avremmo voluto dallo Stato: mascherine e tamponi per tutti, lasciando poi ai lavoratori ed agli imprenditori italiani la capacità di organizzare tutto il resto.
Sulle mascherine le parole di Conte e di Arcuri si commentano purtroppo da sole, ormai mancano solo i mandati di cattura per i fantomatici farmacisti speculatori che dovrebbero servire da capro espiatorio, un po’ come quegli hacker che misero a ferro e a fuoco lo sfortunato sito dell’INPS.
Sui tamponi che sarebbero assai utili in questo momento agli imprenditori ed ai lavoratori italiani per tenere lontano il virus dai luoghi di lavoro, vale forse la pena di spiegare cosa sta accadendo.
Mentre i test sierologici possono essere effettuati anche nei laboratori privati, sia pur con lo spauracchio di una lunga quarantena obbligatoria per coloro che risulteranno semplicemente avere gli anticorpi, i tamponi invece continuano ad essere gestiti in regime di monopolio pubblico e restano dunque inaccessibili ai milioni di italiani che risulteranno eventualmente positivi al test sierologico e che vorrebbero a quel punto comprensibilmente sapere, anche pagando di tasca propria, se il virus ce lo hanno ancora oppure no.
È l’ennesima triste metafora di un Governo che continua a pretendere di vietare senza essere capace di fare, e che ha perso pertanto la fiducia di qualsiasi persona scevra da pregiudizi ideologici o da interessi di comodo.
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