Incriminato al-Bashir per genocidio. Ma per il G8 il Darfur non è una priorità

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Incriminato al-Bashir per genocidio. Ma per il G8 il Darfur non è una priorità

14 Luglio 2008

Secondo fonti delle Nazioni Unite negli ultimi cinque anni in Darfur sono morte oltre 400.000 persone, a causa della guerra civile, per colpa della fame e delle malattie. Ma i capi di stato riuniti al G8 di Osaka hanno glissato sulla definizione di ‘genocidio’. Nel frattempo entra in scena la “Nuova coalizione araba” e la CortePenale Internazionale dell’Aja mette sotto accusa il presidente al-Bashir. 

Secondo l’ambasciatore sudanese all’Onu le vittime dei massacri in Darfur non superano i 10,000 morti: basterebbe questa dichiarazione per testimoniare la malafede di Khartoum. Il 10 luglio scorso, il segretario generale Ban Ki-moon ha condannato il governo sudanese per l’attacco contro i peacekeepers della missione UNAMID in Darfur che ha fatto 7 vittime. Khartoum tiene il sud del Paese sotto il tacco, con una politica xenofoba che alimenta il fondamentalismo islamico e perpetua la guerra mondiale africana; bastonare il Darfur serve al presidente al-Bashir e ai suoi generali per assicurarsi il controllo dei ricchi giacimenti petroliferi della zona e gli ancor più fruttuosi scambi commerciali con la Cina che non si fa scrupoli di fare affari con governi dispotici. Sembra che ci siano patrioti cinesi dietro la guerriglia web che negli ultimi mesi ha mandato in tilt i siti delle associazioni umanitarie che tengono la luce accesa sul Darfur. 

I leader del G8 riuniti in Giappone hanno implicitamente accettato la tesi per cui quello del Darfur non è un genocidio ma solo una delle tante tragedie del mondo di oggi, e in fin dei conti neppure una delle più gravi visto il suo costo in vite umane. I genocidi degli ultimi cento anni hanno provocato dai 10 ai 12 milioni di vittime ognuno. Ogni anno nel mondo muoiono 10 milioni di bambini sotto i 5 anni di età per malattie, malnutrizione e povertà. La priorità del G8 dunque è stata la fame nel mondo. 

D’altra parte i Paesi occidentali hanno provato in tutti i modi a costringere il governo Sudanese a fermare la repressione in Darfur ma la situazione è soltanto peggiorata. Per questo numerosi analisti ritengono che sia più utile combattere la mortalità infantile garantendo farmaci e vaccinazioni, aiutando le madri a sfamare i loro figli, piuttosto che difenderli dalla violenza; quella dei guerriglieri al confine con il Ciad, oppure quella delle milizie Janjaweed armate dal governo centrale – in un ginepraio di sigle e gruppi etnici che si combattono senza pietà. Oggi il Sudan è un paese più povero e arretrato di quanto non fosse nel XIX secolo quando i sultani garantivano il commercio e un pizzico di modernità. 

La visione del G8 può sembrare coerente nel suo disperante realismo ma in verità, come ha scritto Nicholas Kristof sul New York Times, “la parola genocidio ha sempre evocato un orrore trascendente e ha poco a che fare con il numero delle vittime”. L’Olocausto è stato chiamato così non perché ci furono 6 milioni di ebrei (e non) massacrati nei campi di concentramento ma perché un governo totalitario decise di sterminarli sulla base del loro credo religioso. “Quel che c’è di terrificante nel diario di Anna Frank – dice ancora Kristol – non è la morte di una ragazzina ma il crimine di uno stato”. 

Forse il pragmatismo delle grandi potenze deriva dalla paura di innescare un conflitto che interrompa le esportazioni del greggio sudanese? Non sarà che siccome le vittime del Darfur sono poveri negri lontani dalle telecamere possiamo dimenticarci di loro? Oppure dobbiamo accontentarci della mediatizzazione del conflitto, della passerella su cui sfilano gli attori della Gilda hollywoodiana o qualche magnate della net-economy? 

Il presidente Bush era pronto a intervenire in Darfur considerando che il Sudan è lo “stato canaglia” che negli anni Novanta diede asilo alla carovana di Bin Laden, ma il realismo che oggi attraversa Washington e il Dipartimento di Stato ha rimandato ogni decisione in agenda. Gli Usa non hanno voluto nemmeno imporre una no-fly zone per bloccare i bombardamenti e le rappresaglie del governo sudanese, figuriamoci se pensano di boicottare i Giochi Olimpici per costringere Pechino a bloccare i rifornimenti di armi ad al-Bashir. 

Anche il mondo islamico per molto tempo è stato miope e sordo alla tragedia del Darfur tanto più che ci sono migliaia e migliaia di vittime musulmane. Dove sono le piazze arabe stracolme per protestare contro la pubblicazione delle vignette danesi? 

Dal maggio del 2008 si sta muovendo qualcosa. 36 ONG islamiche attive nel campo dei diritti umani, provenienti dall’Egitto e dalla Giordania, dall’Algeria e dai Paesi del Golfo, dalla Libia, dalla Siria e dall’Arabia Saudita, hanno dato vita alla “Coalizione araba per il Darfur” che ha come scopo di sensibilizzare il mondo musulmano verso una soluzione negoziata del conflitto: “Abbiamo dato vita a questa coalizione per mostrare la nostra solidarietà ai fratelli del Darfur e per evidenziare aspetti della crisi che non hanno niente a che fare con l’Occidente o con l’Imperialismo”, una volta tanto. 

“Le sofferenze dei musulmani in Darfur non sono minori di quelle dei musulmani in Palestina e in Iraq. Gran parte della responsabilità della crisi è dei partiti locali, che hanno violato la Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili in tempo di guerra, hanno bruciato villaggi, ucciso e rapinato, ammazzato i lavori, e deportato o costretto all’esilio centinaia di migliaia, se non milioni, di civili innocenti”. “Il mondo musulmano ha l’obbligo morale di opporsi all’ingiustizia e all’oppressione ovunque esse siano”. 

I Paesi della Conferenza Islamica sono pronti a rinforzare le truppe della missione Onu? Improbabile. E se la Coalizione delle Ong islamiche dovesse aprire nuovi campi profughi in Darfur riuscirà a impedire le infiltrazioni del fondamentalismo? Negli anni Ottanta la Libia di Gheddafi sbarcò in Sudan per distribuire aiuti umanitari ma il piano del Colonnello era semplicemente quello di rafforzare la componente araba del grande Paese africano.

Il G8 sta lasciando all’Oci l’iniziativa in Darfur dimenticando che nella regione sudanese la minoranza musulmana si è imposta con la violenza sul resto della popolazione nera e africana, sugli animisti e i cristiani. Fino che punto sono disposte a spingersi le Ong arabe pur di arrivare alla pace? Per caso vogliono legittimare il Jem, il Movimento per la Giustizia e l’Eguaglianza che propugna una visione radicale dell’Islam? O forse resuscitare Hassan Al Turabi, il chierico sunnita che negli anni Novanta voleva trasformare il Sudan nello stato-guida del Califfato? Staremo a vedere. Ambiguo quanto vuoi, in Darfur c’è un genocidio.