India. Continuano le violenze contro i cristiani: altri 3 morti
27 Agosto 2008
di Redazione
Non si fermano le violenze contro i cristiani nello Stato indiano di Orissa, nell’est del Paese. Dopo i due missionari morti ieri, altre tre persone sarebbero state uccise ieri nella zona di Raikia. Lo riferisce l’agenzia di stampa ‘Press Trust of India" (Pti), che cita il capo della polizia locale. Secondo alcune fonti, i tre sarebbero morti soffocati dal fumo nell’incendio appiccato alle loro case durante la notte. Ma la polizia, ora, parla di almeno otto morti; anche se il numero delle vittime sembra destinato a salire, dato che alcune zone sono ancora irraggiungibili.
Un coprifuoco a tempo indeterminato è stato imposto nel distretto di Kandhamal e in altre zone dello Stato. La Pti fa sapere che la situazione, nel distretto di Bargarh, è finalmente sotto controllo ed è tornata la calma, mentre la tensione resta alta nel vicino distretto di Kandhamal; la polizia, comunque, continua a vigilare sulle principali strutture cattoliche dell’area.
Stanno bene i due religiosi rapiti a Duburi. I due missionari, un verbita e un gesuita, sono al sicuro nella loro comunità. Sono invece tornati a Padampur i 19 bambini ospitati nell’orfanotrofio e scappati dopo le fiamme appiccate dai fondamentalisti indù.
L’ondata di violenze che si è scatenata negli ultimi giorni sarebbe mossa da spirito di ritorsione: gli indù accusano i cristiani dell’omicidio del leader del Vhp (Vishwa Hindu Parishad) Swami Laxmanananda Saraswati, ucciso a colpi di arma da fuoco sabato notte con altre quattro persone nel villaggio di Rupa; omicidio peraltro rivendicato dai guerriglieri maoisti. Ma quello dell’omicidio del leader indù appare solo come l’ultimo pretesto dei fondamentalisti per commettere violenze contro i cristiani, che rappresentano circa il 2% della popolazione indiana.
Pca
fonte: APCOM
