India. I vescovi incontrano il premier per fermare le violenze
01 Settembre 2008
di Redazione
"I cristiani nell’India orientale si confrontano in questi giorni con un "regno del terrore" che ha distrutto migliaia di abitazioni, lasciando circa 40mila persone senza tetto". Così la Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India (CBCI) vede la situazione in India, dove da giorni sono in corso violenze contro la comunità cristiana.
Per il portavoce della CBCI, padre Babu Karakombil quelli della scorsa settimana sono attacchi "senza precedenti". La scorsa settimana Karakombil ha guidato la delegazione di funzionari ecclesiastici che ha incontrato il premier indiano Manmohan Singh per chiedere un intervento più forte contro le violenze, ma anche aiuti per le vittime.
"Non avevamo mai visto qualcosa del genere prima. Le case e le istituzioni sono state totalmente distrutte", afferma il portavoce, sottolineando che "la gente ha paura di tornare. I gruppi che stanno compiendo questi attacchi sono ancora in giro". Secondo Karakombil, 4300 case, 50 chiese e 5 conventi sono stati distrutti nel distretto di Kandhamal, uno dei più colpiti.
Ed ora un problema si è aggiunto agli altri: migliaia di persone si sono rifugiate nelle giungle o nei campi profughi del governo quando le loro case sono state date alle fiamme.
Un coprifuoco notturno è ancora in vigore in numerosi distretti. "Alcuni gruppi di destra hanno instaurato in quelle zone il regno del terrore. Stiamo chiedendo allo Stato e al governo nazionale di rafforzare l’ordine", ha precisato Karakombil che critica il governo dello Stato dell’Orissa per non aver messo in atto, secondo lui, misure efficaci poiché appoggiato dal partito di destra Hindu Bharatiya Janata.
Il portavoce insiste sul ruolo dei leader religiosi e comunitari, egli esorta a lavorare per la pace e la legge deve essere applicata. Karakombil spiega che i cristiani vengono costretti ad abbandonare la propria fede e si dice che alcuni siano stati torturati per essersi rifiutati di abbracciare l’induismo. "Questi gruppi impiegano metodi coercitivi, la gente viene costretta a rinunciare alla propria fede", conclude.
