Indiana-N.Carolina: Obama allunga il passo su Hillary
07 Maggio 2008
di Redazione
Nuovo pareggio tra Hillary e Obama, ma in quella che l’Economist ha definito la “lunga guerra civile democratica”, il senatore dell’Illinois fa un altro passo avanti verso la nomination. Obama ha vinto nettamente (57% a 43% dei voti) in North Carolina (115 delegati in palio), sospinto dalla comunità africana che in questo Stato rappresenta una fetta consistente della popolazione. Nell’Indiana (72 delegati), invece, (mentre pubblichiamo, lo scrutino si sta per concludere) l’avrebbe spuntata Hillary Clinton, ma la sua è stata una vittoria di strettissima misura (51% a 49%).
Nonostante ciò, la senatrice di New York (rischiando una clamorosa gaffe) non ha neppure aspettato la fine della conta dei voti per annunciare la vittoria e rassicurare i suoi supporter, riuniti ad Indianapolis, che la corsa verso la Casa Bianca va avanti “a tutta velocità”. La faccia contratta del marito Bill, accanto a lei mentre parlava, non prometteva però niente di buono.
In questo doppio confronto, c’era attesa di verificare quanto il tormentone del pastore Jeremiah Wright avesse danneggiato il suo ex parrocchiano Barack Obama con le sue scomode dichiarazioni. Inoltre, si cercava di capire se il senatore dell’Illinois fosse in grado di risalire la china dopo l’amara sconfitta in Pennsylvania di due settimane fa. Obama ha passato gli ultimi dieci giorni a prendere le distanze dal suo ex reverendo. Intervenuto a “Meet the Press” della NBC, ha riconosciuto che è comprensibile che la vicenda desti l’attenzione dell’elettorato. Tuttavia, si è lamentato, questa storia ha distratto gli americani dai veri temi della campagna elettorale.
A giudicare dagli exit poll – riportati da “USA Today” on line – la vicenda del pastore Wright è stato un fattore importante nelle intenzioni di voto, ma non ha danneggiato più di tanto Obama. E soprattutto non ha spostato voti verso la sua avversaria. Obama tira dunque un sospiro di sollievo. Una serenità ostentata nel suo “victory speech” a Raleigh in North Carolina. Il giovane senatore democratico ha sottolineato che da oggi meno di 200 delegati lo separano dalla nomination. Poi ha rivolto lo sguardo al voto del 4 novembre: “In questo momento storico, in cui la nostra economia è in crisi e il pianeta in pericolo”, ha affermato, “non possiamo permettere a John McCain di concedere un terzo mandato a George W. Bush”.
In queste ultime primarie, Obama ha cambiato tattica tornando all’antica. Meno telefonate dai call center (come era successo in Texas) e più incontri porta a porta. Più spazio ai piccoli raduni, meno ai mega happening. A Philadelphia, Obama aveva richiamato 35 mila persone in un solo evento (un record per questa campagna elettorale), ma poi questo bagno di folla non si era tramutato in vittoria alle urne. “Per essere onesto”, ha ammesso lo stratega di Obama, David Axelrod, al The Wall Street Journal, “abbiamo esagerato con i raduni. L’immagine era questa: Barack che parlava alla gente, ma non la gente che parlava con lui. La cosa stava diventando monotona”. E così, negli ultimi tour elettorali, il senatore si è fatto accompagnare non solo dalla moglie Michelle, ma anche dalle figlie Malia (9 anni) e Sasha (6). La più piccola delle “Obambine” ha anche rivolto un appello agli elettori: “Votate papà” (Vote for daddy!).
Hillary Clinton si aggrappa dunque alla risicatissima vittoria nell’Indiana (in realtà un testa a testa) per rimanere in partita. In questo Stato il contesto socio-politico è simile a quello conservatore dell’Ohio e della Pennsylvania, che hanno già votato a favore della senatrice di New York. Tuttavia, c’è chi fa notare che l’Indiana è uno Stato semiblindato per i Repubblicani e, dunque, questa vittoria non è spendibile in vista del voto del 4 novembre. Negli ultimi giorni, Hillary ha spinto sull’acceleratore del populismo per cementare il suo consenso tra i “blue collars”, gli operai, e la classe media americana. Nell’ordine, ha attaccato le multinazionali dell’energia, la Cina, l’OPEC e l’amministrazione Bush. La Clinton ha sposato la proposta di John McCain di detassare la benzina nella stagione estiva per dare un po’ di fiato ai consumatori (idea peraltro bocciata dal 49 per cento degli americani, secondo un sondaggio CBS News/New York Times). L’iniziativa è stata bollata come opportunistica da Obama. “Il Piano per la benzina della Clinton”, recitava un volantino di Obama distribuito nell’Indiana, “non è stato pensato per fare superare l’estate a voi, ma per far superare le elezioni a lei”. Per tutta risposta, la senatrice di New York ha accusato Obama di essere lontano dai problemi della gente. Anche sulla politica estera, Hillary ha mostrato i muscoli. La ex First Lady, in un’intervista, ha dichiarato di essere pronta a cancellare (“totally obliterate”) l’Iran in caso di un attacco ad Israele. Obama ha paragonato il linguaggio della Clinton a quello di George W. Bush. “Cancellare?”, ha dichiarato il senatore dell’Illinois, “non è questo il linguaggio di cui abbiamo bisogno”.
(Pubblicato alle ore 6.45 italiane)
