Indonesia, i musulmani protestano contro il governatore cristiano

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Indonesia, i musulmani protestano contro il governatore cristiano

31 Marzo 2017

I musulmani di Jacarta protestano e marciano ancora per la capitale dell’Indonesia. Perché? Non riescono a smettere di nutrire odio per il loro governatore, Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama. Il governatore è in carica dal 2014, ed è da settembre sotto accusas blasfemia (un reato che in Indomnesia può essere punito con una pena di massimo cinque anni di carcere). Lo ha reso noto la polizia locale, che ha specificato in proposito che l’inchiesta riguarda gli insulti che l’uomo, di religione cristiana ed appartenente alla minoranza etnica cinese (1% della popolazione), avrebbe compiuto durante la campagna elettorale che l’ha portato a conquistare – primo non musulmano a ricoprire tale ruolo – il vertice dell’amministrazione della città in sostituzione di Joko Widodo, divenuto presidente.

All’inizio di settembre i gruppi islamisti indonesiani hanno organizzato una manifestazione a Giacarta, hanno sfilato per quattro ore per contestare la candidatura di Ahok: “Non vogliamo un leader infedele. E’ scritto chiaramente nel Corano. Non è una questione di razza”, ha detto durante la marcia il portavoce della fazione indonesiana di Hizb ut Tahrir, una delle più grandi organizzazioni islamiste del mondo. E oggi nehanno organizzata un’altra.

“Terremo lotta per la dignità dell’Islam”, ha dichiarato un manifestante alle prime ore di oggi-. “Non c’è spazio per i kafir (chi non crede in Maometto) a guidare in questa nazione.” Proprio questa mattina, la polizia ha reso noto di aver arrestato Muhammad Al Khaththath, leader del Muslim Peoples Forum, e diversi altri attivisti sospettati di tradimento. Arresti che però non sembrano aver trattenuto piu’ di tanto i manifestanti. “Non siamo intimiditi dall’arresto dei nostri leader”, ha affermato ancora uno di loro.

Il “modello indonesiano” è uno dei più feroci. Lì l’islam non ha paura di mostrare il suo vero volto.  Alla fine di luglio una donna buddista di origini cinesi, a Tanjunbalai, sull’isola di Sumatra, aveva detto a un vicino di casa che il volume della preghiera nella moschea del quartiere negli ultimi tempi le era sembrato particolarmente forte. Una riflessione che si era trasformata in incubo: una settimana dopo, le pagode e i templi buddisti della zona erano stati dati alle fiamme. Giusto per capire di cosa parliamo.