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Infortuni sul lavoro al femminile, l’Abruzzo squarcia il velo del silenzio

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I rischi corsi dalle donne sul luogo di lavoro sono ancora troppi e sottovalutati.  Sono ancora lontane, anche in questo senso, da una parità. Tanto per cominciare, le differenze si notano sul fronte delle opportunità che, specie in una materia simile, non significa uguali diritti ma al contrario consapevolezza delle diversità.

Negli ultimi anni sono state tante le conquiste sociali ed economiche delle donne. E nessun passo avanti concreto. Anzi, le stesse lotte del genere femminile rischiano di alimentare nuove discriminazioni. Un effetto boomerang. Se ne è parlato nei giorni scorsi a L’Aquila, nel corso di un interessante convegno organizzato dall’Inali – sezione provinciale de L’Aquila - in collaborazione con l’Anmil (Associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro) e Donne Europee Federcasalinghe e dedicato agli “Infortuni sul lavoro al femminile”.

Sul tappeto una molteplicità di riflessioni, tutte però riconducibili ad un comune denominatore e cioè il riconoscimento che la donna svolge sistematicamente due attività di pari dimensione e gravosità lavorativa, prima ancora che sociale: quello di lavoratrice e quello di casalinga. Ruoli che producono, allo stesso modo, ricchezza e valore aggiunto per la comunità. Ma che la espongono ad un doppio rischio. Infatti, accanto all’attività propriamente professionale che le donne svolgono fuori casa, c’è la cura della “società familiare” affidata in via spesso esclusiva, in virtù di una missione specifica, riconosciuta anche al livello costituzionale. Un duplice impiego a tutti gli effetti, che perciò richiede un aggiornamento normativo e amministrativo, che prenda in considerazione lo studio delle reali esigenze delle donne, le “differenze di genere” che non possono più essere negate, ma che devono piuttosto rappresentare il punto di partenza per garantire alle donne lavoratrici la pienezza dei propri diritti, sia nel momento della prevenzione sia in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale da recuperare. La battaglia è portata avanti con determinazione da tutti i relatori: Paola Durastante, direttore della Sede provinciale Inail di L’Aquila; Luigi Bonanni, presidente ANMIL, Federica Rossi Gasparrini, Presidente nazionale Donneuropee Federcasalinghe e soprattutto condivisa dalle istituzioni, questa mattina rappresentate dall’onorevole Paola Pelino, dal consigliere regionale Federica Chiavaroli e dalla Consigliera di parità della provincia dell’Aquila, Annamaria Paradiso.

Anche se si tratta di un tema poco conosciuto, l’infortunio sul lavoro al femminile rappresenta un vero e proprio dramma nel dramma. Un grave incidente può compromettere non solo la capacità lavorativa della donna, ma anche l’impossibilità di rispondere alle esigenze degli affetti e alla conduzione della casa. Un “lavoro” quest’ultimo che nessuno si preoccupa di risarcire. Se ciò non bastasse, c’è poi l’incognita del reinserimento lavorativo e di una mancata valutazione del danno estetico e delle ripercussioni psicologiche. Il reinserimento lavorativo è una delle peggiori e drammatiche ripercussioni di un incidente avvenuto durante l’attività lavorativa. Per questo il quadro di presa in carico di una donna infortunata deve necessariamente completarsi con idonei percorsi di reinserimento lavorativo e sociale. Un’altra prospettiva interessante completamente sottovalutata è la comprensione dello stress da lavoro femminile che sta assumendo sempre più la forma di una vera e propria malattia professionale. Un tema che ne porta dietro un altro: la difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata. Perché quello che si crede un problema personale di organizzazione della vita quotidiana è in realtà un problema sociale e politico che dovrebbe ricevere più attenzione.

La regione Abruzzo, come ha sottolineato la consigliera Federica Chiavaroli, è impegnata sulla questione ed ha già messo in campo una serie di interventi, come i finanziamenti agli asili nido e l’impulso al telelavoro. “E altri progetti sono allo studio – ha aggiunto. - Uno su tutti è l’istituto delle Tagesmutter, le cosiddette ‘tate a domicilio’, già diffuse nei paesi del Nord europa e in alcune regioni italiane del nord. L’obiettivo, dunque, è quello di assicurare benessere all’intero nucleo familiare, oggi in evidente sofferenza”. Dotare i luoghi di lavoro di strutture adatte alle madri e ai figli, garantire la conciliazione tra impiego e famiglia, oltre al bisogno di incoraggiare le misure assistenziali e la flessibilità nell'organizzazione del lavoro, non sono possibilità. Sono necessità. Una sfida che, non solo l’Abruzzo, ma l'Italia non può più mancare di affrontare.

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